Il giorno dopo il giorno della memoria

Niente più docufilm sui campi di concentramento, niente più dibattiti in televisione: adesso è tutto finito e se ne risentirà parlare tra un anno. È l’errore più grande che possiamo commettere. A differenza di quel lontano 27 gennaio 1945, oggi i cittadini europei non sono più strappati ai loro cari e alla loro vita, non esistono più ghetti con mura per non far scappare le persone, non partono più treni carichi di deportati diretti in Germania e Polonia. È tutto finito e dell’odio di ieri resta solo il ricordo.

Ne siamo sicuri?

In questi tempi di crisi la disperazione avvicina molte persone a posizioni più estreme di quelle che abbraccerebbero in altre condizioni, e trovare l’idea di un capro espiatorio diventa molto più allettante.

È vero, non ci sono più innocenti strappati ai loro cari e alla loro vita, però molti caccerebbero ugualmente quegli stessi innocenti anche se la loro vita e i loro cari sono qui: il motivo di tanto accanimento è, in ogni caso, una paura della diversità che porta a intolleranza ed emarginazione, col rischio di creare nuovi ghetti, senza vere barriere, se non quelle della paura e dell’ignoranza altrui; molti vorrebbero treni più carichi di migranti verso la Germania, per esempio, per “risolvere” la questione. Dopo tutte le atrocità commesse dall’uomo, non solo nei campi di concentramento, ci dimentichiamo che a commetterle non è stato solo Hitler, un “demonio” in terra, ma molta gente comune: ognuno faceva una piccola parte per mandare avanti la grande macchina dello sterminio.

Lo ribadisce Fabiana Boi nel suo articolo del 25 gennaio su Bossy.it: non mi soffermerò a sottolineare che “il male è banale, dato che può essere commesso da chiunque”. Voglio solo ricordare che anche oggi siamo umani, che anche oggi milioni di ebrei, zingari, slavi, omosessuali e lesbiche restano morti, privati della loro umanità e del loro diritto all’esistenza.

La prossima volta che anche uno solo di noi riterrà che una persona diversa debba restare isolata dai “normali” per non contaminarli, che penserà che gli omosessuali sono persone malate per le quali bisogna trovare una cura, che vorrà mandare “a fare una doccia” uno zingaro appena gli passa di fianco, beh questa persona dovrà ricordare, ricordare cosa è successo quando altre persone prima di lui lo hanno pensato e hanno convinto molti a pensarla ugualmente.

Oggi è il giorno dopo il giorno della memoria, l’odio c’è ancora e ci sarà sempre, ma dobbiamo ricordare ogni giorno chi siamo e cosa potremmo fare, anche senza rendercene conto.

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Alessio Scalzo

Sono cresciuto in Sicilia, nella terra di Pirandello e Sciascia, ma dal 2009 mi sono traferito a Milano. Studio Lettere e sono il responsabile redazionale di Dudag srl (www.dudag.com), dove metto in pratica le innovazioni che vorrei portare nel mondo dell’editoria. Da sempre leggo, scrivo e ascolto musica per capire meglio il mondo e me stesso. Per Pequod mi occupo di attualità e cultura.

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