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«I giovani nati nel 2000 l’anno prossimo diventeranno maggiorenni, hanno già diciassette anni» ho realizzato ad alta voce all’inizio di quest’anno. Invecchiare è normale ed inevitabile, ma rendersi conto di non essere più la generazione giovane che si affaccia alle prime esperienze della vita adulta è una botta di realtà difficile da superare. I miei coetanei, i nati negli anni Ottanta per intenderci, hanno ormai ceduto lo scettro dei “giovani d’oggi” ai figli degli anni Novanta e sì, anche a quelli dei Duemila. Un simbolo affascinante, luccicante e seducente come solo gli anni “teen” e i vent’anni sanno essere, ma anche imponente, alle volte impegnativo con un bagaglio di pregiudizi che lo appesantiscono da sempre. Perché essere giovani significa anche essere la generazione stigmatizzata per eccellenza, essere troppo spesso etichettati come dei buoni a nulla, incapaci, svogliati, mammoni, choosy e disinteressati. Insomma, i tempi cambiano, ma i più giovani, per un motivo o per l’altro, sono sempre il capro espiatorio della società....   leggi tutto

«Overpopulation is really not overpopulation. It’s a question about poverty», questa l’opinione di Nicholas Eberstadt, demografo dell’American Enterprise Institute di Washington, ripresa dall’autorevole rivista Nature nella lista dei falsi miti della scienza vivi e vegeti tra i comuni mortali, in cui compare anche quello della crescita esponenziale della popolazione. Se per sovrappopolazione s’intende l’eccedenza della popolazione sui mezzi di sussistenza, secondo i dati non ci sarebbe da preoccuparsi: la popolazione umana non è cresciuta e non sta crescendo in modo smisurato e il tasso di produzione alimentare globale supera la crescita della popolazione. L’invito, ovviamente, è quello di spostare lo sguardo da scenari apocalittici futuribili a quei sistemi economici in cui sussistono disparità gravissime all’interno della popolazione, in cui i poveri sono sempre di più e più poveri....   leggi tutto

Ormai è risaputo: il mondo del lavoro è diventato un po’ strano, soprattutto per i giovani. Peggio se appena usciti da un’università e con una sudatissima laurea in mano. Strane sono diventate le aziende, i vari datori di lavoro e strani sono diventati i contratti proposti. Sia chiaro, non è possibile avere il posto fisso se prima non si impara un po’ il mestiere – con “imparare il mestiere” si intende lavorare otto ore al giorno (anche di più se contiamo gli straordinari) per cinque, sei ma anche sette giorni su sette a settimana e con una paga da fame. ...   leggi tutto

Orientarsi nel mondo del lavoro di oggi, regolato da contratti atipici e di formazione, è una sfida che impegna non pochi sforzi: un vero e proprio viaggio alla ricerca di informazioni circa diritti e spettanze del lavoratore. Contratti di lavoro interinale, di apprendistato, formativi sono stati introdotti allo scopo di combattere le forme di lavoro irregolare che abbondano nel nostro Paese. L’intento era di ridurre la realtà del cosiddetto free riding: l’usufrutto di beni pubblici, senza che si abbia pagato per il loro utilizzo. Il fenomeno è diffuso e complesso e, come tale, lo è anche il disegno di governance della politica di emersione, che implica una particolare visione d’inclusione sociale, non intesa come semplice assistenza a imprese e lavoratori, ma come un’occasione di partecipazione in termini occupazionali....   leggi tutto

Tirocini di formazione, stage finalizzati all’inserimento in azienda, internship non retribuiti in istituzioni prestigiose… la generazione choosy ha senz’altro l’imbarazzo della scelta per impiegare il proprio tempo dopo la laurea. Certo, di guadagnare qualcosa non se ne parla, ma si sa che ormai l’imperativo categorico che guida le scelte dei neolaureati, così come quelle di chi l’università l’ha finita da un pezzo, è quello del “fa curriculum”. Lavori dodici ore al giorno in un ufficio dove ti trattano come l’ultimo dei falliti, ti riempiono di faccende da sbrigare, per lo più rognose, senza la premura di spiegarti come fare? Non importa, sopporta, perché tutto fa curriculum! Gli sforzi e le vessazioni subite saranno ripagate durante i futuri colloqui, quando l’impiegato delle Risorse Umane, impressionato dalla serie di esperienze formative collezionate, ti proporrà un nuovo tirocinio di sei mesi. Ormai la tua vita funziona a semestri e il tuo conto corrente a rimborsi spesa, se sei fortunato....   leggi tutto

Dati inquietanti che si aggirano sul web sostengono che i laureati italiani sono quelli che hanno in percentuale minori probabilità di impiego tra tutti i colleghi europei. La notizia non è certo sconvolgente, basta guardarsi attorno per capire che è davvero così: molti laureati se ne stanno a casa senza riuscire a trovare non solo un lavoro adeguato al proprio titolo di studio, ma neppure un qualunque altro tipo di lavoro. Alla faccia del ministro che sosteneva che i giovani italiani sono “choosy”, capita molto spesso che un laureato, qualora si presenti, mettiamo il caso, per un posto di cassiere al supermercato, si senta dire che avrebbe avuto più possibilità di impiego se si fosse presentato con il diploma o addirittura la licenza media!...   leggi tutto

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