Andare su Marte a 20 anni


C’è chi a 20 anni progetta un viaggio on the road, chi si concentra sugli studi, chi decide di partire per cercare lavoro in Australia. http://millsys.co.uk/?search=find-best-price-free-viagra Ester Bonomi, studentessa universitaria della provincia di Bergamo, a 20 anni si è candidata per andare su Marte, venendo selezionata tra i primi 700 a partire da oltre duecentomila candidati in tutto il mondo.

La missione, dal nome source url Mars One http://thewerners.org/?search=viagra-pfizer-indonesia-drug , è un progetto lanciato dal ricercatore olandese Bas Lansdorp con lo scopo di stabilire una colonia permanente su Marte. Il piano si prefigge l’obiettivo di inviare sul pianeta rosso 14 persone di ambo i sessi e dai background culturali molto diversi tra loro.

Un progetto ambizioso, a differenza delle intenzioni iniziali di http://johnsoaresk9training.com/?search=viagra-pills-canadian-pharmacy-online Ester, che ora di anni ne ha 24 e ci racconta di essersi iscritta per puro sfizio dietro suggerimento del suo ragazzo dell’epoca: «Abbiamo deciso di iscriverci insieme più per gioco che altro. Quando abbiamo letto del progetto il mio fidanzato ha detto: “Ma sì proviamoci! Anche solo per dire di averlo fatto”. E così è stato». Una scelta presa quindi piuttosto alla leggera, tenendo conto che source il viaggio, come chiarito dagli organizzatori fin dall’inizio, è stato progettato per essere di sola andata, dato che un eventuale rientro avrebbe più che raddoppiato il costo della missione e posto notevoli sfide a livello tecnologico. «Chiaramente questa era la condizione più dura e difficile da accettare, però go site all’epoca non mi spaventava così tanto, ero più che altro trainata dall’enorme curiosità che avevo per un viaggio del genere e dall’idea che fosse un’esperienza irripetibile. Forse, però – aggiunge dopo una pausa – questo era dovuto al fatto che fossi molto giovane e considerassi comunque la cosa solo a livello teorico».

In ogni caso, Ester senza pensarci troppo ha pagato la quota iniziale di 20 dollari, ha girato un breve video di presentazione in inglese e ha compilato un questionario che spaziava dalla richiesta dei semplici dati anagrafici, livello di istruzione, ecc., a domande aperte un po’ più approfondite su vari temi: «Una delle domande ad esempio era: “Hai mai fatto esperienze all’estero che ti hanno permesso di entrare in contatto con culture e persone diverse? E’ stato uno shock per te o si è rivelato uno scambio positivo?”. Io, in realtà, non avendo partecipato ad Erasmus o altri progetti all’estero, non avevo molta esperienza in merito; viagra wonder drug ethical responsibility in accounting mi sono quindi limitata a raccontare di quando, durante un viaggio negli Stati Uniti, nonostante il mio inglese un po’ zoppicante ho attaccato bottone con un americano mentre eravamo su una nave in cerca di balene. Evidentemente gli è piaciuto».

Evidentemente sì, dato che source site Ester, a differenza del suo ragazzo, ha superato la prima selezione, accedendo così alla seconda fase, per cui bisognava sottoporsi a una serie di esami medici per dimostrare di rispettare i requisiti fisici richiesti della missione. Giudicata idonea anche in questa fase, Ester here si è quindi trovata a far parte dei primi 700 candidati qualificatisi per il progetto. Da quel momento sarebbero iniziati i colloqui online con i selezionatori. go to link A quel punto, però, Ester ha rinunciato: «All’epoca ero un po’ in una fase di crisi all’università e di grande stress a causa degli esami, non me la sentivo di andare avanti. Inoltre http://buy-generic-clomid.com iniziavano a circolare sempre più voci, anche autorevoli, che mettevano in dubbio la validità del progetto». In effetti, http://acrossaday.com/?search=the-discountest-cialis-super-active-from-online-pharmacy vari studiosi hanno criticato duramente il progetto per i troppi errori di calcolo e valutazione della missione. Secondo gli esperti del Massachusetts Institute of Technology (MIT), infatti, i coloni avrebbero resistito solo 68 giorni prima di morire per asfissia a causa del troppo ossigeno generato dalle piante coltivate. Secondo altri, Mars One non sarebbe altro che una truffa per far soldi grazie a un progetto inesistente. Lo stesso Joseph Roche,  astrofisico che figura tra i 100 selezionati per la missione, ha sollevato dei dubbi sottolineando che molti finalisti avrebbero comprato la propria ammissione all’ultimo stadio delle selezioni.

Nonostante le critiche, ad oggi i fondatori di Mars One continuano a promuovere il progetto e il loro slogan di “rendere questa missione su Marte la missione di tutti, inclusa la tua”. Tuttavia, il primo sbarco di umani sul pianeta rosso, previsto inizialmente dal progetto per il 2027, è stato posticipato al 2031 e secondo molti in realtà non avverrà mai.

Anche per Ester il viaggio su Marte è rimasto un sogno irrealizzato, ma secondo lei non è detta l’ultima parola: «Quando sarò vecchia e stanca e avranno inventato i viaggi nello spazio aperti a tutti, vorrò sicuramente andare a fare una crociera».

Lucia Ghezzi

Lucia Ghezzi

Classe ’89, nata in un paesino di una valle bergamasca, fin da piccola sento il bisogno di attraversare i confini, percependoli allo stesso tempo come limite e sfida. Nel corso di 5 anni di liceo linguistico sviluppo una curiosa ossessione verso i Paesi dal passato/presente comunista, cercando di capire cosa fosse andato storto. Questo e la mia costante spinta verso “l’altro” mi portano prima a studiare cinese all’Università Ca’ Foscari a Venezia e poi direttamente in Cina, a Pechino e Shanghai. Qui passerò in tutto due anni intensi e appassionanti, fatti di lunghi viaggi in treni sovraffollati, chiacchierate con i taxisti, smog proibitivo e impieghi bizzarri. Tornata in patria per lavoro, Pequod è per me l’occasione di continuare a raccontare e a vivere la Cina e trovare nuovi confini da attraversare. Sono attualmente responsabile della sezione di Attualità, ma scrivo anche per Internazionale.
Lucia Ghezzi

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Classe ’89, nata in un paesino di una valle bergamasca, fin da piccola sento il bisogno di attraversare i confini, percependoli allo stesso tempo come limite e sfida. Nel corso di 5 anni di liceo linguistico sviluppo una curiosa ossessione verso i Paesi dal passato/presente comunista, cercando di capire cosa fosse andato storto. Questo e la mia costante spinta verso “l’altro” mi portano prima a studiare cinese all’Università Ca’ Foscari a Venezia e poi direttamente in Cina, a Pechino e Shanghai. Qui passerò in tutto due anni intensi e appassionanti, fatti di lunghi viaggi in treni sovraffollati, chiacchierate con i taxisti, smog proibitivo e impieghi bizzarri. Tornata in patria per lavoro, Pequod è per me l’occasione di continuare a raccontare e a vivere la Cina e trovare nuovi confini da attraversare. Sono attualmente responsabile della sezione di Attualità, ma scrivo anche per Internazionale.

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