Oltre i confini delle mappe: Geopoliticalatlas

Pochi mesi fa, Henry Kissinger, uno dei più influenti, quotati, discussi, nonché esperienti (l’atto di nascita è datato 1923) analisti di politica americani ha lanciato un’invettiva contro chi tenderebbe a negare dignità allo studio della storia e della geografia, sostenendo che tali discipline sarebbero di fondamentale importanza nella creazione di coscienze nazionali e politiche nella mente di tutti i cittadini. In questi termini le affermazioni di Kissinger possono risultare un po’ stantie e altrettanto sicuramente, orde di studenti potrebbero maledirle, forti di ore passate sui libri non sempre in maniera redditizia e con una forte tensione al sonno.

C’è chi, però, condivide la necessità di un approfondimento in questi termini, al punto da provare a farne una vera e propria professione. Si tratta di un gruppo di ragazzi neolaureati presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere presso la sede di Brescia dell’Università Cattolica, che, nel settembre del 2014, hanno accolto l’appello del professor Goldkorn e “in forma completamente paritaria” hanno fondato geopoliticalatlas.org.

Davide Calzoni è uno dei fondatori di questo progetto e spiega: “l’idea di fondo prevedeva la creazione di un atlante geopolitico mondiale che potesse essere pubblicato su carta stampata, un giorno. Purtroppo, l’editoria sa essere crudele e quelle poche speranze che avevamo, sono presto venute meno, ma il progetto era ormai parzialmente in piedi e ci interessava troppo per lasciarlo cadere così”

Analisi geopolitica, quindi. Ma di cosa si tratta precisamente? “Fare analisi geopolitica significa fondamentalmente trovare quel nesso tra due o più aspetti, spesso staccati, che spieghi le cause o le conseguenze di un determinato contesto o di una situazione. In altre parole potremmo dire che si tratta di saper leggere tra le righe di due o più situazioni”syria_and_iraq_main_ethnic_and_religious_groups-300x188

La particolarità di questo progetto sta nella forma. Le analisi proposte sono presentate esclusivamente sotto forma di mappa tematica, senza alcun accompagnamento verbale. “La mappa ci permette di analizzare sia aspetti macro che microscopici. Sta nell’abilità (e nell’esperienza) dell’analista/cartografo riuscire a trovare le giuste soluzioni grafiche che permettano di rendere alla stessa maniera sia situazioni di grande che di piccola portata” spiega Davide. Il fattore dell’esperienza è fondamentale e infatti l’unica eccezione alla parità ed autonomia redazionale è concessa al professor Goldkorn, che avendo più esperienza, viene consultato per consigli e pareri; il suo è un ruolo da vero e proprio mentore.

Riprendendo l’introduzione, Davide si trova perfettamente d’accordo con il vecchio Henry: “Le conoscenze che un’analista si porta dietro sono fondamentali per saper andare al di là del semplice dato e intravedere connessioni non evidenti. Questo rappresenta un punto di forza dell’analista, ma è al contempo un suo grande cruccio.”Grexit_implications_on_european_countries-300x227

Ma come si fa, in soldoni, un’analisi geopolitica solo tramite mappe? “Il punto di partenza è sempre un tema, un’idea, una tesi che l’attualità geopolitica o un committente propone. Su quella, viene tracciata una sorta di scaletta che cerchi di comprendere gli aspetti (di diversa natura: geografica, politica, sociologica, demografica, religiosa, …) più rilevanti relativi ad una determinata situazione. Poi si passa alla ricerca dati: per un analista sapere come e dove andare a trovare dati affidabili su cui basare un analisi è fondamentale e si tratta di un aspetto che si affina con la pratica. Una volta raccolti tutti i dati ritenuti importanti relativi ad una situazione, bisogna stilare l’analisi vera e propria, partire cioè da una tesi, argomentarla e fornire delle conclusioni. Una volta fatta l’analisi, si passa alla creazione della mappa, che, come detto prima, deve sintetizzare quanto più possibile dati, elementi e concetti su un’immagine.” Chiediamo a Davide quale sia il discrimine per stabilire la bontà di una fonte e come ogni buon analista resta un po’ vago, custodendo il preziosissimo segreto: “saper distinguere una fonte affidabile da una non affidabile non è affatto semplice. In linea di massima, comunque, vengono considerati dati “buoni” quelli provenienti da database di organizzazioni internazionali e centri di ricerca riconosciuti internazionalmente per il loro lavoro. I report che questi scrivono sono il pane quotidiano per un analista e ci basiamo fondamentalmente su quelli. Altre buone fonti sono giornali internazionali che godano di una certa reputazione e che controllano le loro fonti”.the_quality_of_FDI_in_africa-300x198

Come moltissimi progetti editoriali, anche geopoliticalatlas.org, per ora, vive e si nutre della sola passione dei suoi creatori: “la passione è fondamentale. Soprattutto perché siamo consci che, almeno per gli inizi, questa attività non ci potrà dare sostentamento. Noi siamo convinti della bontà del nostro lavoro e che giornali, riviste, centri di ricerca e organizzazioni arrivino un giorno a comprendere quanto è importante sviluppare graficamente, oltre che al solo livello scritto, un’analisi di un fenomeno. La nostra speranza è che, una volta accumulata un’expertise sufficiente, potremo presentarci dai nostri committenti col peso adeguato per far valere il valore del nostro lavoro.” conclude Davide.

In copertina, fotografia di Edoardo Borgiani

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Ivan Tomasoni

Studente di ritorno in marketing, osservatore felicemente timido, di poche parole e troppe virgole. Sono stato stregato dal planisfero in terza elementare. Ringrazio Alvaro Recoba per il genio, Audrey Tautou per la finezza e J Dilla per la sintesi. Amo le stazioni di servizio in autostrada, detesto il bianco-o-nero. Sono salito a bordo nel novembre 2014 e sono il discutibile responsabile della sezione di attualità, che cerco di coordinare nell’ottica del più ampio e capace respiro possibile.

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