ORLANDO, il festival raccontato da Mauro Danesi


Per tutti i cittadini disponibili ad ampliare i propri orizzonti, una rassegna queer può essere l’occasione per osservare le trasformazioni della società e delle identità umane. Il festival Orlando, alla sua quarta affermazione, da ieri e fino a domenica 21 maggio trasforma Bergamo dedicando oltre una settimana all’identità di genere, alle relazioni, agli stereotipi, al corpo e alla ricchezza che scaturisce dall’incontro con l’altro.  Orlando è un progetto di Lab 80 film, l’associazione di cultura cinematografica più longeva d’Italia, sempre alla costante ricerca di nuovi progetti, autori e linguaggi a cui dare visibilità. Oltre trenta eventi sparsi per la città tra film in anteprima, spettacoli di teatro e danza, mostre, incontri e momenti di formazione, sia per adulti che per bambini, con la possibilità di un viaggio interdisciplinare tra generi e generazioni.

Mauro Danesi, curatore del festival, si è sempre interessato di progettazione culturale e organizzazione, in un continuo percorso di crescita fatto di studio e osservazione. Dopo gli studi in psicologia e quattro anni di medicina, approda all’ambito teatrale seguendo corsi di teatro danza e lavorando come attore dal 2006 con il Teatro Tascabile di Bergamo. Orlando «è esattamente un lavoro di squadra a più teste e più corpi», commenta Mauro, «ho frequentato qualche storico festival queer italiano, sperimentando come potessero essere spazi di libertà e sperimentazione, che allargano le gabbie strette dei pochi modelli imposti rispetto alle identità e alle relazioni. Da lì è nato il forte desiderio, in dialogo con amici e amiche che l’hanno sostenuto, di provare a portare un progetto queer anche a Bergamo, e siamo partiti dal coinvolgimento di Lab 80 film che ha accettato con entusiasmo».

 

Scelte e proposte geniali, eccentriche e di spessore. L’originalità e l’unicità dell’evento trovano fondamento nella stima per altre realtà e festival: «tra tutti il principale è Gender Bender di Bologna, un bellissimo festival che da 14 anni propone un programma innovativo e misto per tipologia di proposte e temi trattati.​ Abbiamo voluto lavorare su Orlando in modo altrettanto ibrido, proponendo cinema, teatro, danza e incontri», continua Danesi, «ma poi gli “ingredienti” culturali del programma annuale li andiamo a comporre ogni anno andando a ricercare in festival di cinema e teatro in Italia e all’estero, altri li progettiamo in relazione con i tanti enti con cui collaboriamo, altri ancora sono sperimentazioni che decidiamo di mettere in cantiere dopo lunghe riunioni di staff in cui ci si interroga su cosa possa essere utile ed efficace per un buon cambiamento della nostra società, cosa possa fare la differenza». La principale fonte di ispirazione è sempre l’Orlando di Virginia Woolf, «il romanzo da cui il progetto ha preso il nome e che leggiamo e rileggiamo ogni volta».

Tutti i lavori scelti rispecchiano la complessità del progetto e sono frutto di continua ricerca e sperimentazione, tentativi felici di conoscere l’alterità, la molteplicità delle identità e degli orientamenti sessuali e le visioni contemporanee sul corpo. Tra i tanti, per la sezione danza, «R.osa di Silvia Gribaudi con ironia va ad allentare gli schemi rigidi che spesso limitano i corpi in canoni di bellezza riduttivi, dando respiro e ampiezza alle possibilità di essere ciò che siamo. Nella sezione cinema, la principale, ci ha toccato molto Close-Knit (visto al Berlin International Film Festival lo scorso febbraio) dove il tema dell’identità di genere viene visto attraverso gli occhi di bambini e bambine con uno sguardo leggero e generativo, oppure il commovente documentario Les vies de Therese che affronta con vitalità ed emozione temi tabù come il corpo anziano e la morte». E ancora, «Geppetto e Geppetto di Tindaro Granata (sezione teatro) è pure uno spettacolo che abbiamo selezionato appena visto: il tema di Orlando 2017 è quello delle relazioni e questo spettacolo lo affronta senza evitarne la complessità e la ricchezza».


