#ijf14 Paolo Mieli: i conti con la storia, il giornalismo, la politica


Un piacevole incontro tra Arianna Ciccone, l’entusiasta fondatrice del Festival, e Paolo Mieli presidente del gruppo RCS. Gli argomenti si permeano tra loro ma sono essenzialmente storia, politica e, data la sede, il giornalismo.

Oblio, secondo Mieli, è la caratteristica necessaria per fare i conti con la storia e serve a riconsiderare le vicende cogliendone le sfumature. Memoria storica ed oblio sono intrecciate.

Gli esempi vanno dall’Odissea alla storia contemporanea Italiana, convenzionalmente scandita da passaggi di ventenni carichi di colpe che si riversano nei ventenni successivi. Le battaglie contro Craxi diventano le battaglie contro Berlusconi e quelle contro Il Cavaliere foraggiano quelle contro Renzi. Questa forma mentis è come «acqua avvelenata che nella stagione successiva serve solo a intorbidire. Non permette di vedere la verità».
Ciccone chiede l’opinione di Mieli su quanto si potrà conoscere sulle stragi attraverso la desecretazione degli archivi prevista dalle direttive di Renzi.
Parlando da storico ricorda che sin dalla rivoluzione francese il mostrare al popolo carte e documenti per giustificare casi irrisolti è stato uno strumento per generare il mito del buon governo, propaganda del potere. Inoltre come insegna l’aneddotica su Gavrilo Princip la storia può essere determinata anche da una successione di coincidenze. Pertanto «In questi archivi non si troverà nulla che non si sappia già».
La conversazione si sposta sul futuro: la fondatrice del festival chiede al presidente quali fonti del giornalismo ci saranno fra cinquant’anni. Questa domanda apre un sipario su i due interlocutori che diventano attori con parti antitetiche. Da un lato la giovane Ciccone promotrice del web e dall’altro Mieli paladino della carta stampata.
Secondo Mieli «Non vi è mai stato un periodo migliore per l’informazione che non è mai stata così massiva. Tuttavia gli storici del futuro dovranno saper scegliere, poiché molta immondizia si mescola a cose verificate e serie […] Internet non conosce l’oblio perché aggressivo e fra dieci o trent’anni sarà molto difficile saper riconoscere le notizie false e non si distingueranno i giornalisti autorevoli». «Quindi secondo Lei l’autorevolezza dipende dal mezzo di comunicazione?» incalza Ciccone «Sì, la formazione dipersonalità autorevoli in vent’anni di rete è rimasta su carta stampata o legata a forme tradizionali». La Ciccone ribatte parlando di una rivoluzione dei paradigmi culturali senza precedenti: «Anzitutto il web è un ambiente più un che mezzo di comunicazione e nella società del futuro probabilmente non ci saranno più opinion leader ma una cultura partecipata».
Si conclude facendo i conti con la politica e Arianna chiede: «Napolitano nel dicorso del 25 aprile ha parlato di onore per la vicenda dei Marò, secondo Lei è corretto?» «No, si è trattato di una leggerezza, per un caso giudiziario in cui non vi è ancora una sentenza». Inoltre è grave perché emblematico di un atteggiamento molto popolare in Italia, quello di non usare criteri unitari nella valutazione dei fatti.
Martina Balgera
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