Viaggio tra i profughi siriani: dalla stazione Centrale all’Europa

di Alessandro Giuliano Andrea Turchi

La stazione centrale

Ahmad ha 23 anni. Si è fatto tre giorni di viaggio. E ora, appoggiato sulle colonne di marmo al mezzanino della stazione centrale, ci racconta dell’odissea che dalla Siria l’ha portato in Italia.   Ahmad è uno dei tanti profughi fuggiti dalla guerra e dalla disperazione. A Milano, da agosto 2013 ne sono arrivati decine di migliaia. Numeri. Per ogni numero una storia. Storie e numeri della cosiddetta emergenza profughi. Carlotta, invece, è una studentessa italiana, studia a Pavia e ogni giorno prende il treno per andare a lezione. Ogni mattina facendo le scale, si trova di fronte tante persone nelle condizioni di Ahmad. Sono giovani, vecchi e intere famiglie con i bambini che giocano ai piedi della scalinata che porta ai binari. A questa gente manca tutto. Carlotta passa davanti a loro ogni giorno, ma decide di sottrarsi all’indifferenza. Di intervenire. Oggi, insieme ad altri volontari, fa parte dell’associazione “Sos Erm che offre immediata accoglienza, soccorso e cure ai profughi che arrivano in stazione centrale. Una mobilitazione partita dal basso e che presto ha coinvolto anche associazioni e cooperative sociali. Un’azione tempestiva volta ad affrontare una situazione al limite del collasso.

Perché Milano

Chi arriva a Milano scappa dalla guerra. Ha visto la propria casa saltare in aria. Ha visto la morte negli occhi e i cadaveri di chi non ce l’ha fatta, galleggianti nel mediterraneo. La speranza è raggiungere la Germania, ma anche Olanda, Danimarca e Norvegia. Milano è un ponte. Un ulteriore punto di partenza per raggiungere nuove mete. «dei 42mila profughi ospitati a Milano nell’ultimo anno – spiega Fabio Pasiani, della cooperativa ARCA  (www.progettoarca.org) –  solo 50 hanno richiesto asilo in Italia. Per il resto, tutti cercano di proseguire la propria strada verso gli altri Paesi europei, al fine di raggiungere le comunità siriane pre-esistenti in quei territori.» Il capolinea, dunque, non è Milano. Il viaggio continua oltre le alpi.

I centri di accoglienza

L’emergenza si è presentata già un anno fa. Le ondate migratorie hanno presto affollato i locali della stazione. Dapprima le associazioni e in seguito il Comune hanno provveduto all’accoglienza e al loro smistamento nei centri deputati. Al contrario di quanto si possa pensare, la città si è trovata a dover gestire non solo gli arrivi delle persone sbarcate sulle coste del sud Italia, ma anche coloro che qui venivano mandati da altri centri dislocati nelle diverse città del nord. In pratica, il Comune di Milano è stato l’unico del nord Italia a mobilitarsi. Si colloca in quest’ottica anche la trasformazione dell’ex centro di identificazione ed espulsione (CIE) di via Corelli, in un vero e proprio centro di accoglienza. Tuttavia non stiamo parlando di hotel di lusso, ma di strutture al limite del collasso. Una condizione drammatica alla quale molti preferiscono il marmo del mezzanino o il primo treno verso il nord.

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Le istituzioni e la burocrazia

Dopo i primi arrivi in massa presso la stazione centrale, il Comune, in collaborazione con alcune associazioni, ha deciso d’intervenire nella maniera più tempestiva possibile. Purtroppo, però, in questa vicenda permangono molte le zone d’ombra: quale sia stato l’effettivo ruolo svolto dalle forze dell’ordine o dagli altri organi istituzionali, quali le leggi che abbiano regolato la schedatura dei profughi, se e dove tali norme siano state applicate e in quali casi aggirate. Cerchiamo di ripercorrere insieme alcune tappe fondamentali. L’operazione Mare Nostrum (conclusasi il mese scorso e sostituita da Triton) è entrata in vigore il 18 Ottobre 2013 al fine di salvaguardare la vita dei migranti ed assicurare alla giustizia gli scafisti. Gli 11.300 siriani (stime del Viminale) portati in salvo sulle coste italiane, secondo il regolamento di Dublino II (in vigore dal 17/3/2003), avrebbero dovuto essere schedati al momento dello sbarco, dunque nel Paese nel quale approdavano. Il fine di tale normativa era proprio quello di evitare che i richiedenti asilo fossero inviati da un Paese all’altro e di prevenire l’abuso del sistema, ovvero la presentazione di domande di asilo multiple da parte di una sola persona. “Avrebbero” perché, a quanto pare, l’Italia non ha rispettato in maniera ortodossa gli accordi Europei, violando la legge e omettendo la schedatura dei profughi. Sono solo congetture certo, tuttavia ciò darebbe una ragione ai numeri: ovvero delle 50 richieste di asilo, a fronte di 60mila profughi arrivati a Milano. Anche la circolare del 2 Ottobre, emessa dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano, che sollecitava ad applicare i trattati Europei (stiamo parlando di Ottobre 2014), sembra avallare l’interpretazione di una mancato rispetto degli accordi europei da parte degli organi competenti.

