“Ovunque ci sia una cucina lì è la mia casa. E quando sforno un piatto sento il profumo della felicità”. Zarina, 19 anni, Russia.

 

Da quella tragica notte del tre ottobre scorso sono negli occhi di noi tutti: donne, bambini e uomini avvolti nelle coperte termiche dorate, protesi verso i paramedici nella speranza di uscire da un inferno galleggiante che li ha resi prigionieri per giorni, impauriti dalla morte scampata e costata la vita ai 339 compagni di viaggio. Per non parlare, poi, di ciò che li aspetta una volta approdati: chi li ospiterà? Dove potranno rifarsi una vita? Come riscatteranno un passato di guerre e maltrattamenti? Domande, queste, cui dal 22 maggio 2006 cerca di dare risposte il Centro di Accoglienza Sammartini del Comune di Milano, gestito, dal 2007, dalla società cooperativa sociale Farsi Prossimo Onlus promossa da Caritas Ambrosiana: una struttura che offre ospitalità temporanea a donne straniere, con o senza figli, che abbiano chiesto la Protezione Internazionale (ossia lo status di rifugiato) e versino in condizione di bisogno. Le ospitate sono infatti donne che spesso hanno subito maltrattamenti e violenze, che possono essere fuggite da contesti di guerra o da situazioni in cui hanno patito persecuzioni per motivi politici o religiosi e che necessitano di un inserimento lavorativo: una sfida non facile, che prevede il delicato compito di perseguire lo sviluppo integrale di soggetti non solo deboli ma anche emarginati in un contesto urbano alienante, quale spesso si ritrova a essere la città di Milano.

2
foto di Roberto Morelli

Ma assistenti sociali, educatori, infermieri, custodi e volontari non si sono arresi: nel 2011 hanno infatti dato vita a un Laboratorio di Cucina per l’integrazione delle donne del centro, un’attività educativa e ricreativa che, negli anni, ha riscontrato notevole successo sia a livello personale e motivazionale delle donne rifugiate, sia a livello qualitativo dei piatti proposti; come succede nelle piccole realtà, la voce circola e il menu multietnico viene apprezzato da chi col tempo ne ha fruito, dapprima solo i vicini ma ben presto anche enti e aziende che hanno cominciato a chiedere il supporto del Centro per i propri eventi. Un successo, insomma, che da un anno a questa parte ha spronato la cooperativa sociale a giocarsi il tutto per tutto: creare una vera e propria attività imprenditoriale di rifornimento di cibi etnici completamente al femminile e chiamata, non a caso, M’AMA Food – Catering dal mondo. Sono 100 le donne che, con i rispettivi figli, partecipano annualmente a questo progetto, proponendo le ricette del proprio paese e reinterpretandole in chiave mediterranea: nascono così gustosissimi menu a base di crocchette di amaranto, sambousa, fataya, falaffel con crema allo yogurt, tempura di tofu, yalaci dolma, pinzimonio di verdure fresche con crema tzatzichi, riso rosso alla thailandese e curry di uova solo per gli antipasti, per passare ai primi di riso basmati con agnello dal Senegal, zighini con crema di lenticchie e verdure, mafè, ndolè, cuscus varii, yassa, dejè e koshari, senza dimenticare le bevande che, tra le altre, annoverano succo di baobab, spremute di frutta tropicale, ginger caldo o freddo, bissap e selezioni di thè, caffè e vini. Le pietanze così realizzate vanno a riempire i tavoli di battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, cene, feste ed eventi aziendali che non solo propongono un giro del mondo in (ben più di) 80 piatti, ma che vanno anche a sostenere economicamente un progetto sociale di fondamentale importanza.

3
foto di Roberto Morelli

M’AMA Food non è tuttavia l’unica proposta sociale che usa il cibo come mezzo di integrazione: nel Comune di Taino, in povincia di Varese, è infatti operativa dal 2005 la comunità alloggio La Casa di Taino che, come succede a Milano, ospita donne singole o madri con figli (questa volta anche italiane) che hanno subito situazioni di maltrattamento o abuso, vittime della tratta e provenienti da situazioni socio – economico – abitative di precarietà e deprivazione. A loro si rivolge il laboratorio Eurosia, attivato ancora una volta dalla società cooperativa sociale Farsi Prossimo Onlus con l’intento di osservare, aiutare e sostenere le donne nelle loro capacità genitoriali e lavorative: sono 30 le cuoche che, tramite il laboratorio, sfornano ogni giorno marmellate, vellutate, mousse, composte per dolci, salse e gelatine, cristalli di sale, biscotti e addirittura crostate. Come nel caso di M’AMA Food, anche Eurosia si è data l’obiettivo di creare una vera e propria attività imprenditoriale al fine di formare professionalmente le donne, arredare e attrezzare definitivamente il laboratorio, acquistare macchinari sempre più sofisticati e avviare un’attività remunerativa a tutti gli effetti. A noi non resta che augurare loro “Inshallah”!

4
foto di Roberto Morelli

Milano, Centro Accoglienza Sammartini, M'AMA FOOD - Catering del mondo


Clara Amodeo

Classe 1989, nasco a Milano dove frequento il Liceo Classico Parini. Forse con la benedizione del mio ben più noto predecessore compagno di scuola, Walter Tobagi, intraprendo la sua stessa strada lavorativa iniziando a collaborare con una testata giornalistica di Sesto San Giovanni, proprio quando, nel 2008, mi iscrivo al corso di laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali. Da quattro anni sono pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Lombardia, e, per non farmi mancare nulla, conseguo anche la laurea magistrale nel corso in Storia e Critica dell’Arte nel 2014. Attualmente frequento la Scuola di Giornalismo Walter Tobagi di Milano, forte di un’esperienza non solo redazionale ma anche direttiva: sono infatti vicedirettrice del sito Pequod rivista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Reg. Tribunale di Bergamo n. 2 del 8-03-2016
©2013 Pequod - privacy policy - admin - by Progetti Astratti