Giornata contro lo stereotipo: Orlando per l’identità di genere


Nonostante siano passati esattamente 25 anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità riunita a Ginevra depennò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, ancora una settantina sono i Paesi nei quali l’unione consensuale tra persone dello stesso sesso è considerata reato, 5 quelli in cui viene punita con la morte. Tuttavia anche dove la legge non comporta sanzioni per le coppie omosessuali queste sono spesso vittime di violenze e aggressioni, fisiche e verbali, nonché di esclusioni e svalutazioni basate sul pregiudizio.

Proprio per creare campagne di sensibilizzazione, rivolte soprattutto alle scuole e alle famiglie (luoghi in cui si verificano la maggior parte dei casi di omofobia), il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, promossa nel 2007 dall’Unione Europea.

Ed è proprio in questo ambito che noi di Pequod ci siamo diretti verso il bergamasco per fare quattro chiacchiere con Mauro Danesi, promotore e tra gli organizzatori del progetto “ORLANDO identità, relazioni e possibilità”, in occasione della sua seconda edizione, promosso da Laboratorio 80: «Da tempo con Lab 80 e Laboratorio 80 si pensava a creare una rassegna culturale sulle identità di genere e gli orientamenti sessuali, uno spazio che toccasse in modo efficace questi temi spesso scomodi perché complessi e lo facesse tramite prodotti artistici di qualità.»

Il foyer è uno dei momenti più importanti, poiché motivo di incontro e di scambio.
Il foyer è uno dei momenti più importanti, poiché motivo di incontro e di scambio.

Quelli dal 13 al 17 maggio sono stati infatti giorni densi di iniziative che hanno coinvolto la città di Bergamo non solo in incontri di dibattito, ma anche e soprattutto in un’esperienza artistica a tutto tondo, perché,  come dice Mauro, se bisogna lavorare per una cultura pluralizzata e aperta al diverso, quale strumento poteva essere più adeguato dell’arte con i suoi plurali linguaggi? Il cinema, la danza, il teatro e la musica si sono dunque alternati sui palchi di “Orlando” con l’intenzione di mostrare le storie dal loro interno, «in questo modo speriamo di riuscire a contrastare i tabù e gli stereotipi, lavorare per una cultura delle differenze e ampliare gli orizzonti di comprensione.»

La locandina della prima edizione di Orlando, svoltatisi nel maggio del 2014.
La locandina della prima edizione di Orlando, svoltatisi nel maggio del 2014.

Ma per prima cosa mi sembra doveroso individuare l’origine del nome che dà il titolo all’intera iniziativa, Orlando. Non si tratta del famoso eroe carolingio a lungo cantato dai poeti medievali, bensì del omonimo personaggio protagonista del romanzo “Orlando”, scritto dall’autrice inglese Virginia Woolf nel 1928. Egli si trova a dover affrontare un viaggio attraverso i secoli, cambiamenti sociali, costumi ed etiche, fino a che un giorno, dopo un insolito sonno durato una settimana, svegliandosi, si scopre donna. «Orlando è un libro filosofico e affascinante dove la pluralità umana è descritta con leggerezza, gli stereotipi di genere e le abitudini sono smascherate con eleganza: dove si riflette sulle differenze e sulle trasformazioni con poesia e intelligenza, aprendo possibilità alla propria vita.»

Vi è stato dunque un evidente filo rosso negli incontri e negli spettacoli organizzati in questi giorni: un’apertura verso la complessità degli orientamenti sessuali e delle identità di genere, cercando nello stesso tempo di lavorare sulle radici dell’omofobia. Fare cultura per cercare di capire e di accettare l’altro senza paure né pregiudizi. “Ciò che si capisce non scandalizza” diceva Moravia rispondendo a Pasolini nel film “Comizi d’Amore”.

Foto 3

«Non solo chi appartiene alla minoranza LGBT ( ampiamente presente nel tessuto sociale cittadino) ma soprattutto ORLANDO è diretto a chi a tale minoranza non appartiene: i discorsi sugli stereotipi di genere, sulle identità e sulle possibilità, le relazioni e gli affetti ci coinvolgono tutti e ampliare le libertà (senza minacciare le pre-esisistenti come spesso i più conservatori temono) è un processo di interesse collettivo.»

Infatti la risposta è stata soddisfacente già dal primo giorno che ha contato la presenza di più di 200 persone negli eventi serali, così come molto partecipata è stata la serata del venerdì organizzata con il Festival Danza Estate – spettacolo JOSEPH e film FIVE DANCES. Per il week end si aspetta il pienone come giusta conclusione dell’evento.

Giorgia Prina

Giorgia Prina

Classe 1995, nata e cresciuta in un piccolo paese sulla sponda piemontese del Lago Maggiore (Solcio), frequento la facoltà di lettere moderne alla Statale di Milano con il progetto di studiare antropologia e storia alla magistrale. Quando ero bambina, allafatidica domanda: “cosa farai da grande?” rispondevo entusiasta che avrei girato il mondo… e che mi avrebbero pagata per farlo. Ambizioso come progetto, lo so, ma io ancora ci credo. Non sono il tipo da viaggi turistici né tanto meno da quelli in comitiva, amo conoscere il mondo con uno zaino sulle spalle e una penna in mano.
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Giorgia Prina

Classe 1995, nata e cresciuta in un piccolo paese sulla sponda piemontese del Lago Maggiore (Solcio), frequento la facoltà di lettere moderne alla Statale di Milano con il progetto di studiare antropologia e storia alla magistrale. Quando ero bambina, alla fatidica domanda: “cosa farai da grande?” rispondevo entusiasta che avrei girato il mondo… e che mi avrebbero pagata per farlo. Ambizioso come progetto, lo so, ma io ancora ci credo. Non sono il tipo da viaggi turistici né tanto meno da quelli in comitiva, amo conoscere il mondo con uno zaino sulle spalle e una penna in mano.

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