QUE VIVA EL PERU’, CARAJO!


Viva il Perù, cazzo!

Basta solo questa scritta, che a caratteri cubitali campeggia sul versante della montagna, per farmi capire che questa non è una domenica come le altre. E’ il 29 luglio 2012 e il Perù ha appena compiuto 191 anni. Tutta la nazione blanco – roja è in fermento per i festeggiamenti patrii che si protrarranno per  oltre una settimana. Un tripudio di bandiere biancorosse assediano ogni angolo di strade:  tutto il popolo peruviano è chiamato a raccolta per dar vita ai festeggiamenti per la tan querida patria, la tanto amata patria.  Scuole chiuse, sfilate, parate militari e civili e spettacoli di ogni genere animano l’intero paese, dalla capitale Lima agli angoli più remoti e sperduti delle province andine e della selva.

E nella provincia di Huarochirì, a est di Lima, dove incominciano a innalzarsi le poderose Ande, lo spettacolo principale non può che essere la Corsa dei cavalli. Macchine, corriere, mototaxi assediano già dalla mattina i pendii delle montagne. E’ una corsa per accaparrarsi i posti migliori, per cui presto lo scenario del villaggio montano di Cashahuacra diventa una fiumana di gente assiepata su tetti, strade e rocce. Tutti lì per godersi un giorno intero di corse per i ripidi pendii delle montagne dove i fantini diventano le vere star dei vari villaggi di provincia. Ancora più celebri delle star del calcio o della tv, questi giovani o anziani intrepidi si avventurano per malconce mulattiere a bordo di ancor più malconci ronzini.

La corsa prevede varie batterie di tre fantini ciascuna che si sfideranno in un percorso di circa 4-5 chilometri giù per le montagne.

Vige un’unica regola: arrivare vivi e in sella al proprio cavallo.

Potrebbe sembrare cinico umorismo ma non lo è. Ad ogni corsa si prevedono almeno 3 feriti portati via in ambulanza se va bene, qualche deceduto se va male. Ma anche questo mi dicono, fa parte dello spirito della competizione.

Dopo essermi assicurato una postazione di tutto rispetto, attendo col fiato sospeso che arrivino i primi fantini. Come un fiume che travolge gli argini, le grida della folla si fanno sempre più forti quasi volessero accompagnare sino al traguardo i loro beniamini che arrivano chi gioendo per la vittoria, chi quasi spiccando il volo, chi dando di frusta e chi invece dandoci dentro tra spintoni, frustate tra fantini, strattonamenti e tentativi di disarcionamento.

Lasciato il mezzo ai box nelle esperte mani degli uomini, o meglio donne della scuderia, la gara termina e i corridori usciti miracolosamente illesi potranno dedicarsi all’attività preferita del post – gara, la fase borrachera, dove casse e casse di cerveza crystal scompariranno negli intrepidi e mai domi fegati peruviani.

A gara finita la gente rimane assiepata sui monti. Il motivo è sempre lo stesso. Finché la cerveza rimane a far compagnia la gente non si schioda.

Con questa immagine si chiude la giornata, immersa nel folclore dei festeggiamenti per l’anniversario patrio peruviano, spericolate corse coi cavalli lungo pendii per cuori forti e gente che si ferma a bere e mangiare ignorando il sole che se ne va e il freddo e il buio che iniziano ad avvolgerli.

Ma qui è così e si dice che del resto senza la birra Crystal, che festa sarebbe??

E del resto va bene così, si stappa e ci si unisce ai cori «QUE VIVA PERU’ CARAJO!»


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