Ideogrammi e miniature delle carte da gioco nel continente asiatico

Mentre, come vi abbiamo raccontato, l’Europa scopriva le carte da gioco, ne modificava semi e disegni, inventava sempre nuovi modi per divertirsi con questo pratico supporto, cosa succedeva dall’altra parte del mondo, nella terra natia tanto della carta quanto delle carte da gioco?

Dall’epoca della loro invenzione, sembrerebbe che in Cina le carte abbiano subito ben poche variazioni: pur nell’incredibile varietà di mazzi, spesso differenziati a livello regionale, la forma di questi ludici foglietti sembra essere rimasta quella delle origini, rettangolare ma molto più stretta e allungata di quella degli esemplari europei cui siamo abituati. Questa sottigliezza potrebbe ricondursi ai primi usi delle carte, ideate come variante più leggera e maneggevole delle tessere da domino, di cui peraltro condividono il nome pai (letteralmente, etichette, tessere, targhette), o adoperate come carta moneta. Certamente, la loro forma si adatta alle esigenze dei giocatori, essendo la maggior parte dei mazzi composti da più di 100 carte, di cui molte tenute in mano contemporaneamente.

Carte da Domino “Double Happiness” (Doppia Felicità), su ciascuna carta si trovano rappresentazioni simboliche delle benedizioni della vita [ph. The World of Playing Cards].

Le carte da domino sono fino a oggi particolarmente diffuse in tutta la Cina, raccolte nel mazzo Sap Ng Wu Pai (Carte dei Quindici Laghi), composto da 84 carte che riportano i punti rossi e neri numerati da 1 a 6 di un set da domino cinese. Il nome del mazzo sembrerebbe derivare da un errore di trascrizione legato all’uso delle carte da gioco da parte quasi esclusivamente delle classi più povere: sulla carta da quindici punti si trova infatti l’ideogramma 湖 (lago, appunto), simile tanto nel suono (wu o hu) quanto nella forma all’ideogramma usato in mandarino per indicare la parola “punto”.

Nel centro delle carte, a dividerne le due metà, ci sono delle piccole decorazioni, diverse per ciascuna combinazione di punti, che si ritrovano ingigantite nella variante del Sichuan. In questa regione sudoccidentale della Cina troviamo infatti il mazzo Chuan Pai (Carte dei Fiumi, dal nome della regione), composto da 84 carte di dimensioni doppie rispetto alle Sap Ng Wu, in cui sono rappresentati personaggi di romanzi o opere teatrali, tra cui gettonatissimo è il ciclo di racconti del XIV secolo Shui-hu Chuan (Il margine dell’acqua). Originario sempre del Sichuan è il mazzo Zi Pai (Carte a Ideogrammi), formato da 80 carte con soggetti numerici indicati con ideogrammi neri (ideogrammi ordinari) o rossi (ideogrammi ufficiali).

Carte da Domino con rappresentazioni di personaggi de “Il margine dell’acqua” [ph. The World of Playing Cards],

L’utilizzo come carta moneta è più facilmente riconducibile alle Gun Pai (Carte a Bacchetta), primo stile riconosciuto di carte a semi monetari, a cui si ispirano i mazzi europei. Tradizionalmente, queste carte presentano tre semi: Wen (Denari, simboleggiati dalla tipica moneta forata cinese), Suo (Stringhe, inteso come fila di 100 monete) e Wan (Miriadi, in cui si ritrovano stilizzazioni de Il margine dell’acqua); a questi, in alcune varianti si aggiungono carte speciali, chiamate Vecchio Mille, Fiore Rosso e Fiore Bianco, che si ritrovano nei mazzi di Ceki in Malesia e Singapore e di Pai Tai in Thailandia, probabilmente diffusi proprio da migranti di origine cinese.

L’introduzione di un quarto seme, così come in uso in Europa, si trova già nella tradizione asiatica del Lat Chi, conservato dalle comunità Hakka della Cina meridionale, che utilizzano i semi Sip (Raccogliere), Gon (Infilare), Sop (Stringa) e Ten (Filo). Singolare è il fatto che nello stile Hakka le carte di valore 2 hanno un simbolo simile al Picche europeo, in cui è scritto un ideogramma che ne indica il seme. Entrambi gli usi si ritrovano in Vietnam, nel mazzo a tre semi da Tô Tom (Scodella di Gamberi) e in quello a quattro semi da Bãt; ambedue i mazzi contengono alcune carte speciali: Ông-Lão (l’anziano), Không-Thang (Zero Stringhe) e Chi-Chi (Mezza Moneta).

A sinistra, un mazzo di carte Ceki della Malesia; a destra, un mazzo di carte in stile Hakka.

Un mazzo che dalla Cina ha avuto particolare diffusione in Asia, soprattutto in Vietnam e Thailandia, è quello delle Carte a Quattro Colori (Si Se Pai, in cinese; Bai Tu Sac, in vietnamita; Pai Jîn Sì Sì, in tailandese), usato per un gioco simile al Mah Jong e nel gioco d’azzardo Ju Jiuu (Nove Carri), da cui deriverebbe il Baccarat.

