Dublino: qualche consiglio tra pinte, scogliere e folletti


Passeggiando per Temple Bar si può incontrare James Joyce seduto a sorseggiare una pinta, sentire Bono Vox canticchiare lungo il fiume Liffey, osservare Oscar Wilde affacciarsi malinconico alla finestra della sua casa su Merrion Square e vedere la procace Molly Malone trascinare il suo carretto gridando “Cockles and mussels, alive, alive, oh!”.

Statua di Molly Malone.
Statua di Molly Malone.

Tutto questo e altro ancora è Dublino, città di santi e beoni, capitale della verde Repubblica d’Irlanda.

Se pensi a Irlanda e alla sua capitale, pensi ai trifogli, a San Patrizio, ai verdi pascoli e ai pub. Tantissimi pub. Che a onor del vero, non trovi unicamente a Temple Bar, il famoso quartiere, ma letteralmente ad ogni angolo della città, popolati dalle prime ore del pomeriggio con tanto di musica, spesso animata da qualche amatore armato di chitarra, violino e immancabile pinta, che si ritrova a suonare per puro piacere personale, allietando anche gli astanti.

Immancabile in un viaggio a Dublino è una visita al Trinity College, prestigiosa università fondata dalla regina Elisabetta I nel 1529, situata al centro della città, che lascia a bocca aperta per i suoi maestosi edifici soprattutto se fatto il dovuto confronto con quelli delle università nostrane (ma non rodetevi il fegato, pensate alla retta!). All’interno dell’università si può accedere alla mostra permanente sul Book of Kells, splendido manoscritto miniato risalente al IX secolo; maestosa anche la Long Room dell’antica Biblioteca.

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Dopo la mens sana bisogna pensare al corpore sano, immergendosi nella natura con una bella biciclettata in Phoenix Park, il parco cittadino più grande d’Europa, che contiene al suo interno la residenza del primo ministro irlandese e l’ambasciata americana. Se si è molto fortunati e molto silenziosi si possono vedere i cervi, che spesso sostano sui campi da rugby o calcio irlandese per brucare l’erba.

Per una gita fuori porta, il meglio è recarsi a vedere le Cliffs of Moher, sulla costa atlantica, ripidissime, bellissime e altissime scogliere che mischiano il blu zaffiro dell’oceano e del cielo con il verde brillante e smeraldo dell’erba; un’erba mai vista altrove, dai colori così accesi che paiono quasi fasulli, ma realissimi e potenti se illuminati dal sole.

Noticina: non esistono i parapetti, dunque mai sporgersi troppo, specialmente chi soffre un po’ di vertigini.

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Un grosso difetto di Dublino e di tutta l’Irlanda però è la mancanza di un efficiente sistema di mezzi di trasporto: a Dublino è assente la metropolitana (che sarebbe comunque effettivamente inutile, visto il centro non molto vasto), ma le linee di bus e tram, detto LUAS, non hanno corse sufficienti a coprire la vastità della periferia, che è percorsa sulla costa da una linea di treni, chiamata DART. Per quanto riguarda le strade, la rete autostradale non è sufficientemente sviluppata, colpa della crisi forse, ma anche, probabilmente, degli stessi irlandesi: basti pensare che durante la costruzione di un tratto dell’autostrada che percorre l’isola da est a ovest, sono stati spesi diversi milioni di euro per deviare il percorso prestabilito, causa un cespuglio che secondo la leggenda sarebbe casa di fate, folletti e leprecauni, che per scaramanzia nessuno voleva abbattere.

Forse voi non deviereste il vostro percorso per un cespuglio, ma per una pinta di Guinness vi consiglio di farlo, come vi consiglio di visitare lo storehouse dell’omonima birra, situato sul lungofiume proprio nella città di Dublino: lì vi verrà mostrato il processo di creazione della birra scura (ma nella sala degli assaggi vi faranno notare che è rossa in realtà!) più famosa al mondo e, compresa nel prezzo del biglietto, potrete gustarvi una pinta al bar panoramico in cima all’edificio, godendo di una magnifica vista della città.

Un piccolo appunto: il bel bicchiere in vetro in cui vi verrà offerta la birra non è incluso nel biglietto, ma se siete molto veloci…

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Flavia Irene Gatti

Flavia Irene Gatti

Quando ero piccola sulla mia scrivania avevo un mappamondo e lo facevo ruotare e ruotare, immaginando
luoghi e città da visitare. Dalla mia casa fra i laghi bergamaschi, provo a viaggiare, quando e quanto posso, e
soprattutto a scrivere, di viaggi, di posti e di persone. Dopo il liceo classico e una collaborazione presso un
giornale della provincia di Bergamo, mi sono stabilita a Milano, dove mi sono iscritta a Lettere all’Università
Statale, laureandomi alla triennale nel 2012 e proseguendo gli studi di specialistica in Filologia Moderna,
quasi ultimati. A Pequod sono caporedattrice e responsabile della sezione Viaggi.
Flavia Irene Gatti

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Flavia Irene Gatti

Quando ero piccola sulla mia scrivania avevo un mappamondo e lo facevo ruotare e ruotare, immaginando luoghi e città da visitare. Dalla mia casa fra i laghi bergamaschi, provo a viaggiare, quando e quanto posso, e soprattutto a scrivere, di viaggi, di posti e di persone. Dopo il liceo classico e una collaborazione presso un giornale della provincia di Bergamo, mi sono stabilita a Milano, dove mi sono iscritta a Lettere all’Università Statale, laureandomi alla triennale nel 2012 e proseguendo gli studi di specialistica in Filologia Moderna, quasi ultimati. A Pequod sono caporedattrice e responsabile della sezione Viaggi.

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