La “lunga marcia” fino al permesso di soggiorno cinese


Flessibilità, approccio user-friendly, rapidità. Tutte queste sono qualità  che NON appartengono alla burocrazia cinese, e nella fattispecie, al processo di ottenimento di un permesso di soggiorno per motivi di studio.

Ma andiamo con ordine.

Quest’anno sono tornato a Beijing, presso l’ormai familiare Beijing Language & Culture University, per un corso di lingua cinese della durata di un anno accademico.

La scelta di un periodo di studio maggiore ai sei mesi ha fatto sì che rientrassi in una categoria di immigrato diversa rispetto a quella del semestre passato. Ciò ha comportato una percorso burocratico da seguire del tutto diverso a quello previsto per gli iscritti a un corso di lingua di durata semestrale (qui tutte le informazioni e i consigli in tal caso).

Per il mio ritorno alla rubrica “Al di qua della Grande Muraglia”,  ecco quindi una serie di consigli, informazioni e semplici racconti di esperienza vissuta, per venire in aiuto e preparare psicologicamente  coloro i quali hanno intenzione di proseguire i propri studi in Cina per più di un semestre.

Come sempre, la pazienza sarà la virtù dello studente straniero in Cina, basterà tenere a mente delle semplici accortezze per ottenere con soddisfazione il proprio residence permit.

Il visto
Le cose cambiano fin dalla richiesta del visto, che va effettuata con giusto anticipo prima della partenza. Stavolta, occorrerà richiedere un visto di tipo X1, tramite consegna di passaporto, lettera di ammissione dell’università ospitante, biglietto aereo, modulo di richiesta visto e due fototessere presso il centro VisaforChina.

Un visto di tipo X1.
Un visto di tipo X1.
La particolarità di questo visto è che ha una durata di 30 giorni dall’ingresso in terra cinese, periodo entro il quale va tassativamente effettuata la richiesta per il permesso di soggiorno, pena espatrio dalla Cina.
Dall’università all’ospedale
Una volta giunti presso l’università ospitante scelta e completate le procedure di iscrizione del caso, saremo invitati ad effettuare le visite mediche di rito, qualora non siano state già effettuate in madrepatria.
Di norma, le università ospitanti offrono un servizio di assistenza per prenotare le visite mediche propedeutiche alla richiesta del permesso di soggiorno, che sono effettuate dal Beijing International Travel Health Care Center, nel distretto di Haidian.
Qui è possibile sia certificare le proprie analisi mediche effettuate in madrepatria, che farle ex novo. Al di là dei più diffusi pregiudizi sul sistema sanitario cinese, io ho trovato molto più comodo ed economico fare tutte le analisi mediche ex novo in Cina.
Per una cifra intorno ai 50 euro e nell’arco di tempo di 2 ore, sono stato sottoposto a tutte le visite mediche di rito, ovvero raggi X al torace, prelievo del sangue (comprensivo di esame HIV), controllo peso e altezza, controllo della vista, controllo della pressione ed elettrocardiogramma. In aggiunta, condividere con altri stranieri il peculiare sistema “a catena di montaggio” delle visite mediche è un valore aggiunto: le prime amicizie si fanno proprio mentre si aspetta il proprio turno per questo o quell’altro esame!
Un giorno di ordinaria amministrazione presso il Beijing International Travel Health Care Center.
Un giorno di ordinaria amministrazione presso il Beijing International Travel Health Care Center.

L’ultimo passo verso il residence permit
Una volta ottenuti ( o certificati) i risultati delle visite mediche , basterà consegnarle insieme al passaporto,  lettera di ammissione dell’università ospitante e fototessera all’ Administrative Department of Entry-Exit of Beijing Public Security Bureau, situato nelle vicinanze del Lama Temple, o Yonghegong.
Anche in questo caso, un apposito ufficio dell’università ospitante potrà effettuare quest’ultima procedura in nostra vece, senza andare di persona all’ufficio immigrazione. La procedura per l’emissione del permesso di soggiorno può durare da un minimo di due settimane a un mese, al termine del quale basterà pagare le spese burocratiche (500 RMB,poco più di 50 euro)  e ritirare il proprio passaporto, all’interno del quale sarà presente il nostro residence permit.

