C’era una volta la lega (e c’è ancora): la guerra dei simboli ad Alzano Lombardo.

Il giorno del solstizio d’estate, 21 giugno, il più lungo dell’anno, si sa, è una data significativa nel calendario celtico: la notte delle streghe, i falò accesi per propiziare i raccolti, i rami di vischio raccolti dai Druidi. Insomma, a questa ricorrenza si lega una serie di riti magici e simbologie radicati nelle millenarie tradizioni dei popoli celtici. Anche nel 2014 gli eredi di questa tradizione, ramo padano, non hanno mancato di celebrare questo momento topico. E ben ci voleva un’azione eclatante per far tornare a risplendere i raggi del Sole delle Alpi che, dopo l’evento straordinario di qualche settimana prima, sembravano essersi leggermente offuscati!

Il terremoto elettorale avvenuto il 25 maggio ad Alzano Lombardo, provincia di Bergamo, ha inferto un duro colpo alla compagine leghista, presentatasi a supporto della lista civica Movimento civico X Alzano. Nella roccaforte seriana la Lega infatti era ininterrottamente al potere da un ventennio, durante il quale ha disseminato tracce e segni più o meno velati del suo passaggio.

Innanzitutto facciamo un po’ di chiarezza riguardo al repertorio dei simboli diventati oggetto di contesa.

Tra questi si annovera anzitutto il Sole delle Alpi, figura stilizzata a sei raggi diffusa anticamente tra le popolazioni celtiche, specie dell’arco alpino, che è stata assurta a marchio di fabbrica della Padania, ma che campeggia anche in stemmi istituzionali come quello della Provincia di Lecco. Tra i vari significati attribuiti, questa raggiera  assume, in particolare, quello di sol invictus, sole trionfante, sole che vince le tenebre e giunge al culmine della sua potenza in un momento preciso, non a caso quello del solstizio d’estate.

Disegnato da cespugli e fiori in una rotonda del paese, si trattava di un indizio subliminale, di cui la maggioranza della popolazione alzanese non era a conoscenza in quanto poco visibile a livello della strada. Venne svelato dal satellite di Google maps e portato agli onori della cronaca da La Repubblica – Milano online che, nel 2011 ha fatto circolare sui social network le immagini satellitari di questo simbolo che aveva creato scalpore l’anno prima per la vicenda della scuola di Adro (BS).

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L’aiulo con la forma del “Sole delle Alpi”

 

Il Sole delle Alpi, dunque, ma non solo. La giunta leghista, durante il suo quadruplice mandato aveva orgogliosamente issato, tra il gonfalone del comune di Alzano, la rosa camuna della Regione Lombardia, il tricolore italiano, e la stellata bandiera europea, anche il vessillo storico della Lombardia. Si tratta della croce di S. Giorgio: una croce rossa su un fondo bianco, come quella della bandiera inglese. Fu la bandiera sotto la quale si riunirono le città lombarde riunite nella Lega Lombarda nel XII secolo nella lotta per la libertà contro l’oppressione dell’autorità imperiale di Federico Barbarossa, la croce era il simbolo dell’appartenenza alla parte guelfa di tali città.

La croce di S. Giorgio divenne anche simbolo del Ducato di Milano, presente ancora oggi nello stemma del Comune e della provincia di Milano, nonché nei gagliardetti delle due squadre cittadine, Milan e Inter (quest’ultima ne ha fatto addirittura la seconda maglia qualche stagione fa).

Questa antica bandiera era evidentemente ritenuta significativa per le radici della comunità cittadina alzanese, in quanto la sua esposizione era sancita perentoriamente dallo statuto comunale.  Sorge, però, spontanea un’osservazione storica: il comune di Alzano, come Bergamo, ha subito dal 1428 al 1797 la dominazione della Repubblica Veneta, che estendeva i suoi confini fino al fiume Adda, al di là del quale iniziava la giurisdizione del ducato milanese. A voler ben guardare, sarebbe stato più opportuno che a sventolare sul municipio fosse stato, piuttosto che la croce di S. Giorgio del Ducato di Milano, il Leone di S. Marco della Serenissima Repubblica di Venezia.

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Adesivi con la croce di San Giorgio

 

Ma veniamo ai fatti. Mentre non si erano ancora spenti i festeggiamenti elettorali, la parte vittoriosa non ha esitato a smantellare il retaggio della giunta precedente: l’aiuola nel giro di pochi giorni ha visto trasformare il Sole delle Alpi in tre cerchi concentrici di colore bianco rosso e verde e alcuni simpatizzanti hanno ammainato la bandiera storica lombarda. Le reazioni della Lega paesana non si sono fatte attendere. Per l’aiuola, solo qualche scaramuccia su facebook; per la bandiera le cose si sono fatte più complicate. Dopo averne intimato il ripristino, è stata inviata una lettera al prefetto per il mancato rispetto di una regola dello statuto. Ma ciò non ha sortito alcun effetto.  Si è pensato quindi ad un gesto eclatante, una protesta per rivendicare  orgogliosamente le radici culturali della comunità.

E così arriviamo alla notte del solstizio. La mattina del 21 giugno, sabato, la popolazione alzanese si è svegliata col dubbio che nella notte fosse passata per le vie cittadine una banda di Hooligans: bandiere bianche con la croce rossa tappezzavano tutto il paese, gli edifici pubblici e privati e persino i cartelli stradali. No, gli alzanesi si sbagliavano. Non si trattava degli Hooligans ma degli eredi dei Celti. Una folla numerosa infatti si è diretta in mattinata presso il municipio e ha issato nuovamente la bandiera al posto che le spettava da statuto. All’ art. 1 comma 7 lo statuto afferma: Resteranno esposte all’esterno della delegazione comunale la bandiera della Comunità Europea, la bandiera nazionale e la bandiera storica lombarda raffigurante la croce di S. Giorgio. Il nuovo sindaco non ha  dunque potuto nulla.

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Il resto è cronaca dei giorni scorsi: la questione della bandiera era ormai diventata un punto d’onore per la maggioranza, che, durante l’estate, ha deciso di risolvere la questione alla radice e di modificare lo statuto, rifacendosi all’art. 32 del protocollo di Stato che afferma: Sugli edifici pubblici possono essere esposte esclusivamente la bandiera nazionale e quella europea, nonché quelle dei rispettivi Enti territoriali o locali.

Gli animi tuttavia non si sono placati e la seduta del consiglio comunale è stata infuocata a causa, inoltre, della cancellazione dell’utilizzo del dialetto nei cartelli stradali,nonostante le rassicurazioni della maggioranza che quelli presenti rimarranno.

La battaglia di simboli, bandiere e altri emblemi non sembra conclusa: la minoranza leghista li continuerà a difendere a spada tratta. Tanto romanticismo, dunque, sui miti fondatori, le radici storiche locali, le tradizioni dialettali popolari. Forse i cittadini chiedono altro. In ogni caso aspettiamoci un nuovo assalto, perché no, magari nel giorno del solstizio d’inverno.

Alzano Lombardo., Celti, Croce di San Giorgio, Druidi, Enti locali, Lega Nord, Padania

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