La catena umana


La nuova premessa di oggi si chiama Alessandro Nuara, ventitreenne di Agrigento trapiantato a Milano per studiare Ingegneria Informatica presso il Politecnico. È all’ultimo anno del corso di laurea, ma per il futuro è già impegnato: da un anno, infatti, si è avvicinato al mondo delle start-up e dell’innovazione tecnologica.

Nel 2014 ha partecipato al concorso Smart Civis- Quale cittadino nella città del futuro?, promosso da Progetto Civis e Xcity, con il sostegno delle università del capoluogo lombardo (Università Luigi Bocconi, Politecnico, Università degli Studi, Università Cattolica, Collegio): l’obiettivo era pensare al profilo di una tipica città del futuro e sviluppare un progetto che potesse competere a livello mondiale, pur sulla base di valori come la cultura civica e l’ecologia.

Alessandro ha considerato come punto di riferimento la città di Milano, in cui studia e vive, piena di vitalità e frenetica nella sua apertura verso la novità, e che da quest’anno sarà al centro della scena globale grazie all’EXPO, ma in cui per i diversamente abili non è facile muoversi. Alessandro ha vinto il concorso grazie alla sua App Human Chain, che, come da nome, si prefigge di creare una catena umana tra utenti e volontari.

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In cosa consiste? Il suo funzionamento è semplice ed efficace, come d’altronde le migliori idee dovrebbero essere: attraverso lo smartphone, accendendo il dispositivo di localizzazione, un volontario mostra alla rete di essere disponibile ad aiutare chi ne abbia bisogno; a questo punto, un utente diversamente abile che si trovi nelle vicinanze e in difficoltà può chiedere l’aiuto necessario per muoversi in tutta tranquillità.

Questo network ha numerosi pregi: è un social di volontariato, che quindi agisce nel campo della solidarietà; segnala le barriere architettoniche al Comune, in modo da creare una mappatura degli ostacoli per eluderli e, se possibile, eliminarli; suggerisce ai cittadini diversamente abili quale percorso seguire senza doversi imbattere in punti difficili da superare.

Attualmente, l’App è in fase di implementazione e si sta studiando un primo prototipo per presentarlo ad alcuni partner che lo lancino e lo promuovano.

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Alessandro è una persona realista, fiduciosa nella sua idea, ma conscia delle difficoltà che incontrerà lungo la strada. Human Chain è un’attività solidale che certamente troverà appoggio presso i giovani e le associazioni benefiche, tuttavia bisogna tenere conto di diversi problemi quali la mancanza di facilitazioni per i diversamente abili a Milano rispetto alle altre metropoli europee (rampe o saliscendi, per intenderci), nonché la scarsità di informazioni sulla disabilità motoria, ad esempio statistiche e sondaggi, a Milano.

La fonte principale a cui Alessandro si è rivolto è stata un progetto promosso dal Ministero per le Politiche Sociali, Disabilità in cifre, che fornisce una stima più o meno corretta sul bacino di utenti presenti a Milano.

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L’obiettivo finale dell’App è che, attraverso le adesioni di volontari e di bisognosi, si possa aiutare tutti i cittadini a vivere senza rinunce e sacrifici una città intraprendente e ricca di possibilità, e che tale servizio possa rilanciare l’immagine di Milano all’interno delle problematiche sociali.

 

 

In copertina: Politecnico di Milano, Bovisa [ph. neq00 CCA BY-SA 4.0/Wikimedia Commons]

Laura Pegorini

Classe ’92, sono nata e vivo a Cremona, ma mi sono laureata a Parma e mi sto specializzando a Milano in Lettere Moderne. Insegnante per arginare il precariato, apprendista scrittrice, studentessa appassionata, bibliomane e bibliofila, chi mi conosce mi definiscepiccola e bipolare, tra una dolce timidezza e un’ironica cattiveria. Sogno di rendere la lettura e la scrittura, mie grandi passioni, un lavoro, perché da sempre mi hanno permesso di viaggiare ovunque nel tempo e nello spazio.
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Classe ’92, sono nata e vivo a Cremona, ma mi sono laureata a Parma e mi sto specializzando a Milano in Lettere Moderne. Insegnante per arginare il precariato, apprendista scrittrice, studentessa appassionata, bibliomane e bibliofila, chi mi conosce mi definisce piccola e bipolare, tra una dolce timidezza e un’ironica cattiveria. Sogno di rendere la lettura e la scrittura, mie grandi passioni, un lavoro, perché da sempre mi hanno permesso di viaggiare ovunque nel tempo e nello spazio.

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