BlaBlaCar, o l’app dei pendolari d’amore

C’è chi si prepara al weekend organizzando scampagnate, allenandosi per la gita domenicale in montagna o semplicemente pregustando le dormite sul divano davanti alla TV, io cerco passaggi su BlaBlaCar, l’app di car pooling più utilizzata in Italia. Il funzionamento è semplice: si inseriscono città di partenza e di arrivo, l’orario desiderato e il programma mostra i passaggi più in linea con la richiesta. Individuato quello che fa al caso nostro, si può quindi contattare il conducente tramite l’app per accordarsi sul luogo preciso di ritrovo, per poi procedere al pagamento con PayPal o carta di credito e ricevere la conferma del viaggio.

Grazie a BlaBlaCar, nel fine settimana posso raggiungere il mio ragazzo che vive in un’altra regione senza dover spendere una fortuna in benzina e autostrada e senza dipendere da ritardi dei treni, cambi sfiancanti e rischio di scioperi. E non sono la sola a pensarla così. La maggioranza dei viaggiatori che incontro sono studenti o lavoratori che, dopo una settimana di fatica nell’area di Milano, ritornano dalla famiglia nella loro città natale, oppure “pendolari d’amore” – come ci definì un ragazzo con cui viaggiai una volta – in viaggio per raggiungere il proprio fidanzato/a che vive lontano. Insomma, anche con BlaBlaCar sono sempre gli affetti che muovono le persone.

Il profilo pubblico di un utente BlaBlaCar mostra il livello raggiunto e i feedback ricevuti.

Chi non usa BlaBlaCar, spesso rimane incredulo all’idea che qualcuno scelga di salire in macchina con uno “sconosciuto”. “Ma come fai a fidarti?!”, mi sento sempre chiedere con occhi sgranati da amici, colleghi e famigliari. Il punto è che non si tratta di veri e propri sconosciuti. L’app permette infatti di visualizzare i feedback lasciati da altri passeggeri al conducente, che danno un vero e proprio voto al viaggio e scrivono un breve commento. Inoltre, l’applicazione stessa assegna un livello – da “principiante” ad “ambasciatore” – a conducenti e passeggeri, in base al numero di viaggi effettuati e alla media dei voti ottenuti. In questo modo, prima di prenotare è possibile verificare l’esperienza del conducente e i commenti lasciati dai passeggeri precedenti.

Se BlaBlaCar è quindi ben diverso dall’autostop, non è però nemmeno paragonabile a servizi di ride sharing come Uber o simili. Nel caso di questi ultimi, infatti, il conducente effettua un servizio on demand, cioè si sposta in base alla richiesta del passeggero che chiede di essere portato da A a B (un po’ come un taxi), mentre con BlaBlaCar il guidatore deve già recarsi in una destinazione e mette semplicemente a disposizione i posti sulla propria auto per chi deve effettuare la stessa tratta.

A parte gli aspetti pratici di comodità e risparmio, però, BlaBlaCar è soprattutto divertente e permette di interagire con le persone più variegate, che non avremmo altrimenti potuto conoscere in nessun altro modo. Mi capita molto spesso di viaggiare con manager che lavorano presso multinazionali o grosse aziende che mi spiegano di condividere i passaggi con la loro auto su BlaBlaCar solo per fare quattro chiacchiere durante il viaggio e conoscere persone nuove al di fuori del proprio settore.

Grazie a BlaBlaCar, negli ultimi tre anni mi sono imbattuta nei personaggi più disparati. Un ingegnere che lavorava su una piattaforma petrolifera nel Mare di Barents per mesi interi all’anno; un’attivista di Sea Shepherd che ci ha spiegato con un certo orgoglio in cosa la sua associazione si differenzia da Greenpeace; un militare che aveva combattuto in Afghanistan e in Kosovo; un ex-navigatore professionista di rally che ci ha raccontato delle sue gare e del perché il suo ruolo sia importante quanto quello del pilota; dei ragazzi brasiliani venuti in Italia per studiare teologia; due giovani che frequentavano la scuola di aviazione e mi hanno confermato che sì, i piloti Ryanair sono di solito neo-diplomati e più inesperti. Questi solo per citarne alcuni, ma potrei continuare a lungo. Nel corso dei miei viaggi ho ricevuto (e scambiato) innumerevoli consigli su viaggi, posti da visitare, ristoranti da non perdere: dal dibattito sulle gelaterie più buone di Milano, a quello sulla migliore osteria dove gustare la sopa coada a Treviso. Con alcuni conducenti e passeggeri con cui ho viaggiato più spesso, inoltre, si è sviluppato anche un rapporto di amicizia e in un caso è stato anche creato un gruppo WhatsApp “Best Customers BlaBlaCar” per sentirci più facilmente (e condividere i link dei ristoranti di cui parlavamo durante i viaggi!).

Chiaramente, nemmeno BlaBlaCar è tutto rose e fiori e per apprezzarlo occorre sapere adattarsi e, in alcuni casi, armarsi di pazienza. Mi è capitato di imbattermi in conducenti fin troppo disponibili, che facevano mille soste e deviazioni per prendere a bordo o lasciare dei passeggeri, con la conseguenza di rendere il viaggio interminabile. Inoltre, può succedere – fortunatamente non di frequente – di trovarsi in cinque in auto, spalmati contro la portiera o schiacciati tra due passeggeri. Infine, c’è la possibilità, per quanto remota, che il conducente non si presenti o annulli il viaggio all’ultimo. In questo caso, l’importo pagato viene completamente rimborsato da BlaBlaCar, ma chiaramente il disagio di essere stati lasciati a piedi resta. Nella mia esperienza, non mi è mai capitato che un conducente non si presentasse, ma una volta dei ragazzi sono arrivati al luogo d’incontro con un ritardo di un’ora e mezzo rispetto all’orario concordato. Tenendo conto che mi trovavo a Parigi, dovevo rientrare in Italia ed era la sera del primo dell’anno, potete immaginare lo stato d’ansia in cui mi trovavo. Alla fine, però, si sono fortunatamente presentati e ricordo quel viaggio come uno dei più divertenti e speciali che io abbia mai fatto con BlaBlaCar.

Qualcuno dice che il car pooling sia il futuro, altri sostengono che non sia altro che il vecchio autostop adattato ai tempi moderni. Forse è un po’ entrambe le cose, ma qualunque cosa il futuro della mobilità ci riservi, io mi auguro che lo scambio  e i rapporti umani ne siano sempre il fulcro.

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Lucia Ghezzi

Classe ’89, nata in un paesino di una valle bergamasca, fin da piccola sento il bisogno di attraversare i confini, percependoli allo stesso tempo come limite e sfida. Nel corso di 5 anni di liceo linguistico sviluppo una curiosa ossessione verso i Paesi dal passato/presente comunista, cercando di capire cosa fosse andato storto. Questo e la mia costante spinta verso “l’altro” mi portano prima a studiare cinese all’Università Ca’ Foscari a Venezia e poi direttamente in Cina, a Pechino e Shanghai. Qui passerò in tutto due anni intensi e appassionanti, fatti di lunghi viaggi in treni sovraffollati, chiacchierate con i taxisti, smog proibitivo e impieghi bizzarri. Tornata in patria per lavoro, Pequod è per me l’occasione di continuare a raccontare e a vivere la Cina e trovare nuovi confini da attraversare. Sono attualmente responsabile della sezione di Attualità, ma scrivo anche per Internazionale.

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