Bun venit la Bucuresti: l’arrivo in città


Volo di sola andata per Bucarest. Cappuccio della felpa prontamente tirato fin sopra gli occhi, braccia conserte e gambe allungate; sono quasi giunta alla soglia dell’inconscio quando sento il familiare rumore della lattina di birra aperta: sono i miei vicini rumeni, che tra una chiacchiera e l’altra, fanno colazione… ho già detto che l’orario di partenza era previsto per le 8.30?

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Questa rubrica nasce dalla volontà di scoprire un Paese che da sempre viene identificato tramite pregiudizi talmente risaputi che non mi do la pena di trascrivere. Purtroppo, essendo anch’io figlia di questo tempo, non posso fare a meno di prescindere da essi ma posso tuttavia decidere di riconoscerli, aggirarli o scavalcarli a piè pari. Iniziamo dunque a curiosare tra le strade di Bucarest con occhi che da principio non possono che essere inevitabilmente turistici, per poi ambientarci e conoscere i veri rumeni, la vera Bucarest e la vera Romania. 

Divenuta capitale nel 1862 grazie alla strategica posizione tra occidente e oriente, nel XX secolo Bucarest si aggiudica il titolo di “Parigi dell’Est” o “piccola Parigi”, grazie alla costruzione di edifici neoclassici e alla realizzazione di eleganti giardini su modello parigino a fine degli anni ’30. Al giorno d’oggi, però, di tale splendore rimane gran poco: i bombardamenti degli alleati durante la seconda guerra mondiale, il terremoto del 1940, il secondo terremoto nel 1977 che causò 1391 vittime e il massiccio programma di risanamento realizzato negli anni ’80 dal dittatore Nicolae Ceauşescu cancellano definitivamente l’elegante passato di Bucarest. Un esempio è il Palazzo del Parlamento, la famigerata opera di Ceauşescu. Secondo edificio al mondo per dimensioni dopo il Pentagono, è costituito da 12 piani e da 3100 stanze ed è l’attuale sede della camera dei Deputati, di quella del Senato e dal 2004 dell’ecletticoMuseo di ArteContemporanea. Il 20 settembre 2014 la città ha spento la sua 555esima candelina e per l’occasione sono stati proiettati sulla facciata del Parlamento ben cinque performance multimediali raffiguranti la storia e lo spirito di Bucarest.

A voi le cinque performance. Al minuto 25.50 la mia preferita, direttamente dalla Polonia.

Il palazzo del Parlamento.
Il palazzo del Parlamento.

Procedendo verso Nord si giunge a Lipscani, centro storico della città, che prende nome dalla sua via principale. Tra i vicoli stretti, caratterizzati per lo più da edifici degli anni Ottanta non del tutto ristrutturati, si trova l’Antica Corte Principesca di Vlad Ţepeş, meglio noto come Dracula, risalente al XV secolo e in seguito lasciata in stato di abbandono, ma oggi visitabile e in futuro soggetta a lavori di restauro.

Vlad Ţepeş, l’Impalatore.
Vlad Ţepeş, l’Impalatore.

A scrivere il vero, il centro storico è famoso per la sua vita notturna costituita da kebab aperti ventiquattro ore su ventiquattro, da un numero ignoto di club e discoteche ad entrata libera e da spogliarelliste in vetrina che si divertono senza ritegno a prendere in giro gli sguardi accattivanti dei clienti. La maggior parte degli edifici proietta per la strada e per tutta la notte, alba inclusa, le loro luci e musiche composte prevalentemente da un misto di rock, pop e commerciale.

Consumando un po’ di suola e continuando a risalire Calea Victoriei si giunge a Piaţa Revoluţiei, una zona della città segnata dalla caduta del regime comunista. E’ qui, difatti, che Ceauşescu pronunciò l’ultimo discorso dal balcone dell’ex Comitato Centrale del Partito Comunista il 21 dicembre 1989, per poi scappare in elicottero tra le grida di «Abbasso Ceauşescu!», mentre i suoi uomini sparavano sulla folla. Adesso l’edificio è sede del Ministero dell’Interno e di fronte al palazzo si erge il Monumento alla Rinascita: un obelisco bianco circondato da una corona simile a un cesto di dubbia bellezza estetica.

Ex Comitato Centrale del Partito Comunista.
Ex Comitato Centrale del Partito Comunista.
Piaţa Rivoluţiei.
Piaţa Rivoluţiei.

Ma non c’è solo il cemento! Bucarest permette ai suoi abitanti e ai suoi visitatori di riposare membra e occhi nei suoi molteplici parchi, come il più antico parco pubblico della città: il Giardino Cişmigiu, datato 1847.

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Giardino Cişmigiu
Francesca Gabbiadini

Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.
Francesca Gabbiadini

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Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.

Comment

  • Il faraonico Parlamento della Romania: viaggio nell’utopia socialista di Ceauşescu | Pequod Rivista

    […] Come vi dicevo, la capitale rumena veniva chiamata la “Parigi dell’Est” per i suoi bellissimi quartieri votati allo stile Liberty e i suoi numerosi caffè, che tra gli anni ’70 e ’80 vengono bellamente rasi al suolo per la costruzione dei famigerati bloc comunisti. Al posto del centrale quartiere borghese si pensa bene di posizionare il secondo edificio al mondo per dimensioni: il Palazzo del Popolo (Casa Popolurui), oggi faraonico Parlamento. […]

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