Lo stesso Mah Jong, giocato in Cina con un mazzo da 144 carte, di cui a quelle divise nei tre semi e numerate da 1 a 9 si aggiungono tre Draghi, quattro Venti, quattro Stagioni e quattro Fiori, è tra i giochi d’azzardo più diffusi nel Paese ed esportato in Malesia e Singapore, dove sono state introdotte quattro carte utilizzate come Jolly (Gallo, Gatto, Topo e Centopiedi).

Ancora in Thailandia si trovano le Pai Pong Jîn (Carte Cinesi Sontuose), che riproducono le carte a scacchi cinesi Ju Ma Pao (Carro, Cavallo, Cannone): divise in due colori, rosso e nero, corrispondono ai membri di un esercito, indicati per lo più attraverso ideogrammi, talvolta in piccole figure collocate al centro della singola carta.

Mazzo di Carte a Quattro Colori [ph. 台灣四色牌 by Wikimedia Commons CC BY-SA 3.0].

Versione particolarmente originale delle carte da gioco è quella che si trova in India, nelle carte di forma circolare Ganjifa. Nonostante le profonde differenze, sembra che anche le carte da gioco indiane derivino da quelle a semi monetari della Cina, mediate dall’influenza persiana, come sembrerebbe indicare una plausibile ricostruzione etimologica del loro nome, nato dalla fusione del vocabolo indiano ganji (tesoro) con l’espressione cinese chi pai (carte da gioco). Particolarmente diffuse durante l’Impero Moghul, alcuni precedenti potrebbe risalire al gioco Kridapatram (Stracci dipinti da gioco), di cui preservano materiale e forma: fino a oggi, infatti, i mazzi Ganjifa sono prodotti artigianalmente sovrapponendo vari strati di stoffa inamidata, poi ricoperta di pasta di gesso e dipinta.

Il numero di carte per ogni seme, che prevede 10 carte numerate e due figure, è stabile, mentre vastissimo è il variare del numero di semi, così come l’assortimento dei disegni rappresentati: lo stile Mughal Ganjifa, simile all’originale persiano, prevede 96 carte divise in 8 semi, le cui figure corrispondono solitamente allo Shah (Re) e al Wazîr (Ministro), ma nei mazzi prodotti a Orissa sono sostituiti da personaggi religiosi o mitologici; un simile rimando si trova nello stile Dasâvatâra (Dieci Incarnazioni), i cui mazzi sono appunto suddivisi in 10 semi riferiti alle diverse incarnazioni del dio Vishnu. Variazioni di questo tipo si ritrovano anche nei mazzi Rashi Ganjifa, in cui i 12 semi corrispondono ai segni zodiacali, e Navagraha Ganjifa, ossia dei Nove Pianeti, che includono alcuni satelliti e due fasi lunari. Un caso del tutto singolare sono invece gli stili ibridi, probabilmente diffusisi in seguito all’apertura delle rotte commerciali con l’Europa: pur conservando la forma rotonda e lo stile grafico indiano, alcuni mazzi utilizzano i semi francesi o, più raramente, quelli spagnoli.

Dieci carte da un mazzo di Dasâvatâra Ganjifa.

In copertina: Mazzo di carte Ganjifa di Odissa [ph. Subhashish Panigrahi by Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0]

Sara Ferrari

Nata e cresciuta nelle valli bergamasche a fine anni 80, con una gran voglia di viaggiare, ma poca possibilità di farlo, ho cercato il modo di incontrare il mondo anche stando a casa mia. La mia grande passione per la letteratura, mi ha insegnato che ci sono viaggi che si possono percorrere anche attraverso gli occhi e le parole degli altri; in Pequod faccio sì che anche voi possiate incontrare i mille volti che popolano la mia piccola multietnica realtà, intervistandoli per internazionale. Nel frattempo cerco di laurearmi in filosofia, cucino aperitivi e stuzzichini serali in un bar e coltivo un matrimonio interrazziale con uno splendido senegalese.
Sara Ferrari

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Sara Ferrari

Nata e cresciuta nelle valli bergamasche a fine anni 80, con una gran voglia di viaggiare, ma poca possibilità di farlo, ho cercato il modo di incontrare il mondo anche stando a casa mia. La mia grande passione per la letteratura, mi ha insegnato che ci sono viaggi che si possono percorrere anche attraverso gli occhi e le parole degli altri; in Pequod faccio sì che anche voi possiate incontrare i mille volti che popolano la mia piccola multietnica realtà, intervistandoli per internazionale. Nel frattempo cerco di laurearmi in filosofia, cucino aperitivi e stuzzichini serali in un bar e coltivo un matrimonio interrazziale con uno splendido senegalese.

Comment

  • […] La loro invenzione risale all’antichissima Cina, là dove la carta vide la propria nascita; incerto il loro uso: sicuramente ludico, forse anche come carta moneta. Non sappiamo con esattezza né come né quando siano state introdotte in Europa. Probabilmente, dall’estremo oriente sono passate per la Persia e da qui giunte nelle mani dei Mammelucchi, che avrebbero modificato gli originali tre semi cinesi (Jian o Quian, monete, Tiao, stringhe di monete, e Wan, diecimila) nei quattro che si ritrovano negli odierni mazzi tradizionali: Jawkān (bastoni da polo), Durāhim (denari), Suyūf (spade) e Tūmān (coppe). Ciascun seme delle carte mammelucche conteneva dieci carte numerate, cui si aggiungevano tre figure: Malik (re), Na’ib Malik (viceré) e Thānī nā’ib (secondo viceré). […]

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