Collezionismo nero: l’arte in mano ai criminali

Caravaggio, Modigliani, Balla e i ritrovamenti archeologici nelle zone occupate dall’Isis: il contrabbando delle opere d’arte ha un giro d’affari secondo soltanto a quello di droga e armi. Un business illegale che vede tra i principali attori le organizzazioni criminali made in Italy. Un canale fondamentale per il riciclaggio, vista anche la carenza di leggi per contrastare questa attività. In particolare – come rivela anche Rosa Araneo in un articolo su artspecialday.com – l’Italia detiene il primato mondiale di fornitore di opere d’arte derivanti dal mercato illecito. Dopo la droga e le armi, quella delle opere d’arte è l’attività più redditizia.

Il rapporto tra arte e criminalità va avanti da decenni, evolvendosi nel tempo da semplice gioco di ostentazione del potere e del lusso, a vero e proprio settore di mercato che si avvale della consulenza di galleristi e broker“Con l’arte ci campo la famiglia”, non è una dichiarazione di un padre di famiglia pieno di debiti, bensì del boss latitante Matteo Messina Denaro. Da molto tempo ormai, quella delle opere d’arte è la prima attività, nonché la più sicura, per riciclare il denaro delle attività illecite.

Con l’arte, infatti, si riescono a riciclare milioni e milioni di euro. Le opere – spiega un articolo de Linkiesta del 2012 – escono e rientrano dall’Italia dopo essere state all’estero e diventano così conti correnti, moneta di scambio nei paradisi fiscali, società, beni e attività imprenditoriali.

 

L’aerea archeologica di Palmira in Siria, severamente danneggiata e saccheggiata con la presa della città da parte dell’Isis nel maggio 2015 (High Contrast/CC BY 3.0 DE)

Un altro canale di scambio è quello con il Medio Oriente e il Califfato dell’Isis. I terroristi islamici, infatti, sono diventati in questi ultimi anni una fonte preziosissima di approvvigionamento delle opere d’arte e, soprattutto, come facilmente intuibile, di quelle archeologiche.
Dalle zone dilaniate dalla guerra e saccheggiate dagli uomini del Califfato giungono in Italia reperti preziosissimi, molto spesso venduti alla ‘ndrangheta e altre associazioni criminali in cambio di armi.
Uno scambio in piena regola che vede coinvolti diversi attori: oltre all’Isis e ai criminali calabresi, anche la mafia russa, che per conto di questi fornisce Kalashnikov e Rpg anticarro, e la mafia cinese, incaricata del trasporto dei reperti attraverso navi container poste sotto il loro controllo.

Un traffico, quello delle opere d’arte, di cui si sa veramente poco e che di rado viene portato sotto la lente della cronaca, ma che meriterebbe di essere approfondito, studiato e, soprattutto, contrastato maggiormente e con leggi adeguate. Di quest’ultime, però, al momento non se ne vede nemmeno l’ombra.

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