(Non) tutte le strade portano al Veneto

Le bandiere rosse e gialle col leone di San Marco sventolavano nell’aria. Le lacrime di commozione bagnavano gli occhi di gioia, mentre inni patriottici si levavano dalla piazza di Treviso tuonando “Viva il Veneto indipendente”. E’ questa una delle ultime immagini che le cronache hanno riportato in relazione al movimento degli “Indipendentisti del Veneto”: coloro che auspicano la nascita di una Repubblica Veneta.

Tuttavia l’universo Indipendentista è in realtà molto più complesso ed eterogeneo di quanto si possa pensare. Si esprime in una serie di movimenti differenti non solo per le modalità operative, ma spesso anche per il fine perseguito. C’è chi mira alla creazione di uno Stato Indipendente, chi ricerca forme di autogoverno, chi agisce in maniera poco ortodossa, a metà tra il folklore carnevalesco e l’impeto insurrezionalista (si ricordi il caso del tanko dei Serenissimi) e chi con referendum inapplicabili giuridicamente, come quello del Marzo 2014, ritiene già di aver messo la parola fine al Veneto regione, per iniziare una nuova Era di prosperità ed autonomia nel Veneto Stato.

Autogoverno del Popolo Veneto – Stato delle Venetie è una realtà alla quale ci siamo rivolti per cercare di capire meglio il quadro. Ci teniamo subito a sottolineare che Loris Palmerini, presidente del Governo delle Venetie, prende le distanze da chi persegue l’indipendenza in maniera violenta o illegittima. Non è persona che basa il proprio incarico su toni tribunizi o su una retorica aggressiva, bensì su una pacata e accurata ricostruzione storica dell’Italia e del Veneto. La tesi sostenuta si basa prima di tutto su un’illecita appropriazione che la nascente Italia avrebbe compiuto nei confronti dello stato Lombardo-Veneto. Nel 1866 il referendum che avrebbe dovuto consentire ai Lombardo-Veneti di decidere liberamente sull’annessione allo Stato italiano sembra essere stato condotto con metodi impropri ed illegali. Gli studi compiuti da Palmerini in questo senso mettono alla luce una serie di irregolarità che rivelano la natura manipolatoria di un plebiscito volto a assoggettare prima e ad annettere poi lo Stato Lombardo Veneto contro la sua volontà. Senza mezzi termini questo movimento interpreta il processo unitario come un’azione di illecita sottomissione, di dominio, di feroce invasione.

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Partendo da questo presupposto l’Autogoverno del Popolo Veneto, fondato nel 1999 in concomitanza con la prima anagrafe del popolo veneto, si investe il compito di dimostrare in sede legale l’illecita presenza dello Stato italiano sul territorio LombardoVeneto. Nel 2008 Palmerini stesso ha presentato la questione al tribunale di Venezia chiedendo se poteva essere riconosciuta la giurisdizione dello Stato Italiano sul suddetto territorio. La sentenza fu che sussisteva un difetto assoluto di giurisdizione e ciò potrebbe voler dire che il giudice non è competente in materia. Così la questione è stata presentata alla Corte Internazionale dei Diritti dell’Uomo, ma l’Autogoverno intende presentarla alla Corte Internazionale poichè che la vicenda riguarda i rapporti fra due Stati, quello italiano e quello del Lombardo-Veneto.

Il movimento si appella al Principio di Autodeterminazione dei Popoli per sostenere l’identità del Popolo Veneto come realtà etnico-culturale vittima dell’invasione dell’Italia. Ma è proprio per la volontà di avanzare un processo di autonomia del popolo veneto, e non del territorio regionale, che questo movimento si distingue dagli atri. Alla luce di ciò la famosa iniziativa referendaria di marzo (conclusasi con la proclamazione dell’Indipendenza veneta a furor populi nella piazza di Treviso) portata avanti da altri movimenti, appare illegale e controproducente per una semplice ragione: non si può perseguire l’indipendenza del Veneto, in quanto regione, dato che l’articolo V della Costituzione italiana lo vieta. Inoltre il referendum non può essere indetto su questioni di materia internazionale, come i rapporti di potere fra gli Stati. Invece si può far valere l’autodeterminazione di un popolo a partire dai suoni connotati qualificanti.

Sempre da questo punto altri prendono le mosse nei confronti dei partiti Italiani che da anni sventolano la bandiera del federalismo: “Liberano migliaia di delinquenti con lo “Svuota-carceri” e arrestano chi vuole l’indipendenza. Siamo alla follia”, ha dichiarato, lo scorso aprile, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini.

E’ diretto Palmierini nel sostenere che “noi non siamo un movimento politico, siamo un governo provvisorio, di transizione, e partiamo dal presupposto che la presenza dello Stato italiano su questo suolo sia illecita. Il fatto è che l’intera Lombardia (regione dello stato Lombardo-Veneto) non ha nemmeno mai votato per diventare Italia. Chi promette l’indipendenza attraverso il referendum compie un atto ridicolo e giuridicamente illecito, come chi vuole il ritorno alla Repubblica Veneta, poiché questa è inserita nello stato Lombardo –Veneto, di cui noi vogliamo riaffermare l’indipendenza”. E continuai Partiti fanno più confusione che altro”.Sul tavolo di Zaia c’è la richiesta di attuare le norme europee sulle minoranze nazionali, è lì da più di un anno ma non ha avuto seguito”. Palmerini ripete che “l’indipendenza non la può fare la regione per statuto, perché è contro lo statuto, ma la può ottenere il popolo veneto (che sta in più regioni) in sede internazionale: così si spazzano via i movimenti di Indipendenza Veneta, Veneto Stato, Veneto Indipendente, Stato Veneto”.Rumors vorrebbero poi alle elezioni regionali del Veneto per il 2015 ci siano possibili liste con nomi come Chiavegato in appoggio alla Lega Nord o Busato, il quale ha dichiarato di volersi candidare pur avendo proclamato la nascita di una repubblica: ulteriore riprova, agli occhi di Palmerini, non solo della loro incoerenza ma anche dell’inattuabilità e dell’inconsistenza dei loro progetti indipendentisti.

Oltre alle ragioni storiche l’inasprimento delle recenti condizioni economiche in cui l’Italia versa ha acuito le tendenze indipendentiste. Il 33% degli Italiani vuole l’indipendenza della propria regione. Ancor di più in Veneto che per anni, dice Palmierini “ha tirato avanti la carretta dell’Italia, che ha lo stesso potere d’acquisto del sud ma produce due volte e mezzo la media europea pro capite”. Più del 50% dei Veneti vuole l’indipendenza e tali tendenze iniziano a manifestarsi con iniziative sempre più forti- in questo senso l’intento, tutto pacifista, di Autogoverno del Popolo Veneto è quello di prendere le distanze da iniziative illegali (come la presa della piazza di San Marco nel 1997 o la più recente poisia veneta di Mln) e pericolose (come la costruzione del rudimentale carro armato-trattore da parte dei Serenissimi) e di declinare queste tendenze in un processo legale e legittimo.        

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LA RINGHIERA

Niccolò Tommaseo dava la seguente definizione di concordia: “Per discernere i veri buoni, metteteli insieme. Se non s’accordano, la virtù loro è apparenza”. Se chi rivendica la verità della storia a lungo sottaciuta lo fa in virtù dello studio, della legalità, della non violenza è legittimo e doveroso che una democrazia vi presti ascolto. Giacché il vero male di una civiltà viene da chi grida dal basso, nutrendo il suo popolo di false speranze. La concordia viene tra le persone disposte al dialogo. La concordia nasce fra persone di Stati diversi. La concordia non nasce sopra un palco o da un tuono di cannone in piazza. La concordia discerne i veri buoni, quelli che discutono, dai buoni apparenti, quelli che ingannano.

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Andrea Turchi

Mi chiamo Andrea Turchi ed ho 25 anni. Provengo da Firenze, dove mi sono laureato in Lettere Moderne ed attualmente studio Editoria presso l’Università Statale di Milano. Pequod per me è non solo un’occasione di crescita ma qualcosa di più: Pequod è una lente per osservare il mondo, un mezzo per suggerirvi una prospettiva diversa, una famiglia della quale faccio parte da più di 1 anno. Mi occupo soprattutto di attualità e cultura e spero che apprezzerete i miei articoli.

Comment

  • Mi domando : a cosa servivano i trattati internazionali dalla fine dell.impero romano fino alle annessione se a quei tempi non esisteva un giudice internazionale?altresì come potevano dei trattati specifici abrogare quelli generali?e ancora valevano più le guerre o i trattati di pace …i re non dovevano rispettare i principi di nazionalità?il diritto divino stesso non si incorporava nei regni e negli stati?la Liguria ha mai firmato i plebisciti nonostante quest.ultimi fossero fatti non proprio liberamente?ora se la storia non è stata dal punto di vista democratico sovrana e a favore dei popoli,perché si impedisce l.autodeterminazione dei popoli?

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