Fotografie noiose: perché scattiamo immagini tutte uguali


“We’re exposed to an overload of images nowadays (…) By printing all the images uploaded in a 24-hour period, I visualise the feeling of drowning in representations of other peoples’ experiences.”

Kessels su “24 hrs in photos”

L’artista Erik Kessels nel 2012 ha scaricato, stampato ed esposto nelle sale del Foam tutte le fotografie che in ventiquattr’ore venivano caricate su Flickr: erano circa un milione, e hanno riempito le stanze con enormi cumuli di piccole stampe.

La quantità di immagini esistenti al giorno d’oggi è incalcolabile e la sua crescita, a causa della facilità con cui oggi ognuno di noi può scattare fotografie, è esponenziale: ma quante di queste immagini sono rilevanti?

Con un archivio di queste dimensioni e in continua espansione, la ripetitività di stili e soggetti è inevitabile, e anche quando si pensa di star scattando una fotografia artistica, giusto perché non si sta inquadrando il gruppo di amici in vacanza e si prova ad aggiungere qualche filtro allo scatto, nella gran parte dei casi si sta costruendo un’immagine simile a mille altre.

Il nostro immaginario è ormai saturo di inquadrature e soggetti che per questo diventano modelli per le nostre fotografie: è l’occhio che si abitua a certi tipi di composizione, e così, inconsapevolmente, produciamo immagini ripetitive, simili tra loro, immagini noiose.

Non è un fenomeno nuovo: i cliché in fotografia cambiano con il gusto del tempo, ed è questo il motivo per cui ci ritroviamo con vecchi album pieni di fiori e tramonti sul mare e lo smartphone intasato da gatti e colazioni al bar.

Martina Ravelli

Sono Martina e sono nata vent'anni fa nel paesino della bergamasca dove ancora vivo e da cui ogni tanto mi piace scappare per vedere qualcosa di nuovo. Per paura di dimenticare quello che vedo e la voglia di avere sempre qualcosa da ricordare, nel mio zaino non manca mai una fotocamera, un quadernino e una penna.Cosciente di questa mia ossessione e incoraggiata dalla passione per le arti, dopo il diploma al liceo linguistico mi trasferisco e studio per un anno al DAMS di Bologna: l'assenza di un contatto diretto con l'arte però mi porta ad abbandonare i portici di via Zamboni e tornare a Bergamo, dove ora studio Nuove tecnologie dell'arte all'Accademia Carrara e faccio volontariato nella galleria d'arte moderna e contemporanea GAMeC. Qui su Pequod mi occupo di grafica e fotoreportage, sezione di cui sono responsabile.
Martina Ravelli

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Sono Martina e sono nata vent'anni fa nel paesino della bergamasca dove ancora vivo e da cui ogni tanto mi piace scappare per vedere qualcosa di nuovo. Per paura di dimenticare quello che vedo e la voglia di avere sempre qualcosa da ricordare, nel mio zaino non manca mai una fotocamera, un quadernino e una penna. Cosciente di questa mia ossessione e incoraggiata dalla passione per le arti, dopo il diploma al liceo linguistico mi trasferisco e studio per un anno al DAMS di Bologna: l'assenza di un contatto diretto con l'arte però mi porta ad abbandonare i portici di via Zamboni e tornare a Bergamo, dove ora studio Nuove tecnologie dell'arte all'Accademia Carrara e faccio volontariato nella galleria d'arte moderna e contemporanea GAMeC. Qui su Pequod mi occupo di grafica e fotoreportage, sezione di cui sono responsabile.

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