Maschi che si immischiano, storie di speranza e parità


A poco più di un mese dalle manifestazioni per la festa della donna abbiamo l’occasione di incontrare Stefano Fornari, membro del consiglio comunale di Parma e co-fondatore dell’associazione Maschi che si immischiano, per discutere insieme di quest’importante iniziativa ancora troppo poco conosciuta. Con voce pacata e gentile, Stefano parla di un progetto tanto recente quanto rivoluzionario, che sta crescendo rapidamente sul territorio locale e sta allargando la sua influenza anche nella provincia e in altre città dell’Emilia Romagna. Si tratta di un gruppo composto da liberi cittadini, prevalentemente uomini, che hanno scelto di schierarsi con decisione per gridare un forte “no” contro la violenza sulle donne. I dati Istat sono allarmanti: in Italia, oltre 6 milioni di donne hanno subìto violenza e oltre 3 milioni hanno vissuto episodi di stalking; per non parlare delle tante donne che non denunciano violenze o discriminazioni che si perpetrano sui luoghi di lavoro quotidianamente. Maschi che si immischiano si incarica dunque di una missione di sensibilizzazione fondamentale e coraggiosa.

Uno dei messaggi principali promossi dall’associazione Maschi che si immischiano.

Stefano, l’iniziativa che avete portato avanti presenta degli aspetti in un certo senso rivoluzionari. Come e quando nasce Maschi che si immischiano?

Siamo nati a Parma nel settembre del 2016, dopo l’ennesimo femminicidio verificatosi in città. Ci siamo sentiti profondamente scossi nel constatare che l’episodio, dopo aver ricevuto l’attenzione dei media e della stampa, stava cadendo troppo rapidamente nel silenzio e nell’oblìo, come tanti altri casi. Abbiamo deciso di partire dal basso, come liberi cittadini, per creare un nucleo deciso a smuovere le coscienze delle persone comuni, soprattutto di tutti quegli uomini che nella vita quotidiana tendono a non essere consapevoli di quanto potere abbiano le loro parole e i loro gesti, anche quelli più semplici. Grazie alla collaborazione della giornalista Chiara Cacciani, abbiamo unito realtà molto diverse: attualmente siamo nove uomini e Chiara, appunto. Ci occupiamo di divulgazione, sensibilizzazione, dibattiti e manifestazioni inerenti la parità di genere e il contrasto di qualsiasi forma di violenza. La nostra forza sta nel fatto che, pur essendo uomini con vissuti e storie differenti, ci sentiamo accomunati dal forte desiderio di promuovere una cultura del rispetto.

Fotografia di Stefano Fornari ©.

Avete contatti anche con l’associazione nazionale Maschile Plurale, nata a Roma nel 2007. Cosa vi unisce?
Uno dei fondatori di Maschile Plurale, Marco Deriu, è anche nostro associato; ci ha dato supporto nel corso del tempo, in quanto docente e sociologo grazie a dibattiti e iniziative soprattutto in ambito universitario. La differenza tra le due associazioni, probabilmente, è che Maschi che si immischiano cerca di partire da ancora più dal basso per andare a smuovere coloro che non hanno ancora normalizzato l’idea di parità.

Fotografia di Stefano Fornari ©.

Da quando siete nati, avete sempre cercato di coinvolgere nella vostra battaglia anche il mondo dello sport. Nello specifico, di quali progetti vi siete occupati?
Il primo progetto è stato realizzato in collaborazione con il Parma Calcio, che con l’allora capitano Alessandro Lucarelli ci aveva garantito sin da subito pieno sostegno. Nel primo evento, durante la presentazione della partita, i giocatori del Parma avevano indossato simbolicamente un laccio fuxia, e lo stesso avevano deciso di fare le squadre giovanili. Con la collaborazione dei tifosi siamo poi riusciti a realizzare uno striscione, tuttora appeso in curva sud allo stadio, per ricordare un dato allarmante, che purtroppo ancora molti sottovalutano: nel nostro Paese una donna su tre subisce violenza. Durante un’altra occasione, poi, abbiamo ottenuto due risultati importanti: sempre in collaborazione con il Parma Calcio, abbiamo portato avanti una campagna incentrata sullo slogan “Parole da bulli, azioni da vigliacchi”, frase impressa su oltre quindicimila cartoline e trasmessa anche attraverso i led luminosi dei cartelloni dello stadio. Anche con le Zebre Rugby Club di Parma abbiamo promosso molte iniziative per combattere il machismo: il 25 novembre, in occasione della giornata contro il femminicidio, i ragazzi hanno giocato una partita indossando calzettoni rosa, colore che solitamente si tende ad associare solo ed esclusivamente alla femminilità.

Fotografia di Stefano Fornari ©.

Il coinvolgimento di atleti ed esponenti della realtà sportiva è un gesto molto forte e di grande impatto, soprattutto per promuovere un’idea di uomo differente a quella tipizzata e rigida a cui purtroppo siamo abituati. A suo parere, quanta strada c’è da fare ancora in questo senso?
Molta, proprio perché gli uomini sono i primi a non mettersi sufficientemente in gioco per fare la differenza. Sono anche i primi a non rendersi conto di quanto si tenda a sottovalutare i piccoli segnali d’allarme quotidiani: non stiamo parlando solo di violenze fisiche, ma anche di violenze verbali, economiche, psicologiche. Sono errori subdoli quelli che commettiamo ogni giorno: apparentemente piccoli e innocui, ma che rischiano di fare danni enormi se non corretti per tempo. Non solo credo che molti uomini non ammettano di essere fragili e di essere condizionati dall’idea di machismo; credo anche che, tra coloro che non hanno commesso violenze fisiche o psicologiche effettive, ci sia comunque un tentativo di tirarsi indietro, di giustificarsi o mettersi sulla difensiva. Come se fosse qualcosa che non li riguarda. Il punto è che siamo tutti chiamati in causa. Spesso, per esempio, si tendono a fare delle battute con leggerezza, le classiche “battute da spogliatoio”, contenenti gli stessi soggetti e stereotipi, le stesse idee offensive e svilenti; si tende ad usare un linguaggio sessista e discriminatorio solo per fare ironia, pensando che possa addirittura fare piacere. Fino a quando continueremo a comportarci in modo simile, le cose non miglioreranno mai veramente.

Fotografia di Stefano Fornari ©.

Per quanto riguarda i progetti nelle scuole e nel mondo del lavoro, cosa avete realizzato finora?
Abbiamo già svolto diverse iniziative, di cui l’ultima si è tenuta lo scorso 8 marzo in un istituto superiore della città di Parma: abbiamo proiettato un film, intavolato un dibattito e coinvolto più di 520 studenti. Sicuramente tra le idee per il futuro c’è anche quella di attecchire più in profondità nella sensibilità dei giovani e di diffondere iniziative sempre nuove. A fine 2017, ad esempio, è stata inviata una mozione al Comune di Parma per chiedere un impegno ancora più grande a favore di questa importante battaglia per la parità. Ne è nato un appello diviso in sei punti e rivolto a tutti gli uomini, finalizzato a promuovere la parità di genere e un’etica di rispetto e condivisione in ambito lavorativo. Questo risultato ha preso poi piede in tutta la regione: è stato infatti divulgato agli enti statali, a tutti i comuni della provincia e alle grandi aziende del territorio, nelle università e nelle scuole. Da qualche tempo il comune di Cremona ha cercato di emulare il nostro esempio, e noi non possiamo che esserne soddisfatti, anche se il lavoro da fare è ancora tanto.

In copertina: fotografia di Roberto Perotti ©.


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