Libri senza figure? No, grazie.


Ti ricordi quando alla scuola materna, prima che arrivasse la mamma a prenderti, la maestra leggeva una storia? Era un grosso librone, la storia spesso l’avevi già sentita, ma era bellissimo lo stesso. Ti eri appena svegliato dal sonnellino pomeridiano e aspettavi, sulla tua seggiolina di legno colorato, che la maestra facesse girare il librone tra le manine del piccolo pubblico per ammirare le immagini della fiaba, ma, giunto il tuo turno, puntualmente, la mamma arrivava e dovevi scappare a casa!

Oggi su Pequod parliamo di letteratura illustrata, ma non della solita polverosa edizione dei Fratelli Grimm, bensì di libri illustrati per adulti, per quei ‘grandi’ che hanno così faticato ad accettare nella loro carriera di lettori i libri senza le figure.

Non sono molti gli autori che si affidano alle illustrazioni per completare il proprio libro, si preferiscono, infatti, fitte pagine di parole stampate.

Ma siamo certi che le immagini non possano farsi largo e rendere un libro dignitoso quanto uno che non le ammette? Le immagini sono uno strumento potentissimo sia ammirate in una galleria d’arte o in un testo, accompagnate da una storia. Nei testi tecnici e scientifici sono impiegate per dare dimostrazione di ciò di cui si deve avere una rappresentazione precisa, ma nelle storie fantastiche, dettate esclusivamente dal genio dell’autore, le illustrazioni possono ostacolare l’immaginario dell’uditorio?

Quante domande! Mettiamo un po’d’ordine: uno degli ingredienti che fanno dell’esperienza della lettura una ricetta da assaporare fino in fondo è immaginare la situazione raccontata, costruire il mondo parallelo creato dall’autore, in un modo speciale, quasi mai simile a quello dell’amico a cui hai consigliato il libro che hai appena chiuso.

 

Diversi autori, tra i quali Lev Tolstoj non permettono al lettore di lasciare la propria mente libera di scorrazzare tra i dettagli di un viso o della personalità dei personaggi, perché tutto è controllato e indirizzato dallo scrittore. Si ottengono, però, risultati incredibili quando ad una storia ambigua e a tratti strana e misteriosa, si aggiungono illustrazioni altrettanto singolari: è il caso del volumetto edito da Einaudi intitolato Sonno, scritto da Haruki Murakami e illustrato da una talentuosa Kat Menschik.

La storia è forse solo un contorto sogno, in cui la protagonista, una normale casalinga, prende coscienza di quanto la propria vita le stia scivolando dalle mani nella sua quotidiana monotonia. La donna inizia a vivere una condizione di insonnia perenne, ma riscoprirà, mentre tutti chiudono gli occhi nella notte, uno spazio per sé. Tutta la dimensione onirica su cui è giocato il libro permette alla mente del lettore di pensare alla protagonista come più gli aggrada, ma quando si gira pagina l’illustrazione della Menschik non è mai ciò che ti aspetti.

I toni usati dall’artista tedesca, che caratterizzano anche tutta l’estetica del volumetto, sono argento, blu e bianco, colori glaciali che evocano gli abissi dell’inconscio inesplorato, disegni di mare dove trovano spazio occhi spalancati, insetti, conchiglie, particolari ai quali, non avevi pensato.

 

Senza illustrazioni questo racconto non sarebbe stato se stesso. Viene spontaneo chiedersi perché le illustrazioni nei libri per adulti siano andate dissolvendosi, soprattutto perché qualche immagine, tra una pagina e l’altra sarebbe in grado di acchiappare nella rete molti più lettori spaesati.

Pequod lancia quindi un appello alle nuove promesse della scrittura: ridateci le figure! Perché non siamo mai abbastanza grandi.

Vanessa Martinoli

Vanessa Martinoli

Dalla primavera del 1994procedo per tentativi la maggior parte delle volte, inizio, infatti, studi classici per poi abbandonarli elanciarmi verso le scienze umane, tra i cui meandrimi innamoro di Montale e scelgo di iscrivermi a Lettere Moderne.Introversa per natura, preferisco scrivere, piuttosto che parlare. Sono sistematicamente attratta dal colore, dalle forme, da tutto ciò che è arte e da chi non si vergogna di esprimere, ma non distinguendomi particolarmente su tela, prediligocarta e inchiostro, così vago per le gallerie d’arte di Milano e provincia e scrivo di quello che c’è di bello in circolazione.
Vanessa Martinoli

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Vanessa Martinoli

Dalla primavera del 1994 procedo per tentativi la maggior parte delle volte, inizio, infatti, studi classici per poi abbandonarli e lanciarmi verso le scienze umane, tra i cui meandri mi innamoro di Montale e scelgo di iscrivermi a Lettere Moderne. Introversa per natura, preferisco scrivere, piuttosto che parlare. Sono sistematicamente attratta dal colore, dalle forme, da tutto ciò che è arte e da chi non si vergogna di esprimere, ma non distinguendomi particolarmente su tela, prediligo carta e inchiostro, così vago per le gallerie d’arte di Milano e provincia e scrivo di quello che c’è di bello in circolazione.

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