Una cantata anarchica per De André


Erano tante le persone che lunedì sera, nonostante il freddo e la minaccia di pioggia, si sono incontrate in piazza del Duomo, a Milano, per omaggiare, con le sue stesse note e parole, una delle voci più amate del cantautorato italiano, quella di Fabrizio de André, nel giorno del diciassettesimo anniversario della sua morte.

Tra chitarre, percussioni, abbracci e bottiglie di vino si è svolta la Cantata Anarchica, un raduno che, nato spontaneamente, da cinque anni a questa parte è diventato tradizione consolidata e richiama sempre più gente, di ogni età e provenienza: c’erano giovani e meno giovani, italiani e stranieri; c’era chi sapeva suonare, chi sapeva cantare, e anche i meno intonati, al suono delle parole di Faber, si sono uniti al canto, che è durato dalla sera fino a mattina.

La partecipazione di una tale quantità e varietà di persone è la dimostrazione di come la poesia di De André, per un poco, senza pretese, sia riuscita ad entrare nel cuore di molti, in modi e momenti diversi, e rimanga viva anche oggi.

 

Martina Ravelli

Martina Ravelli

Sono Martina e sono nata vent'anni fa nel paesino della bergamasca dove ancora vivo e da cui ogni tanto mi piace scappare per vedere qualcosa di nuovo. Per paura di dimenticare quello che vedo e la voglia di avere sempre qualcosa da ricordare, nel mio zaino non manca mai una fotocamera, un quadernino e una penna.Cosciente di questa mia ossessione e incoraggiata dalla passione per le arti, dopo il diploma al liceo linguistico mi trasferisco e studio per un anno al DAMS di Bologna: l'assenza di un contatto diretto con l'arte però mi porta ad abbandonare i portici di via Zamboni e tornare a Bergamo, dove ora studio Nuove tecnologie dell'arte all'Accademia Carrara e faccio volontariato nella galleria d'arte moderna e contemporanea GAMeC. Qui su Pequod mi occupo di grafica e fotoreportage, sezione di cui sono responsabile.
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Sono Martina e sono nata vent'anni fa nel paesino della bergamasca dove ancora vivo e da cui ogni tanto mi piace scappare per vedere qualcosa di nuovo. Per paura di dimenticare quello che vedo e la voglia di avere sempre qualcosa da ricordare, nel mio zaino non manca mai una fotocamera, un quadernino e una penna. Cosciente di questa mia ossessione e incoraggiata dalla passione per le arti, dopo il diploma al liceo linguistico mi trasferisco e studio per un anno al DAMS di Bologna: l'assenza di un contatto diretto con l'arte però mi porta ad abbandonare i portici di via Zamboni e tornare a Bergamo, dove ora studio Nuove tecnologie dell'arte all'Accademia Carrara e faccio volontariato nella galleria d'arte moderna e contemporanea GAMeC. Qui su Pequod mi occupo di grafica e fotoreportage, sezione di cui sono responsabile.

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