I premi Nobel per la Pace: eroi del nostro tempo?


Era il 10 Dicembre 1986 quando Alfred Nobel, noto chimico e filantropo svedese, morì, lasciando nel suo testamento la maggior parte delle sue ricchezze all’istituzione di cinque riconoscimenti che sarebbero diventati famosi in tutto il mondo – i premi Nobel. Se quattro di essi sono conferiti in base a risultati ottenuti in specifiche discipline (chimica, medicina, fisica, letteratura), il Nobel per la Pace è invece assegnato “alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace”. Il premio ha certamente un fine lodevole, gode di risonanza mondiale e conferisce grande prestigio, ma è corretto definirne i vincitori come gli eroi del nostro tempo?
La risposta è complicata, anche perché dall’assegnazione del primo Nobel nel 1901 il concetto di pace e l’interpretazione del testamento di Alfred Nobel sono cambiati più volte nel corso dei suoi 115 anni di storia. Se prima della seconda guerra mondiale il premio era conferito soprattutto a politici attivi nel promuovere la risoluzione di conflitti con mezzi diplomatici o accordi internazionali, dal 1945 in poi il Comitato per l’Assegnazione ha ampliato il focus, premiando anche attivisti per la democrazia e per i diritti umani. Nell’ultimo decennio, inoltre, con i premi all’ambientalista Wangari Maathai nel 2004 e al Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico e Al Gore nel 2007, il concetto di pace si è allargato ad includere gli sforzi nella lotta al cambiamento climatico e ai danni ambientali causati dall’uomo.

Henry Kissinger e Le Duc Tho, 26 Ottobre 1972
Henry Kissinger e Le Duc Tho, 26 Ottobre 1972

Se i criteri di assegnazione si sono quindi evoluti ed ampliati negli anni, l’elemento che rimane una costante sono invece le polemiche scatenate dal premio, che si fanno particolarmente accese nel caso di vincita da parte di figure politiche controverse. Il caso forse più eclatante è stato quello del premio assegnato nel 1973 a Henry Kissinger, segretario di Stato durante la presidenza Nixon, e al diplomatico vietnamita Le Duc Tho, per l’accordo di cessate il fuoco raggiunto nella guerra del Vietnam. Il premio ha suscitato numerose polemiche, in quanto gli accordi, sebbene abbiano dato inizio al ritiro delle truppe statunitensi, non hanno però portato alla pace nel Paese, motivo per cui Le Duc rifiutò il Nobel. Nello stesso anno, inoltre, il presidente cileno Salvador Allende viene ucciso durante un colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti, gettando ulteriore ombra sul premio di Kissinger, nonostante la sua diretta responsabilità del golpe non sia mai stata provata.

I vincitori del premio Nobel per la Pace nel 1994 da sinistra verso destra): Yasser Arafat, Simon Peres, Yitzhak Rabin.
I vincitori del premio Nobel per la Pace nel 1994 (da sinistra verso destra): Yasser Arafat, Simon Peres, Yitzhak Rabin.

Un altro vincitore controverso del Nobel è stato Yasser Arafat, leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che nel 1994 ottenne il premio insieme al premier israeliano Yitzhak Rabin e al Ministro degli Esteri israeliano Simon Peres per gli sforzi compiuti per la pace in Medio Oriente. Numerose critiche sono state mosse al Comitato in merito all’assegnazione, sia per il successivo fallimento degli accordi di Pace, sia per la controversa figura di Arafat, che molti consideravano un sostenitore del terrorismo contro Israele.
Più recentemente, tra i politici vincitori del Nobel che hanno suscitato numerose polemiche compare anche Barack Obama, che venne insignito del premio nel 2009, lo stesso anno in cui divenne presidente degli Stati Uniti. Molti considerarono tale assegnazione prematura, immeritata e dettata da fini politici, tanto che lo stesso Obama si definì sorpreso e non meritevole del riconoscimento.

Wangari Maathai
Wangari Maathai

Tuttavia, non sono stati solo i premi assegnati a personaggi politici a scatenare le critiche dell’opinione pubblica mondiale. E’ il caso ad esempio di Madre Teresa di Calcutta, vincitrice del Nobel nel 1979, che durante la cerimonia si scagliò contro la legalizzazione dell’aborto suscitando proteste da parte di numerosi attivisti, che, come dimostrano le varie voci critiche levatesi in occasione della sua canonizzazione lo scorso 4 settembre, non si sono ancora placate. Più recentemente, nel 2004, quando Wangari Maathai, attivista e fondatrice del Green Belt Movement, venne annunciata come vincitrice, un giornale africano dichiarò che l’ambientalista aveva sostenuto in occasione di un convegno sull’AIDS che il virus dell’HIV era stato creato in laboratorio dalle potenze occidentali con il fine di sterminare le popolazioni dell’Africa. Sebbene Maathai abbia più volte negato di avere mai fatto tale affermazione, la premiazione si è svolta comunque tra le polemiche.
I Nobel per la Pace fanno inoltre scalpore anche quando non vengono assegnati. Celebre infatti è il caso di Mahatma Gandhi, nominato per ben cinque volte ma mai dichiarato vincitore. Sono in molti a pensare che nessun altra figura simboleggi la lotta non-violenta quanto Gandhi e che la mancata assegnazione del premio rappresenti una macchia indelebile nella storia dei Nobel per la Pace.

Donald Trump
Donald Trump

Infine, risale allo scorso marzo la notizia che anche Donald Trump sarebbe tra i nominati per il 2016. Secondo il direttore del Peace Research Institute di Oslo, infatti, la commissione avrebbe ricevuto una lettera di nomina – il cui mittente non è noto – per il controverso candidato alla presidenza degli Stati Uniti per la sua “vigorosa ideologia della pace attraverso la forza, utilizzata come un’arma di deterrenza contro l’Islam, l’Isis, la minaccia nucleare in Iran e la Cina Comunista”.
Tali controversie legate al Nobel per la Pace hanno gettato diverse ombre sulla legittimità dei criteri di assegnazione e sulla validità del premio stesso. Ciononostante, tra i più di 300 premi per la pace esistenti al mondo, il Nobel resta il riconoscimento più insigne ed universalmente riconosciuto. Forse i vincitori non saranno tutti degli eroi, ma l’idea che l’impegno per la pace vada premiato e goda di un sostegno mondiale è certamente degna della nostra ammirazione.

Lucia Ghezzi

Lucia Ghezzi

Classe ’89, nata in un paesino di una valle bergamasca, fin da piccola sento il bisogno di attraversare i confini, percependoli allo stesso tempo come limite e sfida. Nel corso di 5 anni di liceo linguistico sviluppo una curiosa ossessione verso i Paesi dal passato/presente comunista, cercando di capire cosa fosse andato storto. Questo e la mia costante spinta verso “l’altro” mi portano prima a studiare cinese all’Università Ca’ Foscari a Venezia e poi direttamente in Cina, a Pechino e Shanghai. Qui passerò in tutto due anni intensi e appassionanti, fatti di lunghi viaggi in treni sovraffollati, chiacchierate con i taxisti, smog proibitivo e impieghi bizzarri. Tornata in patria per lavoro, Pequod è per me l’occasione di continuare a raccontare e a vivere la Cina e trovare nuovi confini da attraversare. Sono attualmente responsabile della sezione di Attualità, ma scrivo anche per Internazionale.
Lucia Ghezzi

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Classe ’89, nata in un paesino di una valle bergamasca, fin da piccola sento il bisogno di attraversare i confini, percependoli allo stesso tempo come limite e sfida. Nel corso di 5 anni di liceo linguistico sviluppo una curiosa ossessione verso i Paesi dal passato/presente comunista, cercando di capire cosa fosse andato storto. Questo e la mia costante spinta verso “l’altro” mi portano prima a studiare cinese all’Università Ca’ Foscari a Venezia e poi direttamente in Cina, a Pechino e Shanghai. Qui passerò in tutto due anni intensi e appassionanti, fatti di lunghi viaggi in treni sovraffollati, chiacchierate con i taxisti, smog proibitivo e impieghi bizzarri. Tornata in patria per lavoro, Pequod è per me l’occasione di continuare a raccontare e a vivere la Cina e trovare nuovi confini da attraversare. Sono attualmente responsabile della sezione di Attualità, ma scrivo anche per Internazionale.

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