Tag: Francia

La prima volta che mi è capitato di essere ospitata in una casa straniera avevo diciassette anni. La mia classe al liceo partecipava ad uno scambio culturale con una scuola superiore di Bayonne, città a sud-ovest della Francia, al confine coi Paesi Baschi. La mia gentilissima ospite si chiamava Stephanie ed abitava in una sorta di fattoria un po’ fuori mano. Da brava italiana avevo pensato di portare in dono ai padroni di casa una moka e un pacco di caffè. Non sto neanche a spiegare quanto mi sono sentita imbarazzata quando ho scoperto che le loro cucine erano già provviste di caffettiera! A casa di Stephanie la cucina era il fulcro della casa: al grande tavolo di legno sedeva tutta la famiglia e ad ogni pasto non mancavano mai fragranti baguette su cui spalmare del gustoso foie gras. Di sera, quando noi ragazze rincasavamo dopo un’intensa giornata, spesso trovavamo lo zio di Stephanie seduto in poltrona intento a degustare un bicchiere di pastis, il tipico liquore francese all’anice. Aroma di baguette e profumo di pastis – sono queste le sensazioni che ricollego ai miei giorni francesi....   leggi tutto

«Fa un freddo terribile e questo vento prima o poi mi porterà via».
E’ febbraio e sono a Falmouth, in Cornovaglia, sulla mia barca. Ho guidato sette ore il venerdì sera per arrivare qui per alcuni lavori di sistemazione da fare sull’imbarcazione; e proprio questo weekend c’è una tempesta.
Sto aiutando il mio ragazzo Ryan a salire in testa d’albero del nostro piccolo catamarano per misurare il sartiame. Mentre saltello qua e là da un lato all’altro dello scafo, tendendo il metro avvolgibile e scribacchiando numeri, controllo che Ryan ci sia ancora: questo vento potrebbe farlo cadere dai dieci metri d’altezza a cui si trova.
Per un secondo l’idea di mollare un buon lavoro, il caldo confortevole di una bella casa, seppure in affitto, gli amici e la famiglia, e partire all’avventura su una barca a vela mi pare assurda. Poi, non appena Ryan scende al sicuro e siamo al riparo nella cabina, con tutte le misure che ci servono scritte sul mio quaderno, sorrido.
Lo stiamo veramente facendo: stiamo sistemando la nostra barca e finalmente salperemo per il Mediterraneo.

Una decina di mesi fa, lo scorso Maggio, mi stavo rilassando su una spiaggia naturale, camuffata e nascosta tra le coste di Maiorca, lontano dal tempaccio inglese e dai resort affollati dell’isola spagnola. Stressatissima a causa del mio lavoro come capo di dipartimento di un’agenzia di marketing digitale a Manchester e riluttante all’idea di riprendere l’aereo di lì a pochi giorni, ho iniziato a divagare in riflessioni sulla vita:
«Perché dobbiamo per forza ammazzarci di lavoro fino ai settant’anni, per poi goderci dieci o quindici anni di dolce far niente, magari costretti in un letto di ospedale? Chi l’ha deciso? Chi dice che dobbiamo per forza accantonare tutti i nostri sogni e sperare di poterli realizzare solo quando saremo vecchi e stremati?»
A un tratto, la vita regolare che pure mi aveva regalato non trascurabili soddisfazioni, non aveva più senso. Mi ero resa conto di trascorrere la routine quotidiana di quella vita che i più considerano normale, in attesa di quei momenti di pausa, spesso vissuti a contatto con la natura, che mi ridavano energia; stavo vivendo solo per arrivare al weekend per fare arrampicata oppure per le vacanze dedicate allo scuba diving.
Per la prima volta nella mia vita, ho capito che non dovevo per forza adeguarmi.