E così, nonostante gli ostacoli incontrati, il progetto negli anni ha trovato collaborazioni sempre più numerose, una risposta crescente di pubblico e un ampliamento delle attività fino a diventare un progetto annuale. Un progetto che negli anni ha trovato progressivo sostegno. Chiedo a Mauro come spiega, da un lato, la ritrosia sociale verso queste tematiche, dall’altro il crescente desiderio ed interesse ad avvicinarvisi.
«So bene, e ​lo sperimento, che ci sono diffidenze rispetto a questi temi: spaventa l’affrontare la complessità, c’è il timore che aprire le porte metta in pericolo la propria identità (questo accade nell’incontro con le differenze in genere). Ma siamo convinti che proporre modelli altri rispetto allo standard non minacci chi in quei modelli si ritrova bene, così come ampliare diritti e possibilità non vada a limitare quelli pre-esistenti. Al di là delle diffidenze c’è forte il bisogno di allargare le gabbie rispetto alla propria identità, al proprio orientamento sessuale, a cosa debba significare culturalmente e socialmente essere donna o uomo, cosa si possa o non si possa fare, chi si possa o non possa amare. In queste stesse gabbie molti e molte di noi non si ritrovano e desiderano trovare una propria via».
E così, nonostante gli ostacoli incontrati, il progetto negli anni ha trovato collaborazioni sempre più numerose, una risposta crescente di pubblico e un ampliamento delle attività fino a diventare un progetto annuale.

Altro aspetto fondamentale è il lavoro fatto nel campo dell’istruzione. Belle in tal senso sono alcune delle proposte dedicate alle scuole. «Il lavoro di formazione sull’educazione alle differenze è il nucleo di senso del progetto Orlando: quest’anno incontriamo circa 1300 studenti e studentesse delle scuole superiori con l’attività Essere (se stessi) o non essere. È un lavoro sul contrasto dell’omofobia e del bullismo omofobico, che portiamo nelle scuole con Centro Isadora Duncan e Bergamo contro l’omofobia, lavorando con gli studenti a partire dalla proiezione di film che selezioniamo ogni anno». Nell’edizione 2017 un’altra novità: «un progetto laboratoriale di formazione per l’infanzia, Altre storie possibili con HG80, per giocare e leggere senza stereotipi, così come non mancano incontri di formazione per gli adulti».

Già dalla scorsa settimana alcuni laboratori hanno raggiunto il limite massimo di iscrizioni possibili e gli spettacoli prevedono una lunga lista di prenotati. Gli incontri di avvicinamento al Festival sono stati molto frequentati. Questa settimana si annuncia vibrante; Bergamo partecipa alle trasformazioni della società e delle identità sperimentando come «un punto di vista (apparentemente) eccentrico può portare maggiori libertà per tutti i cittadini e le cittadine».

Daniele Donati

Daniele Donati

Classe 1989, introverso e osservatore. Mi piace rischiare la sorte, non programmare le emozioni. Gli appunti su fogli volanti lasciati chissà dove mi complicano, più che aiutare. Appassionato di pittura e ritrattistica, dopo il Liceo Artistico mi laureo in Scienze dei Beni Culturali. L’arte e la materia, ciò che più mi affascina. Conquistato dalle ambizioni dell’equipaggio di Pequod, proverò a dare il mio contributo per fornire ai lettori quel timone che Pequod vuole essere tra i cavalloni dell’informazione.
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Classe 1989, introverso e osservatore. Mi piace rischiare la sorte, non programmare le emozioni. Gli appunti su fogli volanti lasciati chissà dove mi complicano, più che aiutare. Appassionato di pittura e ritrattistica, dopo il Liceo Artistico mi laureo in Scienze dei Beni Culturali. L’arte e la materia, ciò che più mi affascina. Conquistato dalle ambizioni dell’equipaggio di Pequod, proverò a dare il mio contributo per fornire ai lettori quel timone che Pequod vuole essere tra i cavalloni dell’informazione.

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