Intervista alla solitudine


Per me la solitudine è avere le mani gelate durante l’inverno, senza poterle riscaldare in quelle del proprio compagno. Ma la solitudine non si riduce solo a mancanza e isolamento. Può presentarsi sotto innumerevoli forme: può essere adesso, mentre scrivo tenendo d’occhio i panni portati a lavare nella lavanderia automatica di un quartiere londinese. Può significare farsi un’esperienza all’estero in autonomia, nel rispetto dei propri ritmi e nello scoprirsi differenti.

Il significato di solitudine può cambiare a seconda della nostra età?

Ho provato a chiederlo a diverse persone e di diverse fasce di età. Mi sono confrontata con loro su come vivono la solitudine, cosa gli piace fare e cosa ancora li mette a disagio quando stanno soli. Alcuni di loro hanno avuto un amico immaginario, altri considerano la noia come allarme per andare alla ricerca di compagnia…

Leonardo, 4 anni

Ma cosa vuol dire solitudine? La cosa che preferisco quando sono solo è colorare. Non mi piace tanto star da solo perché spesso mi annoio. Però quando gioco da solo immagino di giocare con i miei amici dell’asilo. (Questa intervista è stata leggermente alterata nella sua forma espressiva dalla redattrice e dalla mamma di Leonardo, n.d.r.)

Martina, 7 anni

Se penso alla solitudine mi viene in mente una cosa brutta, ho paura quando sono da sola anche se spesso sono circondata da tante persone. Poi Dully, il mio coniglietto di peluche, è sempre vicino a me e mi accompagna da quando sono nata. Il mio rapporto con la solitudine è cambiato in meglio quando è nata la mia sorellina, tre anni fa. La cosa che mi piace fare quando sono da sola è giocare a Barbie! (Questa intervista è stata leggermente alterata nella sua forma espressiva dalla redattrice e dalla mamma di Martina, n.d.r.)

Adriano, 27 anni

Quando sono da solo mi piace rendere migliori i miei spazi personali, mettendomi completamente al centro dell’attenzione. Può essere cucinare per me stesso oppure regalarmi qualcosa. Quando sono fisicamente solo, ne approfitto per mettermi in contatto con persone che sono fisicamente lontane da me (Adriano vive a Pechino, n.d.r.). A volte la solitudine mi porta a creare contatti. Se poi mi dico “solitudine” penso a “capacità”. Penso che bisogna essere capaci di stare da soli, per poi stare bene con gli altri. A volte la solitudine è un lusso: il lusso di poter scegliere, ad esempio, con chi voler passare del tempo. Allo stesso tempo, però, è anche vero che la solitudine è una grande problematica di questi tempi: dalla disconnessione dagli altri può derivare la depressione.

Anna, 29 anni

Per me lo stare da soli significa introspezione. Bisogna saper distinguere tra lo stare da soli e sentirsi soli in mezzo agli altri. Solo ultimamente sto imparando a stare da sola con me stessa, ritagliarmi del tempo per fantasticare su scenari e opzioni di vita. La cosa che mi mette più a disagio, invece, quando sto da sola è la percezione del tempo: è completamente sfalsato e scorre in maniera diversissima rispetto a quando sto assieme ad altri.

Rosa, 29 anni

Il mio rapporto con la solitudine è cambiato negli anni. Quando ero piccina avevo un’amica immaginaria: Sandra Bonomi. Di lei sappiamo solo il nome, dai racconti con mia madre, ma nessuno si spiega da dove arrivi un nome così dettagliato. Crescendo, il significato dello star da soli è passato da una condizione sofferta a una che cerco volentieri. Adoro difatti perdermi nei miei pensieri, ascoltando musica o il silenzio. Odio però mangiare da sola: lo trovo terribile.

Martina, 30 anni

D’istinto penso alla solitudine come a una condizione sentimentale. Penso all’assenza della persona che ami. Assenza di un altro da te con il quale condividi anche le dimensioni più intime (per qualcuno può essere moglie/marito, fidanzat*, amic*). Però a ben pensarci non è solo una condizione di assenza. La solitudine può essere anche una presenza, anche ingombrante. Penso che il mio rapporto con la solitudine sia più o meno lo stesso da sempre. Tendenzialmente non cerco la solitudine, preferisco stare con le persone. Poi se proprio sento la necessità di uno spazio per me, me lo creo, mi creo la mia solitudine, ma in mezzo alla gente. Sono una persona che ama la lettura e le biblioteche, per me quella è la solitudine nella moltitudine.

Emily Dickinson (poetessa): “Sarei forse più sola, senza la mia solitudine.”

Alfredo, 42 anni

Per me la solitudine è un momento di estrema tranquillità e pace, dove poter liberare i propri pensieri, che talvolta diventano malinconia. La malinconia al momento può dare una sensazione angosciante, ma se la si ascolta bene è talvolta bello crogiolarsi in essa e sentire tutte le sue sfumature e sensazioni. Sono sempre stato estroverso e solitario, essendo figlio unico ho avuto tante occasioni per star da solo. Diventando adolescente avevo la mia compagnia. Crescendo ho sentito la necessità di cambiare amicizie per non rimanere statico e quindi giravo da solo per andare a conoscere gente nuova. Questo mi ha portato a diversi momenti di solitudine. Mi piace avere i miei spazi, ma odio quando vorrei condividere qualcosa con altri e, invece, per cause di forza maggiore rimango solo.

Loredana, 60 anni

Se mi dici solitudine penso a qualcosa di negativo, che mi creerebbe anche dell’ansia. Vuol dire per me stare completamente da sola, non avere nessuno al mondo, cosa che non ho mai sperimentato. Un’unica volta mi sono sentita veramente sola: mia figlia trasferitasi a Milano per studi. Un senso di vuoto, un momento in cui non mi sono più sentita indispensabile. Ho cercato però di reagire al meglio, prendendomi del tempo per me stessa! Mi piacer fare giardinaggio e, ammetto, fare shopping…

Pietro, 65 anni

Secondo me il significato di solitudine cambia in funzione dell’età. Ora la vivo molto serenamente: in una società in cui siamo bombardati da distrazioni continue, c’è bisogno di intimità e di creare un rapporto positivo con se stessi. Se non sconfina nella depressione, la solitudine per me è positiva. Quando ero piccolo e poi adolescente, per me era difficile star da solo perché dovevo prendermi cura della fattoria assieme ai miei fratelli. Durante gli studi universitari, invece, ho iniziato a conoscere e apprezzare la solitudine, ma solo perché lo studio richiede silenzio e isolamento. Adesso, quando sono solo mi piace leggere e andare a correre in montagna. Determinate attività richiedono la solitudine come elemento essenziale per rafforzare carattere e resistenza: non si può correre senza pensare a nulla.

Sandra, 81 anni

Per me la solitudine significa vivere in una casa vuota. Negli anni è sicuramente peggiorato il mio rapporto con lo star da sola: diventa sempre più difficile conviverci. Capita spesso che, mentre sono a casa, penso alla vita passata e mi faccia travolgere dai ricordi. Tutte quelle cose che ho lasciato indietro a cui non dovrei pensare.

 

In copertina: foto di Francesca Gabbiadini (Tutti i Diritti Riservati).

Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.
Francesca Gabbiadini

Tag: , , , ,


Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Copyright ©2014 Pequod - Admin
Registrazione presso il Tribunale di Bergamo n. 2 del 8-03-2016
Made by Progetti Astratti