8 marzo: un viaggio tra le legislazioni d’Europa per la tutela dei diritti delle donne


Una mimosa come post-it per la data, una cena per trascorrere una piacevole serata, ma finita la festa cosa resta?” cantava Catherine Spaak. E’ a partire da questa domanda che bisogna cominciare a riflettere. Perché le celebrazioni fanno bene, benissimo, ma per giustezza o coerenza non dovrebbero concludersi con la fine di una godereccia serata. Le ricorrenze e i simboli, infatti, dovrebbero continuare ad indicare una strada, un percorso di conquiste civili, mentre nella realtà dei fatti il bollettino continua ad essere per le donne triste e desolante.

Tra il Novembre 2015 e il Novembre 2016, infatti, le donne morte in Italia per mano di uomini a loro prossimi sono state 107. Una mattanza che nasce fra le piaghe sociali di una società di uomini, ancora poco capace di recepire dei no.

La Novella Giuridica del 2013

Era il 15 ottobre 2013 quando il Legislatore con la legge n. 119 cercava di porre rimedio e limitare la violenza sulle donne. In questa normativa, infatti, furono recepite le indicazioni provenienti dalla Convenzione del Consiglio d’Europa approvata a Istanbul nell’aprile 2011. Il documento intensifica la lotta alla violenza contro le donne in ambito domestico, sforzandosi di rendere più incisivi gli strumenti della repressione penale dei fenomeni di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e di atti persecutori (il cosiddetto stalking). Vengono dunque inasprite le pene se il delitto di violenza sessuale è consumato ai danni del coniuge (anche divorziato o separato), del partner o di donne in stato di gravidanza.

Inoltre, un secondo gruppo di aggravanti prevede l’ampliamento del raggio d’azione della legge ai reati commessi con strumenti informatici o telematici, anche nel caso siano perpetrati dal coniuge. Viene prevista, inoltre, l’irrevocabilità della querela per il delitto di atti persecutori nei casi di gravi minacce ripetute (ad esempio con armi) e per le vittime il gratuito patrocinio. Con quest’espressione si intende che sarà lo Stato a prendersi cura dei costi derivanti da qualunque procedimento instaurato, a prescindere dai limiti reddituali, così come anche previsto per le vittime di mutilazioni genitali femminili.

Immagine della campagna Rai del 2012 contro la violenza sulle donne (Lightcut Film, Vimeo).

Se l’Europa prova dunque ad apporre una tutela comune attraverso la sua normativa per far fronte all’enorme problema, i singoli Stati già da diversi anni hanno messo a punto strategie specifiche.

La Francia

Nel 2017 la Francia ha previsto l’assunzione di nuovi assistenti sociali da introdurre nei diversi commissariati sparsi sul territorio nazionale e ha istituito anche il numero telefonico gratuito 3919 per le donne vittime di violenza, attivo 7 giorni su 7. Inoltre, ha aumentato il numero dei posti recettivi per le vittime, aggiungendone altri 1650 a quelli già esistenti.

L’Inghilterra

Il Paese britannico, invece, risponde con il cosiddetto “metodo Scotland“. Introdotto e proposto dal Ministro laburista Patricia Scotland, questo metodo consiste in un protocollo d’intesa condiviso da tutte le parti impegnate nell’emergenza (polizia, avvocati, giudici e assistenti sociali). Il primo provvedimento è l’allontanamento fisico e immediato della donna dal proprio partner e l’immediata nomina di un tutor. Tale procedura può essere inoltre attuata anche su istanza dell’avvocato a cui potrebbe presentarsi la donna vittima di violenza.

E l’Italia?

E’ notizia del 18 Gennaio 2017 che l’aula del Senato ha approvato l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul fenomeno con una pressoché totale maggioranza. La Commissione sarà costituita da una ventina di Senatori e verrà garantito l’equilibrio di rappresentanza di genere. La durata in carica sarà di un anno e si dovrà concludere con un’esaustiva relazione che avrà lo scopo di delineare concreti piani di azione di prevenzione del problema, a partire da un’attenta e intensa attività di studio dei femminicidi compiuti dal 2011 ad oggi. Per espletare il mandato, la Commissione avrà poteri istruttori e di indagine uguali a quelli della Magistratura.

Pare, dunque, che le Istituzioni del nostro Paese si stiano sensibilizzando sempre più sull’argomento, comprendendo la portata del problema. La Senatrice Finocchiaro, promotrice del progetto, twitta infatti così: “Bene istituzione commissione inchiesta sul #femminicidio. Siamo all’emergenza e fare tutto ciò che è possibile per contrastarlo è un dovere.”

Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin (Kremlin.ru)

Il misogino caso russo

Mentre in Italia, come del resto in tutta Europa, stiamo assistendo al progressivo aumento di consapevolezza da parte dell’ Autorità verso il problema, c’è un caso, quello russo, che pare andare in tutt’altra direzione. Il 27 Gennaio, infatti, la Duma, uno dei rami del Parlamento, ha approvato un disegno di legge che propone la depenalizzazione delle violenze domestiche, attribuendogli il “solo” e minore rango di illecito amministrativo. Stando alle dichiarazioni dei promotori, tale provvedimento abbraccia una politica di rafforzamento della famiglia e, secondo la tesi del Presidente della Duma Viaceslav Volodin “essendo questa una condizione per creare famiglie forti”.

E allora, al di là di interventi normativi, di scelte politiche condivise o di prospettive bislacche, ciò che dovremmo imparare tutti è fare un sforzo culturale utile a contrastare con forza il sanguinario problema. Ricordando che i diritti non sono luci che rimangono accese perché scritti su carta, non si autoalimentano solo nelle celebrazioni, ma devono essere irradiati anche il 9 Marzo. Insomma, #nonunadimeno per tutto l’anno e che il fiore della mimosa non venga deturpato neanche con il giungere dell’inverno.

Mirko Pizzocri

Mirko Pizzocri

Ho 32 anni e arrivo dall’estrema provincia di Milano, insomma dalla campagna alla city, per necessità, lavoro e studio, ma forse un pochino anche per piacere. Sono laureato in Giurisprudenza, e manco a dirlo da grande vorrei fare l’avvocato. Intanto mi diletto e diverto tra sport praticati, lettura e viaggi.Ultimamente, frequentando la ciurma di Pequod, ho anche preso gusto a scrivere...
Mirko Pizzocri

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Ho 32 anni e arrivo dall’estrema provincia di Milano, insomma dalla campagna alla city, per necessità, lavoro e studio, ma forse un pochino anche per piacere. Sono laureato in Giurisprudenza, e manco a dirlo da grande vorrei fare l’avvocato. Intanto mi diletto e diverto tra sport praticati, lettura e viaggi. Ultimamente, frequentando la ciurma di Pequod, ho anche preso gusto a scrivere...

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