La vita di Liegi: le sue stazioni e lo Shamrock

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«Gli aeroporti sono freddi ed impersonali, le stazioni invece possiedono il carattere e raccontano le storie della città in cui si trovano», diceva Terzani.

Chi vedrà Liegi per la prima volta dal treno avvertirà un senso di straniamento: ai panorami di piccole case di mattoni degne dell’immaginario più mainstream si sostituisce poco a poco la cassa toracica di un mostro bianco e freddo: è la Gare Guillemins, stazione centrale di recentissima fattura (ha solo quattro anni), ennesimo capolavoro di Calatrava e, come non di rado accade con le opere dello spagnolo, l’ennesimo esempio di edificio male inserito in un contesto. Ai turisti convince, alle loro macchine fotografiche colpisce, ai liegesi fa vomitare ma pare che ai valloni non dispiaccia dato che ne è in costruzione un’altra nella più piccola città di Mons. Chi è stato a Valencia, a Lione, Toronto, Reggio Emilia, o è pratico del periodo organico dell’ingegnere, è come se l’avesse già vista. Per fortuna o purtroppo sono mancati i fondi per realizzare l’intero progetto, che voleva far partire dalla stazione un fiumiciattolo che poi sarebbe sfociato nella Moisa.

Fino allo scorso anno i tossici si riempivano le tasche di erba e rientravano dalla vicinissima Maastricht al binario uno con il regionale. Ora sono aumentati i controlli della polizia ferroviaria e la regione olandese del Limburgo ha decretato che solo i residenti possono accedere ai coffee shop. Così i fattoni hanno abbandonato la stazione in favore delle biciclette. Fa freddo ma nelle giornate giuste se ne vedono molti che si avventurano lungo la pista ciclabile.

Stazione di Liegi

 Nonostante la città ardente si trovi nel cuore dell’Europa che produce, la sua situazione economica non è delle migliori. Il declino dell’industria, cominciato negli anni Sessanta, non ha più conosciuto arresto; le fabbriche son presto diventate vecchie e non ci sono mai stati i soldi per svecchiarle. La crisi ha aggravato la situazione e quindi il bianco della Guillemins contrasta ironicamente con il nero della cattedrale gotica e delle chiese da troppo tempo lasciate all’incuria. Qualcuno sostiene che manchino persino i soldi per innaffiare le aiuole e una passeggiata per i giardini del Parc de la Boverie aiuta a consolidare questa convinzione. Una persona su quattro è disoccupata e gli abitanti della capitale della Vallonia ci scherzano sopra: bevono le loro birre speciali allo Shamrock e sfoggiano il loro temperamento, più mediterraneo che nordico, che li rende felicemente poco inclini al lavoro. La signora che pulisce i bagni fa entrare un barbone senza pretendere i cinquanta centesimi necessari ad accedere alla toilette.

Parc de la Boverie

Funziona così: le poco stipendiate donne delle pulizie hanno il diritto di far pagare l’accesso ai cessi da loro ramazzati. Anche da Burger King, anche nei centri commerciali. Nelle stazioni, figuriamoci. Nei bei tempi andati certe politiche così aggressive erano inimmaginabili. Nella vecchia Guilemins non si pagava per pisciare. Però c’era l’amianto, oltre ad altre seccature (poca praticità per raggiungere i binari e spazi mal gestiti in generale). La vecchia gare, in vetro e cemento secondo l’estetica avveniristica della fine degli anni Cinquanta, dialoga con il Palais des Congrès (ancora in piedi) e denota la volontà da parte di Liegi di dare di se stessa un’immagine accattivante ed in continuo aggiornamento. Per i bagni a libero accesso di quasi un secolo fa passavano nefandezze di ogni genere. Questo deve aver favorito la creazione della fama della città, che vanta di essere tra le più pericolose d’Europa (anche se mai quanto la vicina Charleroi, bisogna proprio stare all’occhio con ‘sti valloni). I liegesi, tuttavia, se ne fottono, Amelie stacca dal lavoro allo Shamrock alle tre, a volte alle quattro di notte e non ha paura di girare per le strade. Prostitute, alcolisti e spacciatori, presenti in buona dose nel territorio, non sono poi così temibili. Basta schivarli quando si cammina, o assecondarli se rivolgono la parola.

The Shamrock, il locale irlandese dove i liegesi si ritrovano e rinfrescano il loro senso di appartenenza alla Vallonia

Posto piccino ma accogliente, adatto a chi ama buona birra e musica live, voilà lo Shamrock, tra i posti più bazzicati nell’ambito della movida di Liegi. E’ nato con un po’ di anticipo rispetto alla stazione. Prima, al numero uno della rue Louvrex, c’erano stati, in ordine sparso, un negozio di cappelli, un altro bar, un falegname e chi più ricorda cos’altro. Sarebbe interessante scoprire cosa ci fosse prima del 1958, quando la stazione appariva come un tenero baluardo ottocentesco.

Se quell’edificio avesse potuto parlare avrebbe raccontato dell’expo del 1905, delle noie della prima metà del Novecento, della presa di coscienza sempre più forte e politicizzata dell'”essere valloni”, dell’humor noir e dell’ironia che caratterizzano gli abitanti di quella che chiamano la città ardente. Se avesse potuto parlare probabilmente avrebbe anche accennato a tutta l’acqua che ha bagnato la città negli anni, e a tutti i cittadini che usano il proverbio vallone: «fai come a Liegi: lascia piovere».

Gare des Guillemis ai primi del Novecento

Due anni fa, la galleria d’arte contemporanea Jean Michel Uhoda ha chiesto a diversi artisti locali di creare delle opere partendo da un salvadanaio a forma di teschio. Durante l’esposizione, la gente (che non pagava l’entrata) inseriva monete nelle finte teste di morto e le spiegazioni annunciavano che il ricavato sarebbe andato ad un’associazione che raccoglie fondi per salvare Gaelle, una quindicenne invalida all’80% che deve prendere una serie di medicinali pagati solo in parte dalla mutua. Forse questa è una immagine emblematica: si decide di affrontare una difficoltà con uno spirito positivo che sfiora il cinismo.

Si potrebbe obiettare che molti luoghi si sono creati nomee stereotipate, ma forse il caso liegese è davvero diverso. Lo si capisce alla festa della musica (a giugno) o nelle altre occasioni comunitarie, in cui senzatetto e signore impellicciate ballano assieme, quando la lesbica squattrinata che gira tutti i vernissages per mangiare gratis saluta i conoscenti con la sua dentatura autunnale (e col cavolo che lascia i centesimi nei teschi), alla paninoteca della stazione centrale che espone un annuncio in cui si legge che si sta cercando una ragazza da assumere che sia puntuale, flessibile e… coraggiosa. Forse la brutta Gare des Guillemins è davvero simbolo di una città piena di agrodolci contraddizioni. Anne Lise è stata lasciata di nuovo e piangendo allo Shamrock offrirà birra a chiunque finga di ascoltarla anche stavolta. Che poi tanto lo sanno tutti che si scopa il proprietario.

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