E come Edward St. John Gorey: orrori vittoriani e brividi infantili


“A come Amy che cadde dalle scale.

B come Basil aggredito dagli orsi.

C come Clara che sta svanendo ormai”.

 

Questo macabro abbecedario è opera del disegnatore e scrittore americano Edward St. John Gorey, scomparso nel 2000 a 75 anni.

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Amante dei gatti (ne aveva a decine), delle pellicce e del balletto classico, lo schivo e senz’altro originale artista dell’Illinois di ispirazione surrealista autodefinitosi ‘asessuato’, che prediligeva i disegni a pennino e inchiostro, produsse più di 100 libri di disegni e poesie.

Osservando le sue illustrazioni si entra in un mondo in bianco e nero che rammenta l’Inghilterra vittoriana ed edoardiana, con figure oscure che ai più ricorderanno i film di animazione di Tim Burton, con una poetica sviluppata forse già dai suoi primi lavori, con le illustrazioni di Dracula di Bram Stoker e La guerra dei mondi di H.G. Wells.

 

Oltre che disegnatore, Gorey era anche scrittore e poeta, accompagnando le sue illustrazioni a didascalie e brevi racconti: famosa è appunto la serie dell’alfabeto, con il suo libro più famoso The Gashlycrumb Tinies: or, After the Outing del 1963, che affianca ad ogni lettera una morte infantile assurdamente violenta.

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E’ infatti l’infanzia uno dei temi prevalenti del lavoro di Gorey: pur avendo sempre affermato che i suoi libri non erano per bambini(e anzi, mal li sopportava), non si può fare a meno di percepire nelle sue tavole un richiamo alle fiabe infantili nel senso più grimmiano e crudo possibile; illustra le paure tipiche dell’infanzia- il buio, i mostri- con un vago gusto onirico che lascia perplessi e insicuri sulla sensazione che si dovrebbe provare: sgomento o curiosità?

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Dopo aver pubblicato il suo primo lavoro The Unstrung Harp nel 1953, scrisse numerosi libri sotto vari pseudonimi, quasi sempre anagrammi del suo nome (Ogdred Weary, Dogear Wryde, miss Regera Dowdy), e pubblicò molte illustrazioni e vignette sul The New Yorker e sul The New York Times.

Dopo aver vinto nel 1978 un Tony Award per i costumi con la produzione di Broadway di Dracula, nel 1980 creò l’introduzione a cartoni animati della serie televisiva Mystery!, che vide come presentatore per diverse edizioni l’attore Vincent Price (voce narrante nella versione originale del cortometraggio Vincent di Tim Burton, ispirato proprio all’attore, che ricorda molto da vicino lo stile dei disegni di Gorey).

La casa di Gorey a Cape Cod in Massachussets è oggi un museo, dedicato alla vita e al lavoro dell’artista, ma anche al suo più grande amore e interesse: la società che si occupa della casa-museo sovvenziona infatti ogni anno numerose associazioni a difesa degli animali.

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Flavia Irene Gatti

Flavia Irene Gatti

Quando ero piccola sulla mia scrivania avevo un mappamondo e lo facevo ruotare e ruotare, immaginando
luoghi e città da visitare. Dalla mia casa fra i laghi bergamaschi, provo a viaggiare, quando e quanto posso, e
soprattutto a scrivere, di viaggi, di posti e di persone. Dopo il liceo classico e una collaborazione presso un
giornale della provincia di Bergamo, mi sono stabilita a Milano, dove mi sono iscritta a Lettere all’Università
Statale, laureandomi alla triennale nel 2012 e proseguendo gli studi di specialistica in Filologia Moderna,
quasi ultimati. A Pequod sono caporedattrice e responsabile della sezione Viaggi.
Flavia Irene Gatti

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Flavia Irene Gatti

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