Viaggio attorno alla circonferenza della Terra piatta


Per cercare la verità, è necessario almeno una volta nel corso della nostra vita dubitare,
per quanto possibile, di tutte le cose.
[Cartesio]

È con la lezione di Cartesio ben fissata nella mente che cerco di approcciarmi ai contenuti del convegno forse più discusso di questo mese, Terra piatta – tutta la verità, tenutosi a Palermo il 12 maggio.

Mettere in discussione la sfericità del mondo nel 2019 rimane per me surreale, ma dati e statistiche dimostrano che la riflessione sulla reale forma della Terra non può ancora esser data come conclusa: i grafici di Google Trends, che nel 2014 avevano segnalato un improvviso picco di ricerche attorno alle parole chiave flat Earth (Terra piatta), rilevano un costante aumento di interesse, mentre dai sondaggi risulta che non solo in America, terra natia della Flath Earth Society, ma anche in Italia, un sempre maggior numero di individui, soprattutto tra i 20 e i 40 anni, dubita della sfericità del globo.

Grafico di Google Trends che mostra l’incremento di ricerche aventi per oggetto flat Earth (Terra piatta) negli ultimi dieci anni

Il primo passo è la ricerca delle fonti: chi sono i ricercatori e quali le ricerche (scientifiche, presuppongo) che sono stati capaci di mettere in discussione un modello dato per certo già ai tempi di Aristotele?

La risposta arriva da uno studio della Texas Tech University, basato su interviste a 31 partecipanti alla prima conferenza internazionale dei terrapattisti, che hanno per la maggior parte dichiarato di esser stati convinti dai video caricati su YouTube. Spiega Alex Olshansky, uno dei ricercatori: «YouTube è dove i primi video sulla Terra Piatta sono stati postati nel 2014. Poiché gli algoritmi di YouTube raccomandano filmati che assomigliano a quelli già visti, una volta trovato un video è come entrare nella “tana del coniglio”».

E allora anch’io, armata del mio scetticismo metodico, mi preparo a gettarmi nella “tana del coniglio”, YouTube sullo schermo e cuffiette alle orecchie, per provare a risvegliarmi “oltre lo specchio”.

Mappa azimutale equidistante, considerata dalla Flat Earth Society come l’unica rappresentazione plausibile della Terra

 

Mi è presto chiaro che, come per gran parte delle teorie scientifiche, anche in questo caso l’unica soluzione per dissipare ogni dubbio è la ricerca empirica: il solo modo per sapere con certezza quale sia la reale forma del nostro pianeta sarà, dunque, un viaggio, o meglio una spedizione. Non basterà lasciarsi trasportare in un tour attorno al mondo dai tecnologici mezzi a disposizione dei moderni. Il controllo dei complottatori che vogliono inculcare l’immagine di un mondo sferico sarà, infatti, sempre in agguato; quindi niente telefoni cellulari né radar: ci resta solo una bussola e la mappa azimutale equidistante. Punti di incontro per i partecipanti, la serie di vagoni che da diverse longitudini ci porteranno ad Hammerfest, in Norvegia, da dove inizierà la nostra vera avventura, diretti alla prima meta: il nord o più correttamente il centro.

È durante questi spostamenti su rotaia che ricevo le mie prime lezioni sul campo di terrapiattismo. Per prima cosa, cambiare la prospettiva. Ferma in una delle innumerevoli stazioni europee, intenta a osservare l’orizzonte, mi scopro sospirare soprappensiero: «Però dei palazzi distanti riesco a vedere solo i tetti». Prontamente, un compagno di cabina si appresta a salvarmi dal rischio di cascare nell’illusione della curvatura terrestre: «È solo un errore ottico dovuto alla distanza», osserva imbracciando un cannocchiale con il quale recuperare l’immagine intera e nitida. Probabilmente perché nei miei occhi non trova ancora quella piena persuasione che cercava, si dilunga in osservazioni sul mezzo di trasporto che stiamo usando, facendomi notare come nessun architetto o ingegnere abbia mai tenuto conto nei suoi progetti della presunta curvatura della Terra, chiosando con la citazione dell’intervista su Earth Review dell’ingegnere Winckler (ottobre 1893): «Ho progettato diverse miglia di ferrovia e molte altre di canali, e questo fattore non è mai stato preso in considerazione. Un piccolo canale navigabile, diciamo di 30 miglia, dovrebbe secondo la curvatura avere una tolleranza di 600 piedi. (…) Noi non ci preoccupiamo di calcolare 600 piedi di tolleranza più di quanto non pensiamo di far quadrare un cerchio».

Tabella del calcolo della curvatura della Terra secondo Eratostene di Cirene (276-194 a.C. circa)

Del resto, come potrebbe avere senso pensare a una curvatura dei canali se proprio l’acqua è l’elemento che ci conferma la forma piatta della Terra? È cosa nota che nella fisica dell’acqua vi è la natura a mantenere il proprio livello e chiunque abbia osservato l’orizzonte su una distesa d’acqua lo avrà visto, appunto, orizzontale, piatto. Ed è proprio un paesaggio delimitato da una lunga linea blu che ci accoglie ad Hammerfest, dove alcuni novelli piloti ci attendono per sorvolare il Mar Glaciale Artico e condurci al centro del mondo. Durante gli oltre 2000 km di tragitto, il gruppo si confronta con gli aviatori circa alcuni punti cardine della teoria terrapiattista: se, come vogliono farci credere, la Terra avesse una superficie curva, gli aerei dovrebbero direzionare ogni tot miglia il proprio muso verso il basso, ma questo non avviene. Ancora più significativo è il metodo di calcolo delle rotte aeree: non solo per i nostri piloti è assodato il riferimento alla mappa azimutale equidistante, ma per qualsiasi compagnia aerea che si sposti nell’atmosfera terrestre.

