Essere parigini nel 2017


Un tempo si diceva che le capitali europee come Parigi o Londra fossero città multiculturali. “- inserire un nome di qualsiasi città in Europa – multiculturale” sarebbe stato un titolo perfetto per qualsiasi articolo di un giornale di viaggi o per un pezzo in copertina di una rivista di moda che ritraeva modelle vestite con abiti con fantasie africane intente a posare su uno sfondo urbano.

Dopo gli attentati terroristici del 13 novembre 2015 nel cuore di Parigi, nonché cuore dell’Europa, il concetto di multiculturalismo non è più nominato solo in riferimento a una maggiore concentrazione di ristoranti etnici in alcuni quartieri di una città, ma ha assunto un significato ben più complesso. L’opinione pubblica ha iniziato a dare sempre più attenzione alle comunità straniere che vivono nelle città europee, molti membri delle quali sono cittadini europei.

Un angolo del quartiere Marais a Parigi (Wikimedia Commons).

In questo senso, Parigi è la città multiculturale d’Europa per eccellenza, con una tradizione di immigrazione che risale all’epoca coloniale. In tutto il mondo les Parisiens sono ritratti come snob, orgogliosi della loro città e dell’eleganza che la accompagna. Tuttavia, se si va oltre lo stereotipo, non si può fare a meno di riconoscere la vera natura degli abitanti di Parigi, abituati al multiculturalismo da ben prima che fosse cool e che vivono in quartieri storicamente abitati da diverse nazionalità. Probabilmente il più alla moda e sicuramente uno dei più esclusivi, il quartiere Marais è il centro storico della Parigi ebraica, mentre Rue du Faubourg Saint Denis è il fulcro della Parigi multiculturale. Per non parlare di Little India, le strade vivaci e pittoresche intorno a La Chapelle, e di Belleville, il cui multiculturalismo è stato reso famoso dai romanzi di Daniel Pennac.

Essendo abituati a convivere con la diversità, la maggior parte dei parigini non ritiene che la causa degli attentati terroristici sia da ricercare nei propri vicini stranieri, tant’è vero che, nel parlare dei fatti del 13 novembre 2015 e di come hanno influenzato la vita quotidiana, in genere la natura multiculturale di Parigi non viene citata come motivo di preoccupazione. Ne abbiamo parlato con Emeline, una ragazza francese di 26 anni che vive a Parigi da circa 2 anni.

Emeline (foto di Emeline, tutti i diritti riservati).

Ciao Emeline. Dov’eri il 13 novembre 2015? Ti ricordi cosa stavi facendo quella sera?

Ciao. Io vivo a République, il quartiere proprio al centro degli attacchi. Quella sera ero a casa, stavo facendo un riposino prima di uscire. In questo caso la mia pigrizia si è rivelata provvidenziale, facendo sì che non fossi già fuori casa a quell’ora. Non appena mi sono resa conto di quanto stava accadendo, ho iniziato a preoccuparmi per i miei amici e ho scritto subito ai miei coinquilini e al mio ragazzo per assicurarmi che stessero bene. Dalle finestre vedevo la gente correre. A un certo punto ho visto una persona che conoscevo e l’ho raggiunta nel bar sotto casa, che potevo raggiungere dal mio cortile senza dover uscire per strada. In quel momento preferivo stare con qualcuno invece che sola a casa.

Hai notato dei cambiamenti nella città da quel giorno? Dalle abitudini quotidiane al comportamento e alle relazioni umane?

In realtà non ho notato grandi cambiamenti. Semplicemente, quando si sente un forte rumore che potrebbe sembrare un colpo di pistola o una bomba, a volte la gente si mette a correre in cerca di un posto sicuro, oppure si ferma e cerca altre persone con lo sguardo, quasi a dire “E’ tutto a posto? E’ stato strano, no?”. A parte questo, però, non ho notato alcuna differenza nel comportamento della gente, neanche nei confronti delle comunità musulmane.

Vista dalla finestra di Emeline, République, Parigi (foto di Emeline, tutti i diritti riservati).

La tua vita quotidiana è cambiata? Hai mai pensato di trasferirti?

Non amo stare in mezzo alla folla, non mi sento sicura. Devo ammettere che non mi piaceva molto nemmeno prima, ma adesso sento che il motivo è un altro. Comunque, dal 2015 mi è capitato di essere in mezzo a una folla, ad esempio durante gli scioperi. E’ un’abitudine francese, non ci è proprio possibile farne a meno!

In quanto ragazza francese, come vedi l’Europa? Pensi che questi attacchi stiano in qualche modo minacciando il concetto di Europa unita?

A mio parere l’Europa è un concetto basato su un mercato e una politica comuni, nonché su leggi e cultura condivise, ma non penso che individualmente ci si senta parte dell’Europa. Intendo dire che personalmente non mi sento una cittadina europea, non è la mia identità. Credo che sicuramente gli attentati terroristici e la paura che hanno generato non aiutino le persone a sentirsi uniti, né a pensare alla questione della libera circolazione tra le frontiere a cuor leggero. Ciononostante, non credo che il terrorismo sia la causa principale dei problemi dell’Unione Europea.

Secondo Emeline, a Parigi la vita è andata avanti. Tuttavia, la paura di quella notte non può certamente essere dimenticata con facilità, e gli attacchi terroristici che si sono susseguiti in Europa dopo quelli di Parigi non hanno sicuramente aiutato i parigini, e gli europei in generale, a sentirsi al sicuro nelle proprie città. A darci speranza in questi tempi difficili, però, è il fatto che Parigi, la meravigliosa, multiculturale e accogliente Parigi, non ha perso la propria identità, né il suo orgoglio di essere una delle città più belle e multietniche del mondo.

Intervista di Francesca Gabbiadini; traduzione di Lucia Ghezzi.

Immagine di copertina di Martina Ravelli, tutti i diritti riservati.

Margherita Ravelli

Nata nel 1989 ad ovest della cortina di ferro, dalla mia cameretta della provincia di Bergamo ho sempre guardato con curiosità verso est, terra dei gloriosi popoli slavi. Dopo aver vagabondato fra Russia, Ucraina e Polonia ho conseguito la laurea magistrale in lingua e letteratura russa, con una tesi sul multilinguismo e sulla multiculturalità nella repubblica russa del Tatarstan. Sono responsabile della sezione Internazionale di Pequod, oltre che redattrice occasionale per attualità, cultura e viaggi.

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Nata nel 1989 ad ovest della cortina di ferro, dalla mia cameretta della provincia di Bergamo ho sempre guardato con curiosità verso est, terra dei gloriosi popoli slavi. Dopo aver vagabondato fra Russia, Ucraina e Polonia ho conseguito la laurea magistrale in lingua e letteratura russa, con una tesi sul multilinguismo e sulla multiculturalità nella repubblica russa del Tatarstan. Sono responsabile della sezione Internazionale di Pequod, oltre che redattrice occasionale per attualità, cultura e viaggi.

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