Fargo: la recensione

Il 2014 è stato senza dubbio un grande anno per le serie televisive. Ha infatti visto il debutto, oltre che della già citata True Detective, di molti prodotti interessati, primo su tutti Fargo, la cui prima stagione ha avuto un enorme successo, come hanno dimostrato gli Emmy Awards di quest’anno (che verranno però ricordati per il trionfo dell’ormai iconica Breaking Bad), conquistando i premi per miglior miniserie, miglior regia e miglior casting.
Prodotta da FX insieme a MGM, Fargo si ispira in parte all’omonima pellicola dei fratelli Coen, che questa volta figurano solamente come produttori esecutivi. Molti sono dunque i riferimenti al film del 1996 e in generale al cinema dei Coen, come l’indicazione, presente all’inizio di ogni puntata (This is a true story. The events depicted took place in Minnesota in 2006. At the request of the survivors, the names have been changed. Out of respect for the dead, the rest has been told exactly as it occurred.), oppure, nel primo episodio, un cartello che pubblicizza il White Russian, il cocktail targato “Drugo” (Il grande Lebowski).

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Gli episodi sono dieci, ambientati sempre in Minnesota come per il film. Ma i protagonisti sono diversi e così gli interpreti. Billy Bob Thornton, con il volto incorniciato da una frangetta con cui non siamo abituati a vederlo, è Lorne Malvo, il forestiero killer professionista. Al suo fianco nella discesa verso gli inferi della spirale omicida, c’è Martin Freeman, il Bilbo de Lo Hobbit, che interpreta il marito modello (almeno all’inizio) Lester Nygaard. E poi il ruolo femminile, di un agente che impara col tempo ad essere un buon investigatore, è affidato a Allison Tolman.
Va detto che il premio per il casting è abbondantemente meritato in quanto, specialmente nel caso di Thornton e Freeman, questa serie dà vita a personaggi memorabili (alcuni anche candidabili allo status di cult), i quali non possono essere che frutto di una straordinaria recitazione.

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L’umorismo nero dei fratelli Coen è quasi pervasivo e, coniugato a un’ambientazione che richiama una Twin Peaks in versione invernale, crea un’atmosfera di tensione quasi surreale, che cresce e si alimenta di puntata in puntata.
Insomma, di certo non assisterete alla solita trama poliziesca scontata, ma il divertimento (e l’intrattenimento) stanno nell’immaginare quale possa essere la sorte dei personaggi e tutto sembra essere possibile.
Emerge da subito il forte contrasto tra le persone semplici della campagna del Minnesota, i normali cittadini, e il killer spietato, Lorne Malvo, personaggio cupo e misterioso, che diffonde attorno a sé un alone maligno e indecifrabile, un male la cui incomprensibilità è direttamente proporzionale alla paura e al disagio che scatena in chiunque egli incontri.
Notevole inoltre è l’approfondimento psicologico di ogni personaggio, che agisce in base alle sue convinzioni, alle sue capacità e alla sua morale, il che rende quasi impossibile, da parte dello spettatore, dare giudizi inquadranti sulle figure si trova di fronte.

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Fargo è stato trasmesso negli States a partire dal 15 Aprile di quest’anno e farà la sua comparsa qui in Italia proprio questo mese, su Sky Atlantic. Quindi, chi non l’avesse ancora visto perché frenato dalla barriera linguistica, ora non avrà più scuse.
La seconda stagione, già in produzione, tratterà di vicende differenti con altri personaggi, ma in ogni caso resterà legata al contesto geografico del Minnesota.
Siamo giunti al termine, come sempre spero di avervi convinto a dare una chance a Fargo, perché la merita, veramente.
Saluti e alla prossima!

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Simone Buzzi Reschini

Sono Simone. Nato nel 1992, vengo da un paesino in provincia di Varese (Viggiù) e, dopo aver frequentato il liceo classico E. Cairoli, ho deciso di iniziare la facoltà di Lettere Moderne a Milano. Ora vivo a Bologna, dove ho intrapreso la laurea magistrale in Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Ho dunque grazie a Pequod la possibilità di focalizzare le mie passioni per il cinema e per la televisione e, nello specifico, mi occuperò di Serie Tv. Finalmente tutte le ore passate davanti allo schermo avranno un senso ...forse.

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