Difesa planetaria: mode ON


Circa 65 milioni di anni fa, i dinosauri si sono estinti a seguito della collisione sulla superficie terrestre di un asteroide grande approssimativamente 10 km. L’impatto ha rilasciato polveri che hanno portato ad anni di buio, oscurando circa il 99% della radiazione solare, con conseguente crollo delle temperature e drastica riduzione della fotosintesi. Effetti a cascata si sono quindi susseguiti, causando la scomparsa del 75% delle specie viventi.

La missione AIDA (Asteroid Impact & Deflection Assessment Mission) vedrà l’ESA (European Space Agency) collaborare con la NASA (National Aeronautics and Space Administration) proprio allo scopo di studiare e testare sotto quali condizioni è possibile per un razzo poter deviare un asteroide in rotta di collisione con la Terra. In particolare, all’interno della Planetary Science Division della NASA, a seguire il progetto sarà il Planetary Defense Coordination Office, un dipartimento  che ha lo scopo di favorire la coordinazione tra agenzie intergovernative per rispondere alle minacce di impatto. Tra i suoi compiti, infatti, vi è anche quello di catalogare e tracciare gli oggetti potenzialmente pericolosi (PHO, Potentially hazardous objects), con lo scopo di coordinare gli sforzi per la protezione e la difesa.

Il target ideale per questo tipo di test è stato individuato in 65803 Didymos, dal greco gemelli. Si tratta infatti di un sistema binario di asteroidi, in cui il più piccolo, chiamato informalmente Didymoon, dal diametro di 150 m, orbita intorno al corpo più grande, di circa 800 m di diametro, ad una distanza approssimativa di 1,1 km. L’obiettivo della missione è dunque impattare Didymoon con lo scopo di cambiarne la traiettoria, imprimendo una variazione di velocità al corpo e andando quindi ad agire anche sul periodo orbitale.

Un sistema binario di asteroidi, il sistema Antiope (Wikipedia / ESO / CC BY 4.0)

Il sistema si presta bene a questo tipo di missione per una serie di ragioni: innanzitutto è classificato come un NEO (Near-Earth Object), ovvero un corpo del sistema solare la cui orbita lo potrebbe portare nelle prossimità della Terra, senza comunque rappresentare per essa un pericolo. Data la sua relativa vicinanza, è più facile studiare l’andamento della missione, sia da terra che tramite un razzo di prossimità. Inoltre, essendo un sistema binario, si presta bene al rilevamento di piccoli cambiamenti nel periodo orbitale, anche per i valori della missione in esame, che sono dell’ordine dello 0.5 – 1 %. In aggiunta, le dimensioni del corpo più piccolo sono all’incirca quelle tipiche per un asteroide che potrebbe rappresentare un effettivo pericolo per la Terra, rendendo così la missione altamente istruttiva per eventuali  future applicazioni.

L’AIM (Asteroid Impact Mission), la sonda in fase di sviluppo presso l’ESA, avrà lo scopo di avvicinarsi all’asteroide per monitorare il corpo orbitante intorno a Didymos. La sonda dovrà provvedere a mappare ad alta risoluzione il corpo, al fine di poterne studiare la superficie e la struttura interna.

Il lancio è previsto per ottobre 2020, mentre nel 2022, quattro mesi dopo l’arrivo di AIM, la sonda DART (Double Asteroid Redirection Test), implementata dalla NASA, raggiungerà il sistema, e quindi impatterà con Didymoon ad una velocità, relativa alla Terra, di circa 6.25 km/s. Didymoon pure è in movimento ad una velocità simile, pertanto, dal suo punto di vista, la variazione che sentirà provenire da DART sarà in realtà relativamente lieve, tale comunque da garantire leggere variazioni nel suo periodo orbitale.

Al momento dell’impatto, il sistema di Didymos si troverà a meno di 11 milioni di chilometri dalla Terra, consentendo, con relativa precisione, l’osservazione con telescopi a terra e radar planetari. Secondo quanto affermato dall’ESA, inoltre, AIM si troverà in posizione privilegiata per osservare DART colpire Didymoon e provvederà quindi a fornire un paragone prima-dopo per quanto riguarda la struttura del corpo e il cambiamento orbitale, al fine di caratterizzare l’impatto di DART e i suoi effetti.

L’importanza di questa missione è dunque altissima. Innanzitutto si tratta di una sfida senza precedenti, in quanto consiste nel primo intervento umano di alterazione significativa della dinamica di un corpo appartenente al Sistema Solare. Inoltre, le informazioni ricavabili dalla missione riguarderanno anche il tipo di forza che è necessario imprimere per deviare l’orbita di un asteroide pericoloso e come poterla applicare in caso di emergenza; i risultati, dunque, forniranno un’ottima base per la programmazione di future strategie per la difesa planetaria.

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