Intervista’l’musicista: Il Ramones che suonava il corno francese


Dalla valle più rock della bergamasca, si racconta  Alessandro Piazzalunga (per gli amici Gito). Classe 1983,  sguazza tra punk-rock, balkan music, jazz e con il pezzo di musica classica giusto gli scende la lacrimuccia. Eccovi l’intervista.
Consiglio per la lettura: sedetevi comodi e concedetevi un bel calice di vino rosso mentre ascoltate i suoi consigli musicali – Pietro Mascagni,  Intermezzo dalla Cavalleria Rusticana oppure Led Zeppelin, Good time Bad Time  (trovate i link a fine articolo).
Ciao Gito, innanzitutto quale/i strumento/i suoni?
Suono la batteria da quattordici anni e in generale adoro le percussioni, tant’è che mi sono costruito un cajon con il quale ho avuto modo di fare alcune esperienze anche in teatro.
Mi piacerebbe imparare il tapan, usato nella musica di area balcanica e le tablas. Il mio primo amore però è stato per il corno francese, avevo dieci anni. Da qualche tempo ho smesso di suonarlo ma un giorno riprenderò, sai cosa si dice del primo amore.
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Quale è stato il tuo percorso musicale?  Parlami delle tue origini da musicista, delle musicassette che hai consumato, la prima band che hai avuto.
Come ti dicevo, ho iniziato da piccolo ad approcciarmi alla musica con il corno francese, grazie a mio padre che un bel giorno mi ha portato alla banda del paese e da lì ho fatto le mie prime esperienze musicali.
Arrivati i diciassette anni, con alcuni amici abbiamo messo su un gruppo musicale, i Cheers, e la mia scelta è finita sulla batteria. Ho studiato tre anni da autodidatta cercando di imitare tutta la musica che ascoltavo: dal punk-rock italiano e di oltreoceano fino all’heavy metal, dai Nirvana ai Led Zeppelin, Doors, Deep Purple, Ac-Dc, Guns n’ Roses e decine di altri gruppi.
Ho sempre avuto una grande passione per molti generi musicali, dalla classica al blues, dal reggae al jazz alla musica balcanica, più recentemente. Attualmente suono nei Cornoltis dal 2007 (punk-rock indipendente), nella Caravan Orkestar  dal 2005 (musica balcanica/klezmer) e da tre anni con un quartetto jazz, di cui sono molto fiero.
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Ricordo che hai anche suonato nella banda degli alpini, parlami di quell’esperienza.
Si, è stato durante il servizio militare. Ho approfittato dell’obbligo di leva per suonare nella banda militare. Ero a Udine e devo dire che è stata una bella esperienza perché anche in quell’occasione ho girato parecchio per l’Italia e all’estero. Erano giornate di musica, vino rosso, regole da rispettare a volte del cazzo, ma mi divertivo.
Da bandista, mi sapresti dire cosa è significato per te crescere musicalmente (e non) in una banda?
E’ un momento formativo di una certa importanza per chi suona, come in generale lo è suonare da subito con altre persone, non importa in quale formazione. Nel mio caso addirittura ci suonavano due miei zii, metà del paese e dei ragazzi che con me facevano le scuole elementari. A volte la banda diventa una seconda casa, perlomeno quando suoni e ti diverti.
Un aneddoto, ma più che altro una ricorrenza, erano le partite a briscola chiamata o “briscolone” (che sono la stessa cosa), il venerdì sera dopo le prove: giocare a carte con  persone più anziane di te è comunque sentirsi a casa.
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Sai bene quindi che nelle bande capita spesso di passare da essere allievo a insegnante in un arco di tempo abbastanza breve. Quale è stata la tua esperienza: quando si insegna a suonare uno strumento musicale quali sono le cose più importanti da trasmettere?
La bellezza della musica, del suo linguaggio e dello strumento specifico nel suo contesto, ma anche la pazienza  e la necessità di uno studio costante dello strumento. Ma non solo! È importante fare esperienze musicali di tutti i tipi: dall’ascoltare i concerti al cercare di capire cosa ti sta dicendo ciò che stai ascoltando. Il resto secondo me arriva, basta non avere fretta.
Uno strumento musicale che avresti voluto imparare a suonare, il tuo “rimpianto musicale”?
Il pianoforte: credo trasmetta una sorta di serenità d’animo.
Lasciami un pensiero musicale per salutare i nostri lettori.
Ognuno vive la musica alla sua maniera.  Io cerco di viverla con tutto me stesso quando suono ma non solo: anche nella vita di tutti i giorni. Perché sento che è una cosa che mi fa stare bene, ed è una fortuna che auguro a tutti.
Un consiglio d’ascolto per i nostri lettori?
Ve ne lascio due, come la mia doppia personalità:
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Sara Alberti

Sara Alberti

Nata sulle colline bergamasche nel 1989, percuoto dall’età di otto anni, quando ho iniziato a studiare batteria e percussioni da orchestra nel Corpo Musicale Pietro Pelliccioli di Ranica (W la banda!). Dopo essermi barcamenata tra le varie arti, la Musica ha avuto la meglio e mi è valsa una laurea in Musicologia. Profondamente affascinata dal vecchio e dall’antico, continuo a danzare e suonare nella Compagnia per la ricerca e le tradizioni popolari “Gli Zanni” e per il mio grande amore balcanico Caravan Orkestar. Su questa nave di pirati sono la responsabile della sezione Nuove Premesse, della cambusa e della rubrica musicale.
Sara Alberti

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Sara Alberti

Nata sulle colline bergamasche nel 1989, percuoto dall’età di otto anni, quando ho iniziato a studiare batteria e percussioni da orchestra nel Corpo Musicale Pietro Pelliccioli di Ranica (W la banda!). Dopo essermi barcamenata tra le varie arti, la Musica ha avuto la meglio e mi è valsa una laurea in Musicologia. Profondamente affascinata dal vecchio e dall’antico, continuo a danzare e suonare nella Compagnia per la ricerca e le tradizioni popolari “Gli Zanni” e per il mio grande amore balcanico Caravan Orkestar. Su questa nave di pirati sono la responsabile della sezione Nuove Premesse, della cambusa e della rubrica musicale.

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