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L’archeologia delle offerte formative. Intervista a Cristina Salimbene

Promuovere la comprensione di un patrimonio, di un arco di tempo che abbraccia secoli, valorizzare il territorio e offrire un’esperienza culturale adatta ad un pubblico di volta in volta differente.

Come mi fa osservare la Dott.ssa Salimbene, Responsabile dei Servizi Educativi al Civico Museo Archeologico di Bergamo, i musei non sono più solo vetrine, spazi espositivi nei quali le persone transitano per vedere oggetti che nel loro mutismo sono in grado di comunicare ben poco, ma vere e proprie agenzie educative destinate ad affiancarsi a scuole e famiglie. Tra le vocazioni del museo contemporaneo uno spazio sempre più importante è rappresentato dalla dimensione didattica.

In quest’ottica, il Museo Archeologico attiva differenti percorsi formativi che partono dalla Preistoria e arrivano all’Alto Medioevo, ambito di riferimento. Approfondimento dei programmi scolastici, laboratori specialistici per imparare divertendosi, incontri a tema, cicli di conferenze, corsi di aggiornamento… l’offerta è variegata e attenta a tutte le esigenze.

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L’ampia offerta alle scuole è motivata dalla volontà di raccogliere l’interesse di un pubblico giovane o dalle esigenze dei programmi scolastici?

Gli allievi delle scuole primarie rappresentano un pubblico privilegiato perché la storia antica fa parte dei programmi didattici della scuola primaria. I bambini cominciano in terza a fare Storia e dall’origine del mondo arrivano in quinta all’Età Romana. Accanto alle lezioni frontali o alle visite guidate, nel quale una particolare epoca storica viene calata nel concreto dei ritrovamenti archeologici e delle città in cui vivono i bambini, vengono pensate attività laboratoriali dove il fare diventa ideale momento di approfondimento e stimolo per i bambini ad apprendere. L’intenzione è sempre quella di creare un dialogo proficuo tra il museo e la scuola, sviluppando una passione per i musei che possa trasformarsi in abitudine per le famiglie.

Un’offerta adulti che ha riscosso successo?

Con gli adulti, naturalmente, viene meno quel carattere laboratoriale. Le attività più gettonate sono le conferenze che riguardano la scoperta di aree archeologiche locali. Inoltre, quando vengono organizzate visite guidate in aree solitamente chiuse, la cittadinanza risponde sempre in maniera molto positiva, attirando, l’archeologia, sempre molto interesse.

Tre anni fa, attivammo un corso di egiziano geroglifico rivolto ad un pubblico adulto. L’egittologia e i geroglifici sono da sempre una tematica che incuriosisce ed affascina per il suo alone di mistero. In quell’occasione, coinvolgemmo una giovane ricercatrice dell’Università Statale di Milano, come relatrice. Il corso ebbe tanti iscritti appassionati, senza necessariamente un bagaglio culturale particolarmente attrezzato. L’esito fu talmente positivo che realizzammo anche una seconda e una terza edizione di livello più avanzato.

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Nell’elaborazione di una proposta formativa sull’archeologia, quale è il modo migliore di approcciarsi ad un pubblico profano, che non proviene da studi storico-artistici?

É sempre importante considerare l’uso di un linguaggio semplice ed evocativo ponendo enfasi sulla ri-contestualizzazione dell’oggetto archeologico. Nei musei i reperti sono decontestualizzati, in un luogo che non è quello originario e sono spesso frammentari. Bisogna quindi curare l’aspetto narrativo per aiutare le persone ad immaginare il contesto di provenienza di ciò che stanno guardando. Naturalmente, avendo fondi a disposizione, molto utili risultano anche i supporti multimediali: ricostruzioni video per visualizzare come cambiano ambiente e città attraverso il tempo.

Ci sono percorsi ed iniziative che non hanno riscosso il successo che pensavate?

Per le scuole ci sono percorsi meno richiesti. Tempo fa, realizzammo con una scuola di Bergamo, nella quale era presente un alto numero di alunni stranieri, un percorso educativo legato al patrimonio ed al territorio in chiave interculturale. La finalità era quella di utilizzare l’archeologia come mezzo per favorire l’integrazione. L’iniziativa piacque molto ma non fu più riproposta perché l’insegnante con cui collaborammo andò in pensione. Ne consegue l’importanza di avere un contatto diretto e proficuo soprattutto con gli insegnanti, anche perché i progetti più innovativi si articolano in più incontri e durante tutto l’anno scolastico.

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Effettuate anche corsi per disabili?

Sì, la collaborazione è con il Centro Diurno Disabili del comune di Bergamo e va avanti da tre anni. L’esperienza continua a ripetersi ed è molto positiva. Sono stati individuati 15 utenti adulti con disabilità psichiche ai quali vengono proposte attività che li valorizzano e li spingono a tirare fuori il loro senso artistico. La metodologia pensata per questo tipo di pubblico è limitare la parte teorica ed approfondire quella pratica. In questo caso viene data meno attenzione alla correttezza filologica nella ricostruzione storica in modo che l’archeologia rappresenti il pretesto evocativo per realizzare un momento creativo. Negli anni precedenti il progetto è stato realizzato grazie al contributo della Regione Lombardia mentre quest’anno è finanziato dal Centro.

La sfida per il futuro?

CI piacerebbe cercare di essere più incisivi con il nostro punto debole: gli adolescenti. Di renderci più accattivanti per la fascia di età che va dai 16 ai 25 anni e dotarci di postazioni multimediali.

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Daniele Donati

Classe 1989, introverso e osservatore. Mi piace rischiare la sorte, non programmare le emozioni. Gli appunti su fogli volanti lasciati chissà dove mi complicano, più che aiutare. Appassionato di pittura e ritrattistica, dopo il Liceo Artistico mi laureo in Scienze dei Beni Culturali. L’arte e la materia, ciò che più mi affascina. Conquistato dalle ambizioni dell’equipaggio di Pequod, proverò a dare il mio contributo per fornire ai lettori quel timone che Pequod vuole essere tra i cavalloni dell’informazione.

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