IL MONDO INCANTATO DI HAYAO MIYAZAKI


Quando, durante il Festival del Cinema di Venezia del 2013, Hayao Miyazaki ha annunciato il ritiro dalle scene, il pubblico di tutto il mondo ha sussultato. Considerato il Disney giapponese, annovera tra i suoi fan non solo gli spettatori più semplici, ma anche autorità di ogni campo e paese come Akira Kurosawa (celebre la sua frase: «Talvolta lo paragonano a me. Mi dispiace per lui perché lo abbassano di livello»), Michael O. Johnson (presidente della Buena Vista Entertainment) e John Lasseter (direttore creativo della Pixar e dei Walt Disney Studios), Quentin Tarantino e Steven Spielberg, Mobius e Guillermo Del Toro.

Dopo questa notizia inaspettata, sono fioccate teorie sul motivo di tale decisione, a quanto pare definitiva. Miyazaki ha dichiarato: «Se pensassi a un nuovo film, ci vorrebbero altri 6/7 anni per completarlo e tra pochi mesi di anni ne avrò 73. Quindi vorrebbe dire avere 80 anni».  La sua carriera di regista d’animazione si è conclusa con Si alza il vento (2013).

Era quindi d’obbligo fare un bilancio di questo lavoro. Ci ha pensato Valeria Arnaldi, giornalista, curatrice di mostre d’arte contemporanea, grande fan di Miyazaki.

Hayao Miyazaki. Un mondo incantato ha l’aspetto di un catalogo di mostra, sicuramente non a caso, ed è questo dettaglio che balza subito all’occhio del lettore. Appena si sfoglia, proprio le immagini occupano la stragrande maggioranza dello spazio. Questo non è a svantaggio del contenuto, anzi: poiché l’opera di Miyazaki è cinema e manga, le immagini sono fondamentali. Per quanto riguarda il contenuto scritto, Arnaldi fornisce una raffica di nomi, date, curiosità, aneddoti e spiegazioni; il suo stile risente dell’ambiente giornalistico è chiaro e diretto. L’unica pecca del libro è che, mentre le fonti iconografiche sono citate, mancano quelle non iconografiche: dove ha preso tutte le informazioni che ci dà? Mancando una bibliografia, un lettore accorto, un fan sfegatato del Maestro o un semplice curioso potrebbe essere deluso nella ricerca di veridicità di ciò che è scritto.

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A parte questo, il libro è un vero tesoro sia per gli amanti del cinema made by Ghibli sia per coloro che non lo conoscono. Arnaldi esplora le zone oscure della vita di Miyazaki, come la sua provenienza da una famiglia agiata legata alla guerra (il padre possedeva la fabbrica che costruiva i pezzi per i caccia Zero usati durante la Seconda Guerra Mondiale, e da qui nasce la sua ossessione per l’elemento aereo) e gli esordi. Per diventare “dio delle anime” ha dovuto lavorare come intercalatore alla Toei Animation, scrivere manga (il più famoso rimane Nausicaa of the Valley of the Wind, 1984) noti in Giappone ma non altrove, approfondire i temi che farà propri, affinare la tecnica. Da non sottovalutare il Miyazaki televisivo: chi era bambino negli anni ‘80/’90 non può dimenticare Heidi, Anna dai capelli rossi, Lupin III, Il fiuto di Sherlock Holmes.

Nel 1985 nasce lo Studio Ghibli, il regno di Miyazaki, che d’ora in avanti sarà la sua voce più importante. È da questa casa, omonima di un vento africano, che nascono i capolavori: La Città Incantata, Il castello errante di Howl, Principessa Mononoke, per citarne tre. Cartoni animati che sono film, favole per adulti, fantasia che è più reale della realtà, poesia che è leggera e cruda: i destinatari sono i bambini senza età, coloro che vogliono sognare e capire come sia il mondo in cui viviamo, e magari come affrontarlo. Arnaldi insiste a buon diritto sul lato più violento di Miyazaki , perché quel che egli dice non vive solo nella finzione: se Howl è bello perché cattivo e debole, le Terme alludono alla prostituzione; se Ponyo sulla scogliera è un’accusa contro l’uso smodato dell’acqua da parte dell’uomo, Totoro parla di morte e di vita. Infine, tutti hanno presente quanto sangue sia versato dalla Principessa Mononoke. I protagonisti, giovani e ordinari, sono di solito ragazze.

Non manca uno sguardo verso gli altri nomi dello Studio (tra cui il figlio Goro), e nemmeno una ricerca di come Miyazaki abbia influenzato il mondo dell’arte, dalla musica alla moda.

Miyazaki lascerà un buco nella storia del cinema dell’animazione, rinunciando alla regia per stare dietro le pagine dei manga. Il suo vento ha soffiato sui suoi personaggi e su di noi, che abbiamo vissuto grandi avventure con loro. Potremo ancora farlo, quando vorremo: come dice in Si alza il vento, Ten Jo Tai Fun. Sopra il cielo il grande vento, quello della libertà.

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Laura Pegorini

Classe ’92, sono nata e vivo a Cremona, ma mi sono laureata a Parma e mi sto specializzando a Milano in Lettere Moderne. Insegnante per arginare il precariato, apprendista scrittrice, studentessa appassionata, bibliomane e bibliofila, chi mi conosce mi definiscepiccola e bipolare, tra una dolce timidezza e un’ironica cattiveria. Sogno di rendere la lettura e la scrittura, mie grandi passioni, un lavoro, perché da sempre mi hanno permesso di viaggiare ovunque nel tempo e nello spazio.
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