Festival Internacional de Cine de Talca: voler essere liberi di fare cultura


Una delle forme di libertà d’espressione maggiormente d’impatto è senza dubbio quella artistica e culturale. Ma quanto questa è realmente garantita, valorizzata e libera di esprimersi? Ne parliamo con Marco Díaz, 40 anni, produttore artistico, cileno di nascita e formazione. Per molto tempo, Marco ha lavorato a Santiago nel mondo artistico e audiovisuale, ma negli anni ha coltivato un sogno parallelo: importare l’arte e la cultura cinematografica nella sua regione, il Maule. Ed è così che da dodici anni, ogni anno, presenta il Festival del Cinema Internazionale di Talca, che nasce dall’esigenza di «rompere con l’egemonia imposta dal governo centrale, attraverso la creazione di processi, circoli ed eventi culturali ed artistici nelle province».

La grande sfida del Festival è quella di decentralizzare la cultura e aprire nelle regioni «uno spazio di condivisione, riflessione e dibattito sulle realtà cinematografiche emergenti dentro e fuori il nostro Paese». In uno stato altamente centralizzato come il Cile, l’accesso al diritto alla cultura non è sempre garantito o protetto: i grandi eventi artistici e culturali restano a Santiago, e le province si trasformano in isole lontane dai riflettori della capitale.

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Prima giornata di presentazione del Festival

«Dal suo inizio, il festival, ha mostrato alla città e alla regione più di 800 cortometraggi, 400 lungometraggi, documentari, film; abbiamo organizzato  workshop e laboratori audiovisuali, dibattiti ed incontri con cineasti nazionali e internazionali», ci racconta Marco. Il Festival ha aperto una finestra di esibizione, riflessione e dialogo sulla nuova estetica e narrativa del cinema cileno, latino americano e internazionale e, soprattutto, è diventato «un polo di sviluppo del linguaggio audiovisuale regionale, in cui gli artisti locali possono esibire le proprie opere».

Ma le difficoltà d’esprimersi in un linguaggio cinematografico e artistico non sono poche: «sebbene in Cile esista la libertà di espressione culturale,  non è ancora prevista una piattaforma in cui questa libertà possa manifestarsi in maniera egualitaria in tutto il Paese». La mancanza di politiche pubbliche orientate alle attività artistiche e culturali e l’inesistenza di fondi stabili per finanziare eventi di questo tipo, precarizzano ancor di più esperienze come quella di Talca. «Oltre alla difficoltà di trovare ogni anno dei finanziatori, si aggiunge quella di trovare spazi sufficientemente aperti per sviluppare nel migliore dei modi un’attività cinematografica di qualità».

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Proiezioni per le scuole di Talca

Nonostante le difficoltà per organizzare questo tipo di eventi, anche quest’anno il Festival Internacional de Cine de Talca si è realizzato con non pochi sforzi, ma con gran successo:  dal 12 al 16 aprile si sono proiettati più di 40 film, cortometraggi e documentari; per la prima volta si è aperto il programma ai più piccoli, con la partecipazione di diverse scuole della città; le sale di proiezione hanno visto la partecipazione di più di mille persone e il generarsi di dibattiti intensi e interessanti.

Tutto ciò dimostra quanto sia necessario creare spazi culturali alternativi, soprattutto in città in cui la presenza del cinema è per lo più commerciale e poco riflessiva. Produrre cultura dal basso è difficile, ma diventa possibile quando si uniscono le energie, i desideri e l’impegno di chi pensa ancora che la cultura sia sinonimo di sviluppo. L’appello di Marco, come quello di molti suoi colleghi è semplice: sognano uno stato in cui «le diverse entità culturali, pubbliche e private, possano lavorare insieme per promuovere e sviluppare circuiti culturali che permettano agli artisti locali e nazionali di avere uno spazio dove esprimersi e far conoscere la propria arte».

 

 

In copertina, organizzatori e partecipanti nella cerimonia di chiusura.

Fotografie di Caca Bernardes

Emilia Marzullo

Nata e cresciuta in Calabria, la voglia di nuovo e la ribellione tipica della post-adolescenza mi hanno portato a 1000 km da casa, precisamente nella pianura veneta. Padova sarà la culla della mia formazione umana e accademica. Qui inizio a studiare Scienze Politiche e Diritti Umani, ma l’inappagabile desiderio di aprirmi a nuove prospettive mi fa viaggiare molto e vivere tra Italia e Spagna. Negli anni scopro e coltivo l’esigenza di lavorare collettivamente. Mi appassiono alla “questione dell’immigrazione”, collaboro con associazioni che si occupano di accoglienza, seguo con attenzione l’emergenza post primavera araba su cui scriverò la tesi di laurea. Nel 2015 faccio un salto oltreoceano e approdo in Cile. Qui, attualmente, studio e lavoro in progetti di sviluppo territoriale nei barrios di Talca. Da qui, proverò a raccontarvi il mio Sud America.
Emilia Marzullo

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Nata e cresciuta in Calabria, la voglia di nuovo e la ribellione tipica della post-adolescenza mi hanno portato a 1000 km da casa, precisamente nella pianura veneta. Padova sarà la culla della mia formazione umana e accademica. Qui inizio a studiare Scienze Politiche e Diritti Umani, ma l’inappagabile desiderio di aprirmi a nuove prospettive mi fa viaggiare molto e vivere tra Italia e Spagna. Negli anni scopro e coltivo l’esigenza di lavorare collettivamente. Mi appassiono alla “questione dell’immigrazione”, collaboro con associazioni che si occupano di accoglienza, seguo con attenzione l’emergenza post primavera araba su cui scriverò la tesi di laurea. Nel 2015 faccio un salto oltreoceano e approdo in Cile. Qui, attualmente, studio e lavoro in progetti di sviluppo territoriale nei barrios di Talca. Da qui, proverò a raccontarvi il mio Sud America.

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