Un permesso di soggiorno fresco di emissione.
Un permesso di soggiorno fresco di emissione.

Va tenuto a mente che uno dei benefici del residence permit è quello di poter tranquillamente entrare e uscire dalla Cina senza dover richiedere nuovi visti, oltre che la possibilità di emettere lettere di invito per permettere ad amici o famigliari di entrare in Cina, senza dover richiedere un visto turistico (di breve durata).
Dopo un buon mesetto sotto il giogo della burocrazia cinese, eccovi liberi e formalmente residenti al di qua della Grande Muraglia! Buona permanenza!

Adriano Albanese

Adriano Albanese

Durante il quarto anno del liceo scientifico, ho accompagnato mio padre in un viaggio d’affari in Cina, per aiutarlo a comunicare in inglese con le controparti autoctone. Prima di partire, pensavo di voler studiare economia, forse psicologia, insomma ero al tipico momento di impasse del liceale che guarda al suo futuro. Giunto in Cina, sono stato soggiogato da due diversi incantamenti. Il primo, la lingua cinese, con i suoi caratteri che riempivano prepotentemente libri, manifesti, menu di ristorante, e con la sua pronuncia melodica che dolcemente rapiva la mia attenzione. Il secondo: l’emozione e l’entusiasmo che si prova quando si riesce con le proprie capacità a far comunicare due persone dalla diversa lingua, cultura e storia. Tradurre, interpretare, mediare divenne l’obiettivo della mia vita, che mi spinse a lasciare il mio piccolo paesino del nord-barese per Roma, dove ho conseguito la laurea in Lingue e Civiltà Orientali, poi per Pechino, dove ho continuato a studiare lingua cinese per un anno e mezzo presso la Beijing Language and Culture University, e infine per Edimburgo, dove mi trovo attualmente per una specialistica in Chinese-English Translating. In questi anni di valigie fatte e disfatte ho sempre avuto dei piccoli must-have per ogni partenza, espressione dei miei interessi e affetti, ai quali, sulle vie dei miei ritorni, si sono aggiunti nuovi feticci e abitudini, e in generale tutto ciò di cui ho potuto far tesoro in queste fortunate migrazioni. Inizio a collaborare con Pequod da Pechino, offrendo i miei contributi di quello che ho avuto modo di vedere e comprendere della Cina e dell’ Oriente in generale, e anche ora in terra scozzese, cerco di essere un valido membro dell’ equipaggio della barchetta...magari in kilt!
Adriano Albanese

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Durante il quarto anno del liceo scientifico, ho accompagnato mio padre in un viaggio d’affari in Cina, per aiutarlo a comunicare in inglese con le controparti autoctone. Prima di partire, pensavo di voler studiare economia, forse psicologia, insomma ero al tipico momento di impasse del liceale che guarda al suo futuro. Giunto in Cina, sono stato soggiogato da due diversi incantamenti. Il primo, la lingua cinese, con i suoi caratteri che riempivano prepotentemente libri, manifesti, menu di ristorante, e con la sua pronuncia melodica che dolcemente rapiva la mia attenzione. Il secondo: l’emozione e l’entusiasmo che si prova quando si riesce con le proprie capacità a far comunicare due persone dalla diversa lingua, cultura e storia. Tradurre, interpretare, mediare divenne l’obiettivo della mia vita, che mi spinse a lasciare il mio piccolo paesino del nord-barese per Roma, dove ho conseguito la laurea in Lingue e Civiltà Orientali, poi per Pechino, dove ho continuato a studiare lingua cinese per un anno e mezzo presso la Beijing Language and Culture University, e infine per Edimburgo, dove mi trovo attualmente per una specialistica in Chinese-English Translating. In questi anni di valigie fatte e disfatte ho sempre avuto dei piccoli must-have per ogni partenza, espressione dei miei interessi e affetti, ai quali, sulle vie dei miei ritorni, si sono aggiunti nuovi feticci e abitudini, e in generale tutto ciò di cui ho potuto far tesoro in queste fortunate migrazioni. Inizio a collaborare con Pequod da Pechino, offrendo i miei contributi di quello che ho avuto modo di vedere e comprendere della Cina e dell’ Oriente in generale, e anche ora in terra scozzese, cerco di essere un valido membro dell’ equipaggio della barchetta...magari in kilt!

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