Nuove mobilità: il ride sharing in Germania e in Italia

Articolo di Matteo Oufti e Francesca Gabbiadini

Un viaggio come un altro, ma con il ride sharing
a cura di Matteo Oufti

Stoccarda, novembre 2007. Decidere di cambiare vita trasferendosi a Berlino. Programmare un trasloco cercando di evitare di spendere centotrenta euro di biglietti del treno. Tre valige sono fardelli troppo gravosi per pensare di imbarcarli in un aereo. Come fare? La soluzione arriva da un amico di un coinquilino ed è conosciuta con il nome di mitfahrgelegenheit.de: chi intraprende un viaggio da solo decide di mettere a disposizione i sedili della propria auto in cambio di un contributo alle spese del viaggio. Basta inserire un annuncio online (lo può fare, previa iscrizione gratuita, sia chi offre un passaggio sia chi lo cerca) e lasciare il numero di telefono. Il proprietario dell’auto di solito specifica se e quanto spazio ha nel bagagliaio e se durante il viaggio è possibile fumare. Organizzare l’incontro insomma non è difficile: si salpa alla volta della capitale tedesca al costo di 35 euro. Appuntamento alla stazione dei treni alle ventitre.

Non è troppo difficile riconoscere un furgoncino, soprattutto in orari in cui c’è poco traffico. Altrettanto facile è riconoscere un ragazzetto tutto pieno di bagagli. Ci sono solo due posti nel veicolo e tanto spazio per le valige. Alla guida, un cinquantenne delle parti di Francoforte che lavora portando la posta da una grande città ad un’altra. Si sale in auto, l’autista si assicura che la musica che passa alla radio piaccia ad entrambi. Si parte.

Durante le ore successive, come sarà facile indovinare, non è successo niente di esilarante. L’auto scivolava lungo l’autostrada, i fanali fendevano la notte e a momenti di rilassato silenzio si alternavano conversazioni riguardo alla composizione delle reciproche famiglie, al costo della vita prima che arrivasse l’euro, all’inverno alle porte e a tutta una serie di discorsi da persone senza niente da dirsi, ma che sono contente di trascorrere il proprio tempo con una compagnia tanto cortese. L’autista raccontava di viaggiare raramente da solo grazie a mitfahrgelegenheit e faceva anche notare che molte donne usufruivano del servizio in piena sicurezza.

Arrivare poco prima dell’alba in un posto nuovo e sconosciuto assieme alla posta. Il compagno di viaggio chiede in che parte della città deve scaricarmi, ma come si può rispondere a una domanda del genere quando non si conosce niente di Berlino? Pare non ci sia un centro propriamente detto e la stazione dei treni si potrà visitare con calma. Un libro parlava di uno zoo, non sarebbe male visitarlo. E Bahmhof Zoo sia. Così, con tre valige su un marciapiede che nelle aspettative doveva appartenere ad un sobborgo degradato e che in realtà è nel pieno di un quartiere residenziale, si apre una nuova fase della vita.

BlaBlaCar.it: il ride sharing in Italia
a cura di Francesca Gabbiadini

Nel 2007 Olivier Bremer si trovava proprio in Germania quando scoprì il mezzo di trasporto preferito degli studenti universitari: esasperati dai costi troppo alti del treno, il passaggio in auto condiviso divenne un’attività notevolmente diffusa e realizzata tramite l’affissione di annunci svolazzanti sulle bacheche accademiche. Una volta rientrato in Italia, Bremer decise di importare la nuova modalità di viaggio attraverso la fondazione, nel febbraio 2010, di postoinauto.it, una community di ride sharing che permettesse anche agli italiani il risparmio sulle spese di viaggio e la scelta di uno spostamento ecosostenibile.

Appena un anno dopo i numeri dei posti in auto condivisi si aggiravano attorno ai 30 mila, per raggiungere i 100 mila nei dodici mesi successivi. Così, nel marzo 2012, postoinauto.it decide di entrar a far parte del network internazionale BlaBlaCar, e di cambiare il nome in BlaBlaCar.it, adattandosi ai siti gemelli internazionali. La rete europea BlaBlaCar (Comuto SA), fondata in Francia con sede a Parigi, nel 2006, ha cominciato ad operare quasi da subito, attraverso siti web, in Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Polonia. Dunque, non è stato Olivier a rivoluzionare il sistema di domanda-offerta riproponendo la bacheca accademica in rete, come si suggerisce tra le righe di alcuni articoli. Di certo, però, non possiamo che ringraziarlo per aver contribuito, con il suo progetto, a svecchiare il senile pensiero italiano, a scalfire – coscienziosamente, tramite un sito organizzato – le raccomandazioni della mamma di non accettare passaggi dagli sconosciuti.