Tra una chiacchiera e l’altra, raggiungiamo il nostro punto d’arrivo: il polo nord o meglio il centro della Terra, là dove veglia immobile la Stella Polaris, mentre la cupola del firmamento le ruota tutt’attorno. Da qui, inizia la tratta più difficile della nostra missione, che ha come obiettivo raggiungere i confini del Mondo; ci spostiamo dal cosiddetto estremo nord al cosiddetto estremo sud e, attraversate le grandi distese di Russia e Cina, ci dirigiamo verso South Okinotorishima, l’atollo giapponese più vicino alla Papua Nuova Guinea, da dove una nave ci porterà a solcare le acque dell’Oceano Antartico. L’idea di un volo diretto in Australia non è neanche preso in considerazione, non tanto perché diffidiamo delle compagnie aeree, quanto perché dell’esistenza di questo Paese, probabilmente ideato per illuderci che i carcerati siano stati deportati qui e non annegati in mare aperto, non abbiamo alcuna certezza.

Firmamento, Sole e Luna all’interno del modello di Terra proposto dalla Flat Earth Society

Navigando in direzione opposta al polo nord, l’esperienza conferma le supposizioni: dell’Australia nemmeno l’ombra, mentre riusciamo finalmente a dar prova definitiva delle reali misure di longitudine e latitudine. Basta lasciarsi alle spalle i moderni GPS e tornare all’utilizzo del log, per accorgerci che non bastano le forti correnti che ci investono a giustificare le discrepanze tra le misure indicate dal modello terra-globulare e la realtà dei fatti, che trova perfetto riscontro sulla nostra mappa azimutale equidistante. Non appena il color smeraldo del muro di ghiaccio antartico alto 400 km si staglia al nostro orizzonte, iniziamo la circumnavigazione della parete, con il sole sempre presente appena alle nostre spalle impegnato nel nostro stesso spostamento attorno la circonferenza del Mondo; se l’Antartide corrispondesse a un polo, dovremmo percorrere circa 18500 km, ma noi siamo già armati della pazienza necessaria a un viaggio pari ad almeno sei volte tanto. E così è: per mesi scrutiamo la parete di ghiaccio in cerca di una fenditura, sferzati dai venti e dalle continue grandinate che ci piovono addosso, determinati a scoprire se oltre quel confine si trovino nuovi mondi.

Latitudine e longitudine secondo la teoria della Terra piatta

Trascorsi anni di peregrinazioni, ormai stremati e decimati, forse pronti ad arrenderci, l’ennesima tempesta si abbatte su di noi; i suoi flutti nascondono il cielo e investono la nostra nave, sconvolta da un rullio turbinoso, e…

E la mia sveglia suona, sincronizzata con un sole che sorge a est e tramonta a ovest, ruotando attorno a una Terra sferica. YouTube continua a propinare teorie ingigantite da musiche apocalittiche; spengo il pc e mi alzo dal letto, posando un piede che la forza di gravità mantiene ben ancorato a Terra. Restano solo un paio di dubbi: perché un indefinito numero di illuminati o massoni, di politici, scienziati, astronauti, piloti, dovrebbe essere interessato a illudermi che la terra sia sferica per avere il controllo sulla mia libertà? E, soprattutto, perché l’idea di un piano tondo delimitato da insormontabili pareti di ghiaccio dovrebbe farmi sentire più libera dell’immagine di una sfera, un po’ imperfetta, che fluttua nell’infinità dell’Universo?

Sara Ferrari

Nata e cresciuta nelle valli bergamasche a fine anni 80, con una gran voglia di viaggiare, ma poca possibilità di farlo, ho cercato il modo di incontrare il mondo anche stando a casa mia. La mia grande passione per la letteratura, mi ha insegnato che ci sono viaggi che si possono percorrere anche attraverso gli occhi e le parole degli altri; in Pequod faccio sì che anche voi possiate incontrare i mille volti che popolano la mia piccola multietnica realtà, intervistandoli per internazionale. Nel frattempo cerco di laurearmi in filosofia, cucino aperitivi e stuzzichini serali in un bar e coltivo un matrimonio interrazziale con uno splendido senegalese.
Sara Ferrari

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Sara Ferrari

Nata e cresciuta nelle valli bergamasche a fine anni 80, con una gran voglia di viaggiare, ma poca possibilità di farlo, ho cercato il modo di incontrare il mondo anche stando a casa mia. La mia grande passione per la letteratura, mi ha insegnato che ci sono viaggi che si possono percorrere anche attraverso gli occhi e le parole degli altri; in Pequod faccio sì che anche voi possiate incontrare i mille volti che popolano la mia piccola multietnica realtà, intervistandoli per internazionale. Nel frattempo cerco di laurearmi in filosofia, cucino aperitivi e stuzzichini serali in un bar e coltivo un matrimonio interrazziale con uno splendido senegalese.

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