I monasteri affrescati della Bucovina, viaggio nel nord-est della Romania


C’era una volta Ştefan cel mare, Stefano il Grande, cugino del temuto Vlad Ţepes l’Impalatore (Dracula), dai lunghi e ondulati capelli biondi, il più grande principe della Moldavia (regno 1457- 1504) famosissimo in tutta la Romania per le sue innumerevoli vittorie contro gli eserciti polacchi, ungheresi e ottomani. Per la sua resistenza e vittoria contro i turchi a Ştefan non bastarono di certo qualche dozzina di pacche sulla spalla: per aver salvato la cultura e le tradizioni rumene il principe decise di erigere quaranta monasteri e chiese, alcuni dei quali considerati oggi patrimonio dell’umanità. Per questo a metà dicembre sono andata a curiosare nella Bucovina meridionale, regione che si estende all’estremo nord della Romania, a confine con l’Ucraina, una delle zone più povere del paese, dove si gira e lavora ancora con carretti trainati da maestosi cavalli.

Monastero di Humor
Monastero di Humor

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I bellissimi monasteri di Ştefan si distinguono per i loro straordinari affreschi e i quattro principali possiedono un colore prevalente capace di distinguerli gli uni dagli altri. Il Monastero di Humor è difatti caratterizzato dalle tonalità del rosso e marrone. Circondato da bastioni, al suo interno si erge una torre che a detta delle guide bisogna scalare per poter ammirare il paesaggio circostante: probabilmente hanno ragione, ma noi non ci siamo riusciti in quanto le suore avevano appena passato la cera.

Monastero di Vononeţ
Monastero di Vononeţ
Giudizio Universale
Giudizio Universale

Costruito in soli tre mesi a seguito di un’importante vittoria, il Monastero di Voroneţ è l’unico a essere associato in tutto il mondo a un peculiare colore, il cosiddetto “blu di Voroneţ”, creato coi lapislazzuli! Rispetto a quello di Humor, si nota la manata di restauro passata nel 2011 e grazie alla quale si può apprezzare il Giudizio Universale sull’intera parete esterna occidentale.

Monastero di Moldoviţei
Monastero di Moldoviţei

Il Monastero di Moldoviţei, tra torri cancelli e prati ben curati, vanta invece la tinta del giallo e il mantenutissimo Assedio di Costantinopoli del 626 d.C. che raffigura un esercito di persiani e avari vestiti peraltro in abiti turchi, forse per ricordare ai fedeli il nemico attuale. Ma la sua vera bellezza risiede nella quiete monastica del convento che lo circonda: per poter apprezzare anche questo aspetto, consiglio difatti di visitare la Bucovina nei mesi di bassa stagione, lontani dalle code, gli scatti e i rumorosi gruppi di turisti organizzati.

Monastero di Suceviţa
Monastero di Suceviţa

Dopo una tortuosa strada di montagna, si raggiungono i 1100 m di quota e il Monastero di Suceviţa, caratterizzato da un bianco muro occidentale: leggenda vuole che l’artista cadde dall’impalcatura nel dipingerlo e che gli altri pittori si rifiutarono di prendere il suo posto, pensando bene che il ferro e le corna non sarebbero stati sufficienti. Iella a parte, le sfumature verde e oro dei suoi affreschi si guadagnano il primo posto nella classifica dei monasteri più suggestivi della regione.

Prima di tornare a Bucarest, perché non fare una piccola deviazione di circa 200 km verso Iaşi? Le due ore passate di sfuggita nella “città dalle cento chiese” ci permettono di visitare solo l’orologio del vecchio Palazzo di Giustizia; chiuso in realtà al pubblico, ma accessibile con un sorriso a 20 LEI. Se sarete abili a conquistare la simpatia del guardiano, potrete ammirare gli ingranaggi dell’orologio all’opera, che incastrandosi gli uni tra gli altri, inseguiti dai rintocchi, vi trasmetteranno la sensazione di stare di fronte a uno dei marchingegni più antichi del mondo.

Ingranaggi dell’orologio del 1906.
Ingranaggi dell’orologio del 1906.

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In copertin: Monastero Voronet [ph. Rolly 00 CC BY-SA 4.0/Wikimedia Commons]

Francesca Gabbiadini

Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.
Francesca Gabbiadini

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Nata in valle bergamasca nell’inverno del 1989, sin da piccola mi piace frugare nei cassetti. Laureata presso la Facoltà di Lettere della Statale di Milano, capisco dopo numerosi tentavi professionali, tra i quali spicca per importanza l’esperienza all’Ufficio Stampa della Longanesi, come la mia curiosità si traduca in scrittura giornalistica, strada che mi consente di comprendere il mondo, sviscerarlo attraverso indagini e ricomporlo tramite articolo all’insegna di un giornalismo pulito, libero e dedito alla verità come ai suoi lettori. Così nasce l’indipendente Pequod, il 21 maggio del 2013, e da allora non ho altra vita sociale. Nella rivista, oltre ad essere fondatrice e direttrice, mi occupo di inchieste, reportage di viaggio e fotoreportage, contribuendo inoltre alla sezione Internazionale. Dopo una tesi in giornalismo sulla Romania di Ceauşescu, continuo a non poter distogliere lo sguardo da questo Paese e dal suo ignorato popolo latino.

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