Il travaglio dei migranti – la gestione dei flussi alla Stazione Centrale di Milano


Migranti, viaggiatori, ospiti temporanei, nella propria mente forse anche prigionieri di un luogo di passaggio, la Stazione Centrale di Milano. Sfiorati dall’indifferenza e dalle valigie pesanti degli arrivi o delle partenze di chi non sta scappando come loro dal proprio Paese, hanno popolato gli spazi interni ed esterni della Stazione per settimane, nell’attesa di partire, di trovare un posto nei centri di accoglienza oppure di non trovarlo, per paura di essere identificati e non poter proseguire il proprio viaggio.

Queste fotografie sono state scattate tra il 12 e il 14 giugno, nei momenti di massima tensione e attenzione mediatica nei confronti dell’ “emergenza migranti” della Stazione Centrale. In un momento di grandi flussi, generalmente assorbiti senza particolari problemi dai centri di accoglienza di Milano, la chiusura delle frontiere per la temporanea sospensione di Schengen, fra il 26 maggio e il 15 giugno 2015, per il G7 ospitato in Germania il 7 e l’8 giugno, ha bloccato il transito dei profughi che avrebbero voluto proseguire. I migranti siriani, eritrei e provenienti da altre parti dell’Africa, rischiando di essere respinti, hanno dovuto prolungare la propria permanenza a Milano.

Tra il 12 e il 13 giugno inoltre, per ordine della Prefettura, è stato chiuso il mezzanino della stazione, dove i profughi solitamente ricevevano una prima accoglienza da parte dei volontari e dove, grazie al passaparola di chi è passato prima di loro, si aspettano di trovare un punto di riferimento. I migranti sono stati concentrati per una decisione del Comune, della Prefettura e di Grandi Stazioni sotto i portici della stazione, presso quelle strutture in plexiglass progettate per essere spazi commerciali e convertite per necessità: la distribuzione di cibo, di vestiti e altri aiuti, che hanno dimostrato come anche Milano possa rivelarsi solidale, è stata spostata un po’ più lontano dalle partenze e dagli arrivi dei viaggiatori. Da un paio di settimane con l’apertura dello spazio dell’ex dopolavoro ferroviario di via Tonale, dietro alla stazione, i profughi hanno trovato un’altra collocazione, con tutti i pro e contro del caso: migliori condizioni igieniche, un tetto sulla testa, assistenza sanitaria in loco, ma decisamente maggiori difficoltà per i nuovi arrivati nel trovare la struttura.

In queste fotografie si concentrano la stanchezza di un lungo viaggio, terribile come solo lontanamente possiamo immaginare, e la speranza di andare avanti, senza guardarsi troppo indietro.

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