L’intrattenimento oltre l’intrattenimento: parchi cinematografici e nuovi esperimenti di realtà virtuale


Nell’epoca segnata dalla corsa all’entertainment, i parchi di divertimento sembrano fare continuamente a gara tra loro, rincorrendo nuove attrazioni e tecnologie innovative con cui stupire il pubblico, giorno dopo giorno.

Spesso figli delle major, i parchi a tema cinematografico dominano ormai una grande fetta dell’industria del divertimento. Oltre alle centinaia di attrazioni presenti in occidente, la stessa Asia dimostra ormai da anni una voglia di imporsi sul campo. La Universal, ad esempio, ha in programma di inaugurare un nuovo parco in Corea del Sud nel 2020, mentre quello già attivo di Osaka si aprirà a breve all’universo del gaming con un’intera area dedicata alle produzioni Ninendo.

Il cinema, soprattutto quello prodotto e promosso dalle grandi casi di distribuzione hollywoodiane, funziona spesso come un giro sulle montagne russe, diventato negli anni sempre più breve. Molti sono i film che, considerati unicamente nel loro essere prodotti commerciali, vengono velocemente metabolizzati per scomparire dal circuito delle grandi sale a pochi mesi dal successo planetario.

Universal Jurassik

La stessa sorte è spesso toccata alle stesse attrazioni monotematiche ospitate nei parchi di divertimento sparsi per il mondo: una volta terminato il ciclo biologico del successo di un’opera, la giostra stessa viene prontamente sostituita in quella che sembra essere una bulimica corsa al rinnovo, spesso più di facciata che tecnologico.
Questo è il caso di The Gremlins Invasion, ospitato nei Warner Brothers Movie Worlds in Australia e in Germania fino agli anni 2000: dalla proiezione al caos, con i gremlins che correvano tra gli spettatori per spingerli ad una rocambolesca fuga dall’impeto distruttivo dei piccoli mostri a cui non bisognerebbe dare da mangiare dopo la mezzanotte.

Un esempio di parco di divertimento cinematografico che si distanza invece dai modelli canonici, adrenalinici ma sin troppo ridonanti, è quello di Futuroscope, aperto in Francia nel 1987 ed interamente dedicato all’incontro con le nuove tecnologie e all’interazione tra il visitatore e i nuovi media. Nessuna giostra tradizionale nella sua concretezza, ma cinema che propongono proiezioni in 3D ed esperienze in 4D, danze con i robot e avventure a 360 gradi realmente avveniristiche.

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Non priva di echi polemici, la vicenda stessa di Cinecittà è sintomatica di questa trasformazione con la sua nascita – nel luglio del 2014 – di Cinecittà World, meta turistica capace di catturare un pubblico non più unicamente cinefilo. Girando tra vie e piazze intitolate ai grandi nomi che hanno contribuito a tracciare la storia del cinema italiano, il pubblico può così visitare i set che hanno ospitato opere celebri o, più semplicemente, optare per le aree di divertimento del parco cinematografico vero e proprio, con attrazioni spesso ispirate al mondo della settima arte. Un esperimento che coniuga l’abilità di giocare con gusti e bisogni più popolari e l’utilizzo della maestria di artisti di rilievo, come simboleggiano le scenografie ideale e disegnate da Dante Ferretti.

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Il cinema come esperienza da vivere nel buio della sala sembra sempre più destinato a rimanere un’abitudine riservata ad un pugno di cinefili.
Oltre alla pura visione, quello che si chiede è un’esperienza multisensoriale, sia che si tratti di puro entertainment per famiglie, sia di esperimenti interattivi legati all’audiovisivo e alle nuove tecnologie.

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Il VR cinema di Amsterdam, primo cinema al mondo di realtà virtuale, ha origine esattamente in quest’ottica. Nessuna visione collettiva, nessun maxischermo: un’esperienza da vivere in solitaria all’interno del proprio caschetto e delle proprie cuffie, dove una metaforica cecità nei confronti di un’opera ancora splorare – le proiezioni, che durano 35 minuti, sono infatti sconosciute agli spettatori prima della visione – prende il posto del buio della sala tradizionale.

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Lara Casirati

Lara Casirati

Nata a Milano, di origini (parzialmente) polacche e con un futuro che guarda (spero) al Nord Europa, mi imbarco negli studi filosofici per aprire poi gli occhi sul cinema. Nel 2009 inizio a lavorare per Milano Film Festival, occupandomi prima di programmazione e poi di selezione film, per poi collaborare con altri festival cinematografici milanesi. Il cinema resta la passione primaria, a cui si aggiungono la letteratura (ah, i russi!), quintali di cibo cinese, la musica (hardcore, ma anche altre cose prive di dignità che preferisco non menzionare), il buio che cala presto nei freddi inverni nordeuropei, tè caldo e vodka. Alcuni tra i miei tanti tormenti? Viaggiare molto meno di quanto vorrei e non saper fotografare. Lungo il viaggio con Pequod, scriverò di cinema.
Lara Casirati

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Nata a Milano, di origini (parzialmente) polacche e con un futuro che guarda (spero) al Nord Europa, mi imbarco negli studi filosofici per aprire poi gli occhi sul cinema. Nel 2009 inizio a lavorare per Milano Film Festival, occupandomi prima di programmazione e poi di selezione film, per poi collaborare con altri festival cinematografici milanesi. Il cinema resta la passione primaria, a cui si aggiungono la letteratura (ah, i russi!), quintali di cibo cinese, la musica (hardcore, ma anche altre cose prive di dignità che preferisco non menzionare), il buio che cala presto nei freddi inverni nordeuropei, tè caldo e vodka. Alcuni tra i miei tanti tormenti? Viaggiare molto meno di quanto vorrei e non saper fotografare. Lungo il viaggio con Pequod, scriverò di cinema.

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