Ho la fortuna di poter fare il mio lavoro ovunque, a patto di avere una buona connessione internet, quindi perché rimanere intrappolata in una città grigia e fredda nel Regno Unito? Ho sempre avuto troppa paura di mettermi in proprio come freelancer perché avevo affitto e bollette da pagare, ma vivere in barca a vela elimina tutti questi costi e i relativi problemi.
Quindi, eccomi qui. Sto per iniziare l’avventura più rischiosa, ma anche la più emozionante della mia vita!
A fine Agosto 2016, io e Ryan abbiamo comprato un catamarano Heavenly Twins costruito nel ’77, lungo poco meno di otto metri. Non è grande, ma ha tutto ciò che serve: cambusa con forno e fornelli, cuccetta matrimoniale, “soggiorno” e bagno. Sarà la nostra casa galleggiante per il futuro prossimo. La barca, che abbiamo chiamato Kittiwake, ci è costata meno di un’auto nuova e vivremo a bordo frugalmente e in modo ecosostenibile, una scelta etica che avremmo sempre desiderato fare e che ora potremo realizzare.
Ciò che fa sentire me e Ryan vivi sono le avventure: campeggiare su isole deserte, scalare scogliere, conquistare la cima di una montagna, fare snorkeling con le tartarughe marine, … Così, nel mese di Maggio sistemeremo al meglio Kittiwake per renderla confortevole e poi partiremo alla volta del Mediterraneo, entro Giugno 2017.

Nell’attesa di partire, tra una riparazione e l’altra, fantastichiamo su mete sempre più lontane, pur avendo già ideato un tragitto definitivo. Facilmente ci scontreremo con ostacoli climatici che ci rallenteranno e non siamo certi delle miglia nautiche che realmente riusciremo a coprire: la sicurezza è per noi la cosa più importante, consapevoli che vivremo in balia dei movimenti del mare e del vento, ma la nostra ambiziosa rotta è disegnata sulla mappa!
Partiremo da Falmouth, in Cornovaglia, e attraverseremo la Manica vicino a Salcombe, in Devon. Da lì costeggeremo la Francia fino alla baia di Biscay, che in parte dovremo attraversare di notte per mancanza di punti d’approdo cui ancorare la barca.
Esploreremo poi il nord della Spagna e il Portogallo, dove trascorreremo le notti cullati dalle tranquille acque delle foci dei fiumi, protetti dalle correnti vigorose dell’oceano. Qui, speriamo di riuscire a fare qualche arrampicata sulle impressionanti scogliere portoghesi e, chi lo sa, magari impareremo anche a fare un po’ di surf.
Raggiunto il sud della Spagna, attraverseremo lo stretto di Gibilterra e ci dirigeremo verso le isole Baleari; abbiamo deciso di dedicare un intero mese all’esplorazione delle belle isole spagnole e delle loro cale naturali, cogliendo l’occasione anche per qualche allenamento nel freediving.

Navigheremo poi nel Mare di Sardegna, per arrivare sull’isola italiana nei pressi di Portoscuso; di qui, percorreremo la costa sarda verso sud per avvicinarci alla Sicilia, sfioreremo il Tirreno e raggiungeremo quindi il Mare di Sicilia e Marsala.
Dopo aver costeggiato la parte sud-ovest dell’isola, dovremmo attraversare nuovamente il Mare di Sicilia, questa volta in direzione di Malta. Qui, trascorreremo l’inverno navigando, tempo permettendo, tra le isole di Comino, Gozo, Cominotto e gli scogli minori di St. Paul’s e Filfola; speriamo anche di poter fare diving prima che arrivi il freddo, così da poter vedere i cavallucci marini. Ci avventureremo alla volta degli spettacolari sentieri e falesie dell’arcipelago maltese tra Novembre 2017 e Marzo 2018; Malta ha inverni molto miti e spesso le temperature sono intorno ai venti gradi fino a Natale, quindi è il posto ideale per svernare.
E poi? E poi chi lo sa. Non abbiamo piani per il futuro, ma sappiamo che vogliamo vivere una vita più significativa e avventurosa, una vita che non ci intrappoli dietro una scrivania o davanti alla TV.

Potrete seguire la nostra esperienza sul nostro blog sailingkittiwake.com e sui social: per ora siamo su Twitter e Facebook, ma documenteremo il viaggio anche su YouTube, non appena partiremo....   leggi tutto

Parigi. Dimenticate i boulevard, la tour Eiffel, la chiesa di Notre-Dame, la baguette sotto braccio, il cancan e le altre mille cose, più o meno vere, più o meno note di questa città. Il viaggio di oggi non è di quelli che si fanno con la nonchalance propria della città degli innamorati. La strada di cui vi parliamo oggi non ha il profumo del pane fresco che esce dalle boulangerie e alle vostre orecchie non giungerà la boriosa erre moscia, che tanto fa penare nella pronuncia chi non è avvezzo alla lingua franca, ma una serie ripetuta di vocali aspirate e di fricative tipicamente arabe....   leggi tutto

Abacà (link) nasce nel 2012 quando Simona Cusmano e Chiara Dissegna, musiciste, amiche e (all’epoca) coinquiline, decisero di frequentare un corso di danze popolari per giostrarsi sulla pista da ballo delle varie serate di bal folk – un tipo di danze popolari provenienti per la maggior parte dalla tradizione francese che, a partire dagli anni ’70 hanno iniziato a prender piede in tutta Europa e creando dei circuiti molto importanti per ballerini e musicisti. Il piacere per quest’atmosfera le fa guardare oltre il dancefloor, iniziano ad ascoltare i vari gruppi della scena per poi dire “Ma questo possiamo farlo anche noi! Dai proviamoci!”....   leggi tutto

Una lunga costa frastagliata, battuta dai venti e circondata da una natura selvaggia e malinconica: la Bretagna è dove si scontrarono la Dama Bianca e mago Merlino, nel leggendario e misterioso ciclo bretone; è dove nacque Orlando, il furioso paladino ripreso da Ariosto, è la terra dei dolmen e dei menhir. Una perpetua fusione tra storia, letteratura, natura e magia. Il vento proveniente dalla vicina Gran Bretagna non smetterà mai di soffiare, così come le maree non smetteranno mai di alzarsi e di lasciar intravedere paesaggi lunari e nostalgici, su tutta la lunghissima costa (più di 2000 kilometri), fino a salire, su in bassa Normandia, nell’ormai più che turistico paese di Mont Saint-Michel, quel villaggio che con il vento a favore e con la giusta luna diventa un’isola, solitaria in uno specchio d’acqua....   leggi tutto

Il colore di Parigi è il grigio. Lo sono i suoi tetti, visti dalla scalinata del Sacré Coeur, con cui la città assume quel color cenere di sigaretta che non ti scordi. É grigio il cielo invernale, livido con le sue nuvole che si specchiano nelle pozzanghere.
Ma non é grigio l’umore dei parigini, grandeur e orgoglio ancora intatti.
L’attacco alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo del 7 gennaio ha forse cambiato solo inizialmente le abitudini e i pensieri di chi a Parigi ci vive e ci lavora, o quelle dei turisti, ma dopo due settimane la città continua la sua solita vita.
Solo qualche segnale, qualche dettaglio, come quando un soprammobile viene cambiato di posto su una mensola, fa trapelare quanto accaduto.
Le edicole sono stracolme di copertine di riviste che ricordano l’attentato e la manifestazione di solidarietà dei giorni seguenti, mentre del giornale stesso nemmeno l’ombra, esaurito alla velocità della luce il giorno dell’uscita.
Il numero dei militari e dei poliziotti nei quartieri considerati a rischio, cioè quelli con il maggior numero di residenti di origine maghrebina o araba, come Belleville o Clignancourt, é calato rispetto ai giorni subito dopo l’attacco, ma qualcuno é ancora presente, mitra ben in vista, specialmente fuori dai luoghi di culto, mentre non se ne vedono proprio al parco di Buttes-Chaumont, noto per essere un luogo di ritrovo della cellula parigina di Al-Qaeda.
I canonici luoghi del turismo, come i musei o Notre-Dame, hanno incrementato la sorveglianza e ovunque, persino nei negozi sugli Champs élysées, campeggia il cartello del controllo anti terrorismo, che però nella maggior parte dei casi equivale a un’occhiata veloce nella borsa delle donne e nei casi più scrupolosi a una veloce tastata....   leggi tutto

 Marsiglia è un temporale che non arrivaè una spugna di cemento odore di piscio e di sapone è anarchia gente che viene da via

è un porto di spilli puntati al cielo
un nonno tatuato
che abbottona la camicia alla nipotina

è un bel cappello troppo caro
e un mare azzurro là in fondo...   leggi tutto

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