Il punto

Da alcuni mesi a questa parte il flusso migratorio verso le coste italiane è notevolmente diminuito, anche a causa delle condizioni meteo che rendono sfavorevole la navigazione. Tuttavia la vicenda non può e non deve passare in secondo piano. Se la tristemente nota realtà del “mezzanino” della Centrale di Milano appare ora più tranquilla, altrettanto non si può dire per i centri di accoglienza i quali, già al limite della capienza, rischiano il collasso. Anche perché, proprio in questi giorni a Milano partirà il “piano freddo”, il programma del Comune dedicato all’assistenza dei senza tetto, che saranno ospitati negli stessi centri. La vicenda dei profughi siriani in stazione ha suscitato sdegno per il degrado conseguentemente generatosi, ma è stata anche terreno di strumentalizzazioni politiche utili agli sfoghi di piazza: dalla caccia allo straniero, alle invettive antieuropeiste. Ma non è questa la sede per puntare il dito, bensì per porre la lente su una questione complessa che miete fin troppe vittime. La macchina burocratico-legislativa, che avrebbe dovuto regolare e favorire il deflusso (perché di questo si tratta) degli immigrati, è venuta meno al proprio compito, generando una complessa rete di ostacoli legati anche al continuo “scarica barile” tra le autorità. Il mancato coordinamento, anche a livello internazionale, ha avuto come unico risultato il caos arginato dalla volontà, dalla civiltà e dall’iniziativa di cittadini ed associazioni che per primi si sono mossi ed hanno sollecitato le istituzioni a fare altrettanto.Nella parzialità del quadro ricostruito dobbiamo prendere coscienza di alcuni elementi ineludibili. La volontà di chi sbarca non è quella di rimanere nel nostro Paese. L’Italia è il ponte tra il Mediterraneo e l’Europa. Un Paese che, però, non sembra in grado di adempiere ad un compito semplicissimo: assicurare a chi arriva un’accoglienza e un normale scorrimento verso gli altri Paesi dell’U.E. E, ancora una volta, torna in mente l’immagine del nostro territorio come una grande stazione. Un enorme scalo ferroviario che non guida né partenze né arrivi.

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    […] Io sto con la sposa è un progetto particolare. Nato per caso, si è rivelato un fenomeno cinematografico di successo ed è riuscito a sensibilizzare migliaia di persone a un tema che tocca tutti da vicino. Il film è il documentario vero dell’esperienza del regista Antonio Augugliaro, del giornalista Gabriele Del Grande e del poeta Khaled Soliman Al Nassiry, che dopo un incontro alla Stazione Centrale di Milano hanno intrapreso un lungo viaggio attraverso l’Europa per aiutare cinque profughi in fuga dalla guerra a raggiungere la Svezia e un futuro migliore. La legge, infatti, prevede che i profughi debbano richiedere asilo politico nel primo paese che raggiungono (per motivi geografici, sostanzialmente, l’Italia), e una volta ottenuto non gli è più possibile spostarsi in nessun altro stato della comunità, condannati così a rimanere in un paese che non vogliono e che non li vuole. Le mete desiderate, invece, sono altre, soprattutto il Nord Europa. Di queste drammatiche vicende ve ne avevamo dato conto già qualche tempo fa, in un articolo di Alessandro Giuliano e Andrea Turchi che potete rileggere qui “Viaggio tra i profughi siriani: dalla stazione Centrale all’Europa”. […]

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