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Una mimosa come post-it per la data, una cena per trascorrere una piacevole serata, ma finita la festa cosa resta?” cantava Catherine Spaak. E’ a partire da questa domanda che bisogna cominciare a riflettere. Perché le celebrazioni fanno bene, benissimo, ma per giustezza o coerenza non dovrebbero concludersi con la fine di una godereccia serata. Le ricorrenze e i simboli, infatti, dovrebbero continuare ad indicare una strada, un percorso di conquiste civili, mentre nella realtà dei fatti il bollettino continua ad essere per le donne triste e desolante....   leggi tutto

Quando la redazione ti chiede di scrivere sulla droga e sui fenomeni correlati, si resta sempre un po’ intimiditi. Interdetti, si ha paura di non “centrare” l’argomento, di sembrare troppo proibizionista o troppo fricchettone. Di non conoscere, in sostanza, le sostanze che oggi determinano un vorticoso e malavitoso mercato. Cerchiamo allora di cogliere le sfumature....   leggi tutto

Martedì 18 ottobre è stata approvata in via definitiva la nuova legge contro il caporalato, che modifica in maniera sostanziale l’articolo 603 bis introdotto nel codice penale nel 2011. Il disegno di legge, approvato dalla Camera con 336 voti a favore, nessun contrario e 25 astenuti (Forza Italia e Lega), ha ottenuto il plauso di molti esponenti politici e dei sindacati, che l’hanno definita “una legge buona e giusta” (Susanna Camusso) e la realizzazione di “un obiettivo che da sempre caratterizza le battaglie della sinistra” (ministro della giustizia Orlando).
Sicuramente un provvedimento per arginare il fenomeno era urgente e necessario e il nuovo ddl rappresenta un primo passo nella giusta direzione. Il caporalato è infatti un fenomeno profondamente radicato nella province agricole italiane tanto che viene considerato un normale modus operandi nel settore. Consiste nel reclutamento di manodopera a basso costo da parte di un mediatore illegale – il caporale appunto – per conto di proprietari terrieri e società agricole. Le cifre sono da capogiro: i lavoratori irregolari in agricoltura e dunque potenziali vittime di caporalato ammontano a più di 400.000. Le vittime del fenomeno sono per lo più persone in grande difficoltà economica o immigrati irregolari senza permesso di soggiorno, che per una paga che va dai 22 e i 30 euro al giorno devono lavorare tra le 8 e le 12 ore, spesso in pessime condizioni igieniche e di sicurezza. Il 60% dei braccianti non ha infatti accesso ad acqua e servizi igienici. I lavoratori, inoltre, devono versare un compenso al caporale anche per il trasporto al luogo di lavoro (mediamente 5 euro) e spesso viene loro imposto un alloggio – di solito fatiscente e a prezzi molto alti – il cui affitto viene nuovamente intascato dal caporale e dai suoi collaboratori.
In questo modo i braccianti sono completamente dipendenti dai loro sfruttatori, che hanno il controllo su molteplici aspetti della loro vita, dal lavoro alla famiglia e alla casa. In alcuni casi tale controllo si estende anche al corpo, come esposto in un’inchiesta dell’Espresso del 2015 sui casi di violenza sessuale da parte di caporali e datori di lavoro nei confronti di braccianti rumene nella provincia di Ragusa....   leggi tutto

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