Il Delta del Danubio e la sua Sulina, piccolo porto peschereccio


Sei seduto in una barca di legno, su un’asse ricoperta da un panno, e ai lati si adagia una distesa di acqua speculare al cielo. Sei praticamente circondato dalle nuvole, riflesse ed effettive, gli unici tratti che interrompono l’illusione sono gli arbusti e il volo di una moltitudine di uccelli neri sull’orizzonte. Il silenzio è totale, poiché il motore della barca è spento, fino a che non senti quattro, cinque colpi doppi sulla superficie dell’acqua. Sono i pellicani che si alzano in volo, sbattendo le ali e saltando con le loro zampe palmate, e questa non è una seduta psicanalitica ma l’esagerato Delta del Danubio.

Dopo aver girovagato per metà Europa, toccando dieci Paesi, il Danubio, secondo fiume più esteso del nostro continente, si getta finalmente nel Mar Nero, nel nord-est della Romania e al confine con l’Ucraina. Dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, il Danubio si divide nella città di Tulcea in tre bracci, Chilia, Sulina e Sfântu Gheorghe, creando un territorio in costante trasformazione di 4187 kmq caratterizzato da paludi, sabbia, isolotti galleggianti e canneti, che occupano ben 1563 kmq di tale superficie. Il Parco Nazionale del Danubio è oltremodo arricchito dalla variegata popolazione di uccelli, più di 300 specie, e dalle oltre 160 specie di pesci.

Sulina, piccolo villaggio di pescatori sul Mar Nero, è stata la nostra meta e punto di partenza per esplorare il delta. Per arrivarci bisogna prendere un traghetto da Tulcea e godersi le sponde del fiume per 5 ore. La cosa migliore da fare è arrivare al porto senza aver prenotato una pensione: saranno le famiglie del posto a chiedere di potervi ospitare poiché il turismo è la principale risorsa economica della zona e la gente del luogo deve prepararsi al nebbioso e inattivo inverno. Questo fotoreportage è dunque dedicato a questo piccolo villaggio e al ritmo della vita danubiana.

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Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.
Francesca Gabbiadini

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Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.

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