Il Teatro dei se

Chiudete gli occhi e immaginate per un attimo il risvegliarsi della natura in un tiepido pomeriggio domenicale di Marzo mentre passeggiate o bivaccate nel meraviglioso Parco Sempione. Ora però pensate che da lì a breve tempo vedrete sorgere, incastonato tra la Torre del Filarete e l’Arco della Pace, nel cuore del parco, una struttura in cemento e acciaio lunga 17 m, larga 10,50 e alta più 6 metri. No, non è il sole primaverile che vi dà alla testa, non sono miraggi, ma quello che vedete è il“Teatro Continuo”, installazione artistica di Alberto Burri. L’opera fu realizzata nel 1973 in occasione della XV Triennale e rimase a lungo nel patrimonio artistico-culturale milanese fino a quando non fu demolita nel 1989. Proprio in questi giorni il Comune di Milano, in occasione dei 100 anni dalla nascita dell’artista (1915-1995), sta riproponendo la riedificazione della sua opera proprio là dove era stata pensata e collocata originariamente.teatro burri 3

E’ lecito chiedersi chi siano i protagonisti di questa realizzazione. L’opera viene donata, cioè a titolo gratuito, dalla Fondazione Burri alla città di Milano, tuttavia i costi per la sua ricostruzione sono sostenuti da un noto studio legale, NCTM, mentre i costi per la manutenzione spetteranno alla fondazione La Triennale. Il dibattito relativo alla ricostruzione ha origine nel 2008 ma solo nel 2013, in occasione della Triennale, si è allargato raccogliendo pareri sia favorevoli che contrari. Tra questi il “Comitato Parco Libero” è stato tra i primi a mobilitarsi con iniziative di vario genere volte a divulgare la conoscenza dell’entità del progetto e a far sentire la voce di coloro che non vogliono vederlo realizzato. Nel Luglio del 2014 il Comune ha deliberato a favore della costruzione ed i lavori sono in corso d’opera già da due settimane.

Se la vostra domanda è se esista o meno una legge che tuteli i luoghi di prestigio ambientale come il Parco Sempione da modifiche, di ogni genere, che possano alterarne la bellezza e l’integrità, come potrebbe parere ad alcuni la costruzione di quest’opera, la risposta è presto data-si ci sono. Un esempio è il dispositivo di tutela del 27 dicembre 1986 (Prot. 13103) della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Milano che dichiarava “la grande arteria internazionale del Sempione sull’asse della porta del Barco, della torre Filaretiana e della via Dante, con l’Arco della Pace ed i suoi Caselli e lo spazio dell’attuale Parco, costituiscono una composizione prospettica di notevole importanza urbanistico-monumentale “. Attenzione questo non vuol dire che non si possa realizzare alcuna iniziativa artistica o costruire alcuna installazione nel Parco, ma che per farlo è vincolante il consenso della Soprintendenza; in questo caso l’approvazione c’è stata.

Fin qui la vicenda si mostra abbastanza lineare. Non fosse però che questa è anche una storia “se”; una storia di dubbi che ci permette di analizzarla secondo un punto di vista alternativo.

Il Comune ha interpellato il Consiglio di Zona 1 solo dopo aver deciso di procedere con la costruzione.Certo, il parere del Consiglio di Zona non è costrittivo ai fini procedurali, tuttavia è prassi che esso venga interpellato prima della decisione ultima a procedere. Vero è che il voto in sede Consiliare e di Commissione Ambiente si è mostrato poi favorevole all’opera, ma si può pensare che se ci fosse stata una comunicazione preventiva al quartiere questo avrebbe garantito un più amplio e approfondito dibattito, non necessariamente favorevole. securedownload

Altro punto delicato riguarda la gestione dell’opera. La fondazione de “La Triennale” dovrà gestire lo spazio in conformità al fatto che si tratti di un teatro e che dunque vi possano essere realizzate esclusivamente performance. Ma il nodo cruciale è quello che riguarda la manutenzione. Nel 1989 il Teatro Continuo fu abbattuto anche e soprattutto a causa del degrado determinato tanto dalla natura dei materiali, quanto dalla mano dell’uomo. Graffiti e murales tappezzavano l’opera allora e non è detto che non possa accadere anche oggi. Se alla voce costi di manutenzione vige pertanto un’incognita sarà legittimo chiedersi: La Triennale potrà far fronte a questi costi che non sono evidentemente prevedibili ?. Ancor più se ipotizziamo l’idea che se la fondazione non potesse più far fronte a queste spese un giorno l’opera potrebbe rimanere abbandonata a se stessa, degradata, nel bel mezzo del Parco Sempione. Infatti l’opera ha ottenuto l’approvazione della Soprintedenza a patto che venisse realizzata solo ed esclusivamente lì dov’era stata pensata dall’autore e soprattutto che venisse mantenuta per sempre. Il che vuol dire che non siamo davanti ad una installazione momentanea, bensì permanente e se venissero a mancare quelle condizioni che abbiamo detto prima si creerebbe una situazione “di scacco” dove l’opera si troverebbe incastrata in pessime condizioni nel parco e il parco stesso sarebbe vittima di una struttura in decadimento che difficilmente passerebbe inosservata.

Non può essere poi travisato il punto di fondo- il se più grande: se il Teatro Burri verrà apprezzato, gradito ma, ancor di più, accettato dai Milanesi. Ovviamente non è questa la sede dove affrontare le questioni ontologiche dell’arte, ma resta il fatto che siamo nel cuore di Milano e che un graffito su un muro di cemento a pochi passi dal Castello Sforzesco non provoca lo stesso effetto di un graffito realizzato su un muro di periferia. Resta anche il fatto che l’opera è stata pensata in un periodo di fervore culturale dove osare in questa direzione artistica era coerente e contestualizzabile alla realtà circostante mentre ora potrebbe difficilmente essere in sintonia col mondo che la circonda. Certo sono tutti se e i se difficilmente reggono strutture di cemento come quella del Teatro Continuo. Tuttavia di se, di dubbi e di opinioni è costruita la mentalità di un popolo di grande fermento e vivacità intellettuale come quello milanese. Vorremmo augurarci che una volta finito non si dicesse “forse sarebbe stato meglio se non l’avessimo ricostruito”. Sarebbe troppo tardi.

 

In copertina, Parco Sempione [ph. Alessandro Perazzoli CC BY-SA 4.0/Wikimedia Commons]

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Andrea Turchi

Mi chiamo Andrea Turchi ed ho 25 anni. Provengo da Firenze, dove mi sono laureato in Lettere Moderne ed attualmente studio Editoria presso l’Università Statale di Milano. Pequod per me è non solo un’occasione di crescita ma qualcosa di più: Pequod è una lente per osservare il mondo, un mezzo per suggerirvi una prospettiva diversa, una famiglia della quale faccio parte da più di 1 anno. Mi occupo soprattutto di attualità e cultura e spero che apprezzerete i miei articoli.

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