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Come era successo la notte prima che venissero annunciati i risultati del referendum sul Brexit, ieri sera molti di noi sono andati a dormire sperando che la catastrofe si sarebbe evitata. Invece stanotte il peggio è (di nuovo) successo: Donald Trump ha vinto le elezioni americane, diventando così effettivamente il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti, carica alla quale ascenderà ufficialmente a gennaio 2017. La sua vittoria è certamente espressione di un sentimento anti-istituzionale che si è diffuso tra le fasce più svantaggiate delle popolazioni occidentali negli ultimi anni, come reazione alla crisi economica ed alle seguenti politiche di austerità, così come all’incapacità della politica ufficiale di dare risposte valide ai problemi dei cittadini e di coinvolgerli attivamente nel processo politico. Ma si tratta anche del prodotto di un fenomeno parallelo e più preoccupante, ovvero della crisi di un certo senso di identità fortemente radicato nel mantenimento dello status quo dominante: bianco, maschile ed eterosessuale. La vittoria di Trump riflette infatti sentimenti di ansia, paura ed insicurezza vissuti da una parte di elettorato che si vede non solo lasciato indietro da un capitalismo sfrenato, ma anche privato della possibilità di farsi forza di quegli elementi che, in un mondo precedente alle battaglie per i diritti civili (delle donne, delle minoranze sessuali e razziali, di chiunque sia stato storicamente sfruttato o subordinato), permettevano di identificarsi almeno parzialmente con il lato dei “vincitori”. Il fenomeno Trump è rassicurante per chi partecipa di questa incertezza, perché offre l’esempio di un uomo (e che sia uomo e non donna è importante) privo di capacità od esperienza politica, volutamente anti-diplomatico ed anti-intellettuale, il cui unico capitale spendibile in queste elezioni era quello di essere in qualche modo “diverso” dai politici con la P maiuscola, e che ha saputo trasformare quelle che potevano essere viste come gravi mancanze in un punto di strabiliante vantaggio. In questo senso, Trump rappresenta la vittoria di tutto ciò che una parte dell’elettorato che lo supporta sente minacciato: il senso flebile di un privilegio ereditato attraverso la casualità dell’esser nati bianchi ed americani (meglio se maschi): la certezza di far parte, senza alcun impegno o merito individuale, del gruppo dei potenti....   leggi tutto

Se Formentera non vi appassiona, se al privé del Papete preferite un giro all’Hermitage di San Pietroburgo, o magari avete risparmiato per un intero anno fino all’ultimo centesimo solo per poter andare a visitare gli Stati Uniti e vedere che effetto fa visitarli prima che vengano devastati dal tycoon dalla chioma giallo ocra di New York, se avete in mente queste ed altre idee per le vacanze estive o per futuri viaggi, ecco allora qualche consiglio che può tornarvi utile in materia di visti e altre faccende burocratiche....   leggi tutto

Attraversare la California on the road è sicuramente una di quelle esperienze immancabili nel curriculum ideale di un viaggiatore e lo è in modo particolare quando si viaggia con una macchina fotografica.
È l’esperienza che hanno fatto quest’estate Giulia e Alice, conosciutesi qualche anno fa proprio grazie alla passione comune per la fotografia e diventate, viaggio dopo viaggio, grandi amiche.
Entrambe studentesse, Alice a Milano e Giulia a Edimburgo, hanno trovato il modo di incontrarsi visitando insieme diverse città europee. Quest’estate sono riuscite ad allargare le loro rotte e conquistare una meta che era tra i sogni di entrambe: la California....   leggi tutto

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