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Il tema che riguarda la comunità LGBT, che comprende lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, è un tema assai sensibile, per via della visione, spesso distorta, che la società ha di questo fenomeno. Vero è che più il tempo passa e più la società (non con poca fatica) cerca di lasciarsi dietro le incrostazioni retrograde figlie di una concezione della vita spesso bigotta e conservatrice, per nulla al passo coi tempi. Per comprendere il fenomeno LGBT (e quello della transessualità nello specifico) è necessario introdurre il concetto di identità di genere. Essa è definita da come ciascun individuo sente di essere ossia il suo sentimento profondo di femminilità o mascolinità, in relazione al ruolo di genere ovvero ciò che è socialmente e culturalmente definito come maschile o femminile e che risponde alla norma sociale e alle credenze condivise dalla maggioranza. L’orientamento sessuale è invece definito dall’attrazione sessuale che ciascuno sente verso uno dei due sessi, o verso entrambi. È evidente perciò che questi tre caratteri sono presenti all’interno di ciascun individuo con combinazioni singolarmente differenti. Legata all’identità di genere è la condizione di “transessuale”, usata per indicare gli individui che sviluppano un’identità di genere definita (maschile o femminile), ma opposta al sesso biologico di nascita, che verrà quindi “corretto” con terapie ormonali o con la chirurgia per adeguare il proprio corpo alla propria identità....   leggi tutto

Qual è il trattamento dell’omosessualità nel mondo? Dalla più feroce repressione (nei due terzi dei Paesi africani e in buona parte dell’Asia, dove i “colpevoli” rischiano di incorrere in pene che vanno da semplici ammende fino alla detenzione o addirittura all’esecuzione), fino al riconoscimento pieno o parziale dei diritti rivendicati dal movimento LGBT, passando per situazioni di vuoto legislativo (come per l’Italia) e per Paesi in cui la persecuzione non prende di mira i rapporti omosessuali, ufficialmente tollerati, ma piuttosto la cosiddetta “propaganda” (basti pensare alla Russia). E dove non arrivano la legge e la polizia, intervengono le famiglie, spesso zelanti nel difendere, anche con spargimento di sangue, l’onore macchiato da figli, fratelli e nipoti. In numerosi contesti sociali, il silenzio, l’invisibilità e la clandestinità sono d’obbligo, come ha saputo brillantemente illustrare il giornalista e fotografo francese Philippe Castetbon, che nel suo libro Les condamnés. Dans son pays, ma sexualité est un crime (H&O, 2010), ha affiancato alle testimonianze di uomini gay, provenienti dai vari Paesi che criminalizzano l’omosessualità, le immagini dei loro volti, debitamente e variamente occultati....   leggi tutto

=&0=&: le donne che dal 1971 si sono recate in Inghilterra o in Galles per abortire. 3679: le donne che nel 2013 si sono recate all’estero per abortire.   1000-1500 Euro: il costo medio, in sterline, di un viaggio all’estero per abortire. 4000: la multa prevista, in sterline, per il personale medico che raccomanda un aborto o fornisce tutte le informazioni necessarie circa la procedura da seguire. 43: il numero dei paesi europei che consentono l’aborto quando richiesto o per una serie ampia di ragioni, con l’eccezione di Andorra, Irlanda, Malta, Polonia e San Marino. 24: i giorni in cui, nel dicembre 2014, una donna clinicamente morta è stata tenuta in vita, contro la volontà dei suoi familiari, a causa del battito cardiaco del feto. 14: gli anni che rischia chi ha un aborto illegale o chi presta assistenza a un aborto illegale. (Fonte: Amnesty International) Queste cifre riguardano l’Irlanda, che ritiene l’=&7=&

Repubblica o Monarchia? Fu questo il tenore del quesito presentato all’elettorato del’46 per la prima volta impreziosito dalla presenza femminile. Il risultato lo conosciamo e letto ora, a distanza di oltre mezzo secolo, ci appare ovvio, scontato e forse necessario a chiudere il cerchio, a mettere sotto chiave lo scomodo passato con il fascismo, con la guerra e la miseria da esso generate. Tuttavia, come nota di colore, da appassionati di storia, non potrà non essere citato il risultato aritmetico, che vide 12.717.923 (54,3%) cittadini favorevoli alla repubblica e 10.719.284 (45,7%) cittadini favorevoli alla monarchia. Letto e archiviato, con buona pace dei revisionisti....   leggi tutto

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