Il futuro rinnovabile dell’Uruguay


Quella che sto per raccontarvi è la storia di un piccolo Paese affacciato sull’Atlantico un Paese di 3,4 milioni di abitanti, un Paese che ha deciso di intraprendere una nuova strada. Il Paese in questione è l’Uruguay e la decisione che ha preso riguarda il rinnovamento del proprio sistema energetico. In meno di dieci anni, infatti, le emissioni di carbonio sono state drasticamente ridotte tanto che ora le energie rinnovabili soddisfano il 94,5% del fabbisogno elettrico del Paese. Tutto ciò senza particolari sussidi governativi o aumenti dei costi energetici per i cittadini. Anzi, al contrario i prezzi si sono  abbassati ed inoltre i black-out si verificano  meno frequentemente grazie ai diversi sistemi utilizzati per produrre energia pulita, quando invece in passato poteva succedere che le centrali alimentate solo con combustibile fossile non reggessero la domanda.

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L’energia rinnovabile proviene in buona parte dagli impianti eolici ma anche da quelli idroelettrici e dalle biomasse. I miglioramenti introdotti in questi settori, ed in particolare in quello idroelettrico, dove le dighe delle centrali trattengono più a lungo l’acqua dopo le stagioni piovose riducendo così i periodi di siccità senza causare alcun danno alla produzione energetica nazionale, si uniscono al clima che favorisce l’uso delle rinnovabili consentendo una grande produzione di energia. Più energia vuol dire poche importazioni dall’estero e, anzi, paradossalmente, nel caso in cui si avesse un surplus della produzione si sarebbe nella condizione di poterla vendere. Qualche anno fa, prima della “rivoluzione verde” tutto ciò sarebbe stato impensabile. Il petrolio rappresentava una buona fetta delle importazioni dell’Uruguay e, come se non bastasse, erano in cantiere progetti per comprare gas dall’Argentina. Ora, invece, la spesa che più incide sulle importazioni è quella per le turbine eoliche, una vera e propria inversione di rotta!

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Ma questo grande successo è stato possibile anche grazie alle politiche del Paese in materia energetica a cui si aggiungono una democrazia forte ed un’economia sana. Di conseguenza gli investitori stranieri trovano terreno fertile in Uruguay dove la concorrenza ha fatto abbassare notevolmente i prezzi degli appalti. Le tariffe agevolate e le spese di costruzione e manutenzione più basse e stabili, inoltre, garantiscono un profitto certo. L’energia rinnovabile è diventata un business in Uruguay: sette miliardi di dollari, pari al 15% del PIL nazionale annuo, sono stati investiti in questo settore, cinque volte in più rispetto la media dell’America latina.

Una pala eolica a Tarariras, a 180 chilometri ovest di Montevideo, Uruguay (MIGUEL ROJO/AFP/Getty Images)

È vero, il modello uruguayano non può essere adottato da ogni singola Nazione perché le differenze sono troppe ed i contesti sociali, ambientali e politici vari.  Tuttavia prendere esempio non è vietato però, necessitano scelte decise e concrete, basta solo iniziare.

Matteo Fornasari

Cremonese di nascita, classe 1995, riesco ad oltrepassare l’ostacolo della maturità nel luglio del 2014 e a conseguire un sudatissimo diploma in lingue straniere. A settembre dello stesso anno la passione per la storia mi porta ad iscrivermi all’Università degli Studi di Milano dove quasi casualmente trovo Pequod, ed è qui che ha inizio la mia avventura.
Matteo Fornasari

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Matteo Fornasari

Cremonese di nascita, classe 1995, riesco ad oltrepassare l’ostacolo della maturità nel luglio del 2014 e a conseguire un sudatissimo diploma in lingue straniere. A settembre dello stesso anno la passione per la storia mi porta ad iscrivermi all’Università degli Studi di Milano dove quasi casualmente trovo Pequod, ed è qui che ha inizio la mia avventura.

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