Intervista a Fra.Biancoshock, a Milano la Street Art diventa “effimerista”


Articolo e fotografie di Martina Balgera

e Francesca Gabbiadini

Continua il nostro percorso tra i muri e gli oggetti di Milano reinventati dalla Street Art: dai colori e sorrisi pop di Pao passiamo ora al lato concettuale dei graffiti urbani e al loro ambizioso obiettivo di proporre un’arte volta a far girare le rotelline dei cervelli cittadini.

Blu all'entrata del Padiglione d'Arte Contemporanea (PAC).
Blu all’entrata del Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC).
Urban solid.
Urban solid.

Incontriamo, dunque, l’artista emergente Fra.Biancoshock, considerato dallo stesso Pao uno dei nomi più interessanti e promettenti a Milano.

Fra ha realizzato più di 400 interventi urbani in Italia, Spagna, Portogallo, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca, Malesia e Stato di Singapore, privilegiano uno stile che si allontana dalla pittura per adoperare gli oggetti stessi come mezzo artistico.

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Quali necessità ti hanno portato ad approcciarti alla Street Art?

«In primis il bisogno di comunicare con il resto del mondo in un modo diverso. Provenendo dal mondo del writing mi sono ovviamente reso conto che la strada era il mio palcoscenico naturale e ho iniziato così a sperimentare degli interventi che potessero esprimere i propri messaggi in un contesto urbano.»

Dal punto di vista artistico Fra ha sempre cercato e creato un percorso creativo unico e altamente soggettivo, che non si ricollegasse a lavori altrui o a scuole di pensiero definite in una corrente esplicitamente riconoscibile. I suoi mentori arrivano direttamente dalla Street Art, come Brad Downey, Elfo, The WA, Mathieu Tremblin, SpY, Vladimir Turner e Evan Roth.

Nel nostro precedente articolo ci siamo occupate dell’artista Pao: sicuramente lo conosci, ma non sappiamo cosa ne pensi e se ti sei ispirato a lui.

«Io e Pao ci siamo conosciuti di persona nell’ultimo anno. Penso sia un precursore della Street Art milanese, che abbia una sua coerenza artistica ma preferisco dire quello che penso di lui come persona: centrato, disponibile, professionista.

[…]

Detto che lavoriamo entrambi in strada ed a volte su complementi di arredo urbano, credo di non essermi ispirato a lui, più che altro perché i mie interventi cercano sempre di cambiare mezzi, media, messaggi, soggetti e situazioni

All’inizio del suo percorso artistico Fra.Biancoshock decise di portare avanti la provocazione Sorry this artist does not exist nei confronti dell’arte in generale e dei suoi sistemi, ma:

«Ad un certo punto ho capito che questa provocazione si era esaurita. Proseguire con quel “claim” sarebbe stato ipocrita e avrebbe rischiato di diventare un’etichetta “commerciale”. Non riconoscendomi in categorie specifiche tipo street art, urban art, etc etc. ho deciso di dare personalmente un nome a ciò che faccio, mettendo a fuoco una serie di elementi che han sempre fatto parte del mio iter creativo. I miei lavori sono sempre stati rivolti alle persone comuni, a quel punto ho ritenuto indispensabile cercare un confronto con Silvia (Silvia Butta Calice, sua Art producer n.d.r.), ovvero una persona che avesse un’esperienza diversa da quella artistica e che, allo stesso tempo, potesse darmi una visione imparziale ed estranea al mio concept per capire i punti di forza e le lacune di questa mia nuova visione: da qui è nato Ephemeralism.

E dato che ho martoriato questa ragazza con interminabili discorsi che spaziavano dai massimi sistemi dell’Arte fono al puro No-Sense, ho deciso di spiegare tutto questo attraverso una personale, di cui Silvia è la curatrice.»

manifesto mostra

Dopo numerosi progetti quali “Antistress for free”, “Graffiti is a religione” e “Someone”, per citarne solo alcuni, Fra crea e promuove l’avanguardia artistica Ephemeralism, ovvero Effimerismo: attraverso il dialogo tra la praticità della Street Art e le modalità espressive dell’arte concettuale, l’artista promuove una corrente in cui gli oggetti artistici esistono in un tempo limitato nello spazio, ma che persistano illimitatamente attraverso la fotografie, il video e la viralità tipica dei social network. Utilizzando questi strumenti le riflessioni che impone con i suoi lavori passano dall’essere  effimeri all’essere “ephemeralism”.

Ingresso alla 77 Art Gallery
Ingresso alla 77 Art Gallery
Strumenti d'artista
Strumenti d’artista

PersoneAllaMostra

All’inizio di marzo del corrente anno, in Corso Porta Ticinese a Milano, Fra ha presentato la sua prima personale milanese nello spazio 77 Art Gallery: in relazione alla tua prima personale a Milano, come spieghi il connubio fra arte di strada e lo spazio chiuso dell’esposizione?

«Credo che la galleria d’arte intesa come galleria-gallerista-critico-scaffali di opere di artisti-elitè-inaugurazione la domenica pomeriggio non sia per il mio tipo di approccio la location ideale in cui esprimermi. Poi vi sono realtà diverse, come ad esempio al 77 Art Gallery, che operano con logiche diverse, più attuali e più stimolanti per gli artisti.

Io avevo bisogno di presentare questo progetto e avevo bisogno di uno spazio chiuso in cui le persone possano vedere quello che negli altri 364 giorni esprimo per strada. In questi anni molti hanno scritto che sono molto viral ma che di mio in giro si vede fisicamente poco. Dato che è vero, mi sembrava carino pensare a questo momento per esibire un po’ di esperienze effimere.»

Opera effimera esposta alla mostra
Opera effimera esposta alla mostra

A differenza di Pao, il quale ha un retroscena culturale del miglior teatro milanese, l’arte di Fra.Biancoshock nasce e si forma attraverso le strade, dialogando sì con il cittadino medio ma chiedendogli uno sforzo interpretativo maggiore.

La causa di questo sforzo non risiede nel messaggio, ma nello stile: la tecnica adoperata prevarica il linguaggio semplice e immediato, con la volontà di combinare stili appartenenti a più arti e metodi espressivi altamente contemporanei. In questo modo, rimaniamo in una Street Art di nicchia, aperta solamente alle giovani generazioni: vecchietti e adulti con menti ristrette, difatti, possono sicuramente osservare i suoi interventi urbani, ma non potrebbero mai recepire il passaggio successivo della sua corrente artistica, ovvero la possibilità di essere reiterata infinitamente grazie all’utilizzo di fotografie e video caricati su internet, canale comunicativo contemporaneo per eccellenza.

Pensando agli effetti sul fruitore si può fare di nuovo un confronto tra Pao e Fra. Le opere di Pao suscitano un sorriso corale perché ridanno slancio vitale a tristi elementi urbani, mentre Fra  utilizza più spesso il pirandelliano “sentimento del contrario” con il quale ci mostra le contraddizioni della società, tant’è che le sue opere umoristiche fanno provare anche un certo disagio.

angioletto che beve


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