Cibo, lo street artist che copre le svastiche con i muffin (e non solo)


L’idea di alzarmi questa mattina presto per poter intervistare lo street artist Cibo non mi pesa per niente, anzi. È in Thailandia per lavoro e la nostra chiacchierata deve tenere conto delle sei ore di fuso orario.

Seguo Cibo, nome d’arte del veronese Pier Paolo Spienazzè, da quando ho cominciato a notare i suoi formaggi, frutti e tranci di pizza che riempivano vivacissimi i muri di San Giovanni Lupatoto, attivo comune alle porte di Verona.

Inoltre, i suoi video, in cui ricopre le brutture e le svastiche, sono diventati virali sul web.

Il suo ultimo lavoro, il murales che ricopre la facciata dei magazzini della Cooperativa agricola Apo Scaligera è con i suoi 1100 mq il più grande del Veneto.

Buon giorno, intanto devo chiamarti Cibo o Pier?

(Ride) Visto che m’intervisti come Cibo restiamo nella parte.

Cosa stai facendo adesso in Thailandia?

Beh, sono ospite di italiani e ricambio la loro accoglienza facendo murales. Ne approfitto per disegnare tutta la frutta che c’è qua: il mango, il dragon fruit, le banane. Insomma, sto sull’argomento visto che io da sempre sono legato al territorio. Inoltre, faccio ricerca per il prossimo lavoro che avrò a Marsiglia, che sarà proprio la cucina thailandese.

Torniamo in Italia e parliamo dei tuoi disegni. Da dove parte la tua arte? Dove hai imparato a disegnare?

Beh, io ho fatto il liceo artistico e poi disegno industriale del prodotto. Tecnicamente sarei un designer. Con l’unica eccezione che sono ventuno anni che faccio arte in strada e questo nessuna scuola te lo può insegnare.

Perché proprio il cibo?

È nato quasi per scherzo. Mi serviva qualcosa che avesse tutti i colori e proprio nel cibo ho trovato tutti gli accostamenti cromatici possibili. Tranne l’azzurro. Infatti, lo sfondo dei miei murales è azzurro.

La gente poi ha apprezzato molto, anche perché, se fai arte pubblica, devi essere un po’ “pop”. Essendo la tua tela la strada, devi intercettare la passione che c’è nella gente. In questo modo l’opera la sentono un po’ loro. Infatti, per me il lavoro è finito quando faccio la foto al murales, poi la mia opera diventa di tutta la comunità.

Io lego molto le mie opere al territorio. Per esempio, alla Mambrotta (località della provincia di Verona nota per la coltura dell’asparago bianco, ndr) ci sono gli asparagi, io disegno gli asparagi. Ho questo tipo di relazione perché così la gente si può identificare nei miei graffiti.

La tua arte si è legata a una missione. Sono famosi su Facebook i tuoi video in cui copri le svastiche con angurie, muffin o altro. Questa idea è nata in un secondo tempo?

In verità sono dieci anni almeno che copro svastiche. Ho cominciato quando hanno ucciso Nicola Tommasoli (studente veronese ucciso da un gruppo di giovani di estrema destra il primo maggio 2008, ndr) che era all’Università con me. Ho deciso di mettere i video sui social per senso civico. Perché l’idea andava condivisa. Volevo che altre persone scendessero in strada e facessero altrettanto. Magari in altre città, ognuno con il suo linguaggio. Io identifico Verona e la sua provincia con il cibo, perché è agricola. A Milano questo non avrebbe lo stesso significato. Bisogna che gli artisti trovino il linguaggio adatto al loro territorio.

Ma come hanno reagito a questa tua attività?

Molto male. Mi hanno sporto denunce molto pesanti, cercano di ostacolarmi in tutti i modi. Più che altro mi stupisce perché vogliono attaccare proprio me. Io ho sempre disegnato gratis per gli asili, ho sempre cancellato le scritte senza chiedere nulla. Io riesco ad affrontare una situazione come questa con il sorriso, la democrazia e la cultura. Però non tutti ne hanno la capacità o la forza. Se capitasse a un mio collega, che gli cancellassero trenta murales, lui rischierebbe di chiudere, di sparire. E se una comunità perde un artista, questo è un danno irreparabile per tutti. Non ricordo chi l’ha detto che la legge della relatività, se non l’avesse scoperta Einstein, l’avrebbe scoperta qualcun altro cent’anni dopo, invece Guernica, se non l’avesse dipinta Picasso, non ci sarebbe riuscito nessun altro.

Sentiamo in giro dire spesso “tanto votare non serve” ma tu, solo facendo disegni sui muri, hai innescato tutta questa spirale di eventi. Mi viene da chiedere se al giorno d’oggi ha senso fare questo?

Certo che ha senso. Ha senso per Nicola, ha senso per le ingiustizie che ho vissuto, ha senso per la comunità. Ricevo centinaia di foto di gente che cancella le svastiche e le celtiche nelle loro città. Ci sono moltissimi artisti che lo fanno. Io sono diventato involontariamente simbolo di questa lotta. Bisogna educare le persone a dire la propria opinione e a non essere indifferente di fronte ai soprusi. Ognuno può fare la differenza anche ribattendo a una frase ingiusta detta al bar. Non bisogna stare zitti, perché l’odio prospera nell’ignavia della gente.

Un’ultima domanda, Cibo, ti ricordi il primo cibo che hai disegnato?

(Ride) Il primo cibo mi sa un formaggio, un Montasio sei mesi. Uno dei miei formaggi preferiti assieme al monte Veronese. Era a Treviso, ancora dieci anni fa.

 

Foto tratte dalla pagina Facebook di Cibo, tutti i diritti riservati.


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