Che cosa si intende, invece, per ride sharing?

Il ride sharing avviene quando un automobilista decide di mettere a disposizione i posti liberi della sua auto, in una tratta di viaggio medio-lunga, per motivazioni economiche, di sostenibilità o per passare in compagnia un viaggio altrimenti solitario (il sito di BlaBlaCar, come lo stesso nome suggerisce, permette agli utenti di definire il loro grado di loquacità, scegliendo fra “Bla”, “BlaBla” e “BlaBlaBla”). Il ride sharing si differenza dal car sharing, che permette ai clienti un autonoleggio a ore, e dal car pooling, tramite il quale i colleghi di una stessa azienda si dirigono a lavoro con una sola auto, alternando l’utilizzo delle loro auto, per tratte di viaggio brevi e regolari. Il sito è di facile consultazione e l’iscrizione, gratuita, ancora più semplice: la sezione “Come funziona” è difatti molto esplicativa, con tanto di video per i più pigri.

Di maggior interesse, invece, sono i dati relativi ai suoi fruitori: qual è l’identikit del viaggiatore tipo?

La community BlaBlaCar ha più di 3 milioni di iscritti e decine di migliaia di destinazioni in tutta Europa. L’Italia contribuisce con il 10% sul numero di utenti globali, ma tale percentuale è in continuo aumento. Secondo i dati elaborati da BlaBlaCar.it, nell’estate 2013 le offerte di passaggio sono triplicate rispetto alla stagione precedente, indicando in tal modo come il ride sharing sia una valida alternativa al treno e all’aereo. La fascia d’età è under 35, ma nel sito si riscontra la presenza di utenti attivi over 65. Le donne italiane rappresentano un terzo degli iscritti, anche se usufruiscono maggiormente del sito, soprattutto per viaggi di lunga percorrenza (Corriere della Sera, Autostopdigitale: record di donne iscritte, 21 dicembre 2012). Inoltre per le donne che non si sentono del tutto sicure a viaggiare con sconosciuti, la community europea ha introdotto “Ladies Only, in italiano “Viaggio Rosa”, opzione in cui conducente e passeggero appartengono esclusivamente al gentil sesso. I dati evidenziano come, solitamente, dopo un periodo di prova di viaggi in rosa, la viaggiatrice è più propensa a condividere l’esperienza con conducenti e passeggeri maschili.

A meno che non si abbiano problemi relazionali per cui non si riesce a fare amicizia se non in spazi angusti che obbligano l’interazione, il portafoglio è uno dei motivo principali per cui una persona opta per il ride sharing. La tabella sottostante, relativa ad alcuni esempi di costi di viaggio inserite dagli utenti nel portale italiano, mostra difatti un palese risparmio:


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*fonte: viamichelin.it, ** calcolato rispetto ai prezzi base di Trenitalia

Durante l’organizzazione del viaggio è il sito stesso a suggerire al conducente il prezzo da richiedere ai suoi passeggeri: se state cercando uno strappo, è importante accertarsi che l’autista non tragga guadagno dalla tratta che vi offre poiché, in caso contrario, la sua Assicurazione potrebbe rifiutarsi di coprire eventuali imprevisti. Di conseguenza, sarebbe il conducente a doversi far carico delle spese di risarcimento per un eventuale incidente. Il servizio di BlaBlaCar si basa innanzitutto sulla fiducia dei propri utenti e il ride sharing è sicuramente una modalità di spostamento che, per sua natura, non attrae cervelli chiusi a doppia serratura, ma la consapevolezza previene le seccature.

Il progetto non propone solo un modo diverso di percorrere gli stessi itinerari: tra le varie richieste di viaggio, le nuove conoscenze e il continuo aumento d’utenza, BlaBlaCar vuole promuovere il consumo collaborativo e sostenibile. In Italia il numero di auto circolanti supera i 37 milioni, con una media di 1,2 persone per veicolo. Se il ride-sharing iniziasse a diffondersi a tutte le fasce di popolazione, si risparmierebbero 55 miliardi di euro e 40 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno (ANSA.it: EarthDay, con car-sharing -40mild ton CO2 all’anno, 22 aprile 2013).

L’idea del viaggio condiviso sta, a poco a poco, insinuandosi nelle piccole realtà, mettendo in discussione i vecchi disegni di mobilità urbana e suggerendo spostamenti sempre più indirizzati all’ecosostenibilità. Milano non è da meno, con la prima edizione di Citytech, alla Fabbrica del Vapore il 28 e 29 ottobre 2013, durante la quale si discuterà di Mobilità Nuova sondando le opportunità offerte dal Bikenomics l’Economia della bicicletta, Smart Mobility, Car sharing e Smart Parking.

Italia, blablacar.it, germania, nuove mobilità, ride sharing


Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.

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