The Insidious Series: squadra che vince non si cambia


Prendiamone atto: dell’horror spesso si abusa. I tempi dei grandi cult del brivido sono passati ed è raro che un film oggi riesca a porre le giuste premesse per smarcarsi dall’etichetta di genere di serie B. È raro, ma esistono delle fortunate eccezioni che gli appassionati dell’orrore non possono far altro che cercare, vagando da una pellicola all’altra.

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In questo contesto troviamo la coppia di amici e cineasti australiani: James Wan e Leigh Wannell. I due iniziano a lavorare insieme nel 2004, dando vita al franchise cinematografico di Saw e da allora collaborano praticamente per ogni film. Wan è il regista, mentre Wannell compare in veste di sceneggiatore e, spesso, di attore.

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È con questa formazione che, nel 2010, prende vita Insidious, una di quelle rarità, ricco di suspense e dal sapore retrò, che ricorda i classici dell’horror, film di Dario Argento in primis. Wannell scrive dei Lambert, una famiglia che diventa vittima di eventi inspiegabili, quando il figlio Dalton (Ty Simpkins) cade in un apparente coma. In realtà la mente di Dalton è intrappolata in una dimensione ultraterrena, l’Altrove. In loro soccorso arrivano Elise Rainier, la medium interpretata dalla bravissima Lin Shaye, e i suoi aiutanti, i nerd Specs (lo stesso Wannell) e Tucker (Angus Sampson).

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Il film ha successo e permette a Wan di dare il via a una serie. Nel 2013 esce Oltre i confini del male: Insidious 2, che conferma Wan alla regia e Wannell alla sceneggiatura. Il secondo capitolo si apre dove si chiudeva il primo: ritroviamo la famiglia Lambert, Elise con Specs e Tucker e, ovviamente, l’Altrove con i suoi demoni.

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Dopo questa (lunga) premessa, arriviamo ad oggi. Il 3 giugno 2015 è uscito nelle sale Insidious 3: L’inizio, con alcune differenze rispetto alle prime due pellicole. La prima riguarda la trama, il terzo capitolo è un prequel che, attraverso i problemi paranormali di Quinn Brenner (Stefanie Scott), ci racconta qualcosa in più sul passato di Elise Rainier. La seconda riguarda l’abbandono di Wan alla regia, che torna solo come produttore. A sostituirlo c’è Leigh Wannell, alla sua prima prova dietro la macchina da presa. E questa sostituzione, purtroppo, si fa sentire eccome. Wannell prova a ricostruire le ombre e le insidie create dall’amico, ma con risultati poco soddisfacenti. La prima ora scorre in maniera piuttosto piatta: Elise, il fulcro della storia, è (mi perdonerete la scelta del termine) il fantasma di se stessa, spaventata dalle sue capacità. Le scene prettamente horror risultano prevedibili e poco terrificanti, ben poche riescono a instillare ansia nello spettatore. La svolta arriva quando Elise torna in sé, riprendendo il suo ruolo di medium, e inizia a collaborare con Specs e Tucker, aiutando Quinn e famiglia. Ritroviamo l’Altrove, che funziona abbastanza bene, ma non ha lo stesso fascino macabro e le terribili figure simili a manichini (da sempre feticci del genere) dei primi due film.

In fondo, il segreto di un bravo regista horror è un po’ lo stesso di un bravo cuoco: non basta seguire passo passo la ricetta, per realizzare un buon piatto devi avere la mano. James Wan, come ha dimostrato anche con The Conjuring – L’evocazione (2013), riesce a trovare il giusto equilibrio, combinando gli attimi più crudi e spaventosi a quelli di suggestione pura, che accompagnano il pubblico anche dopo la fine del film. Leigh Wannell è uno scrittore capace, ma, almeno per ora, gli manca quel quid che lo renda un regista di film di paura. Probabilmente la serie continuerà, ma speriamo che la prossima volta torni con l’accoppiata dei primi due capitoli